Socchiusi gli occhi lentamente. Eravamo ancora appoggiati alla parete spoglia e polverosa dell’edificio in cui avevamo trovato rifugio dal sorgere dal sole, proprio nel centro della città.
Respirai lentamente, cercando di scacciare quel senso di angoscia che mi aveva attraversata fino ad un momento prima.
Un’angoscia profonda, segnata dalla violenza delle immagini che si susseguivano nella mia testa. Immagini di cadaveri, facce impaurite, sangue, vite rubate, vampiri straziati da una trasformazione violenta.
Saremmo riusciti a fermare tutto questo? Il massacro che ci circondava sarebbe finito con l’uccisione di Diodine? Nicodemo era vivo veramente? Avremmo dovuto uccidere anche lui per mettere fine ai loro piani?
Mi torturai con questi pensieri per un po’, dimenticandomi della presenza di Alexandar proprio di fronte a me. Aprii gli occhi solo quando sentii un gemito sofferente uscire dalla sua bocca. Lo guardai agitarsi nella sua posizione e i miei occhi caddero su una macchia insanguinata sulla sua maglia di cotone: una macchia estesa e scura, proprio all’altezza della sua spalla ferita.
“Stai sanguinando!” sussurrai, mettendomi al suo fianco ed osservando la sua espressione accigliata.
“Non è niente..” mi rispose con un rantolo che uscì dalle labbra tese, pronte a nascondermi il dolore che stava provando.
“Fammi vedere!” gli alzai la maglia, lasciando scoperto il suo petto. I punti che avevamo messo sulle ferite aperte dalle pallottole erano saltati e del sangue si era rappreso sui lembi di carne aperti.
Mi alzai senza pensare e decisi di sfilarmi la maglia per strapparla a brandelli ed improvvisare un bendaggio.
Alexandar mi guardò stupito mentre mi spogliavo, ma non commentò. Potevo solo vedere che il suo viso si era trasformato in una maschera cupa. Un’espressione triste gli attraversava il profondo dei suoi occhi. Quegli occhi così trasparenti e puri, di cui avevo avuto nostalgia.
Mentre lo bendavo mi avvicinai a lui, stringendolo quasi in un abbraccio. Passai le mie mani oltre la spalla ferita, e feci scivolare le braccia per aggrappare il lembo del tessuto colorato della mia maglia per far presa e stringere un nodo intorno al bendaggio. Quando terminai non mi spostai. Rimasi lì, appoggiando la mia testa sulla parete affianco alla sua testa. Sentii un sospiro profondo provenire dal centro esatto del suo petto.
“Ho avuto paura Alex…” gli dissi, rivelandogli quella verità che voleva sentire “Paura di non rivederti più…”.
Alexandar si voltò verso di me, senza spostarsi dalla sua posizione rigida. Guardai i suoi occhi profondi, il viso imperlato da quel sudore che veniva provocato dalla ennesima crisi di astinenza. Feci scivolare le dita fra le sue mani, accarezzando la pelle marmorea e liscia del suo palmo, formando dei piccoli cerchi.
Non mi rispose, rimase in silenzio a fissare il mio viso, posando gli occhi sul movimento delle mie labbra.
“Ho avuto paura di restare sola in tutto questo..” continuai sussurrando, sperando quasi che non mi sentisse.
Sentivo un groppo in gola che stava crescendo sempre più.
Ora che l’avevo ritrovato, non volevo più restare senza di lui. E insieme a quel desiderio, crebbe all’istante anche la paura. La paura di perderlo proprio ora che era di nuovo al mio fianco.
I suoi occhi captarono la debolezza nella mia voce, si strinsero leggermente, scivolando nel profondo dei miei rubini. Guardandolo, ora che era così vicino a me, pensai per l’ennesima volta alla perfezione del suo sguardo, svuotato dalle consuete pupille dilatate.
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Moonset
VampireUn altro giorno...un'altra notte. Cosa si può desiderare quando si è a cavallo del tramonto della luna. Godere del giorno o continuare a vivere nell'ombra....?
