Sospirai a fondo, socchiudendo gli occhi.
Mi distesi sul letto, con i capelli ancora bagnati e un solo asciugamano a coprirmi. Il silenzio solenne della stanza degli ospiti mi avvolgeva in una bolla di ovatta, mentre per una buona mezz’ora rimasi da sola ad ascoltare i miei pensieri. Le mie dita giocavano freneticamente con i capelli, formando piccoli torciglioni: stavo torturando anche loro, oltre a me stessa.
Era da più di un’ora che Alex si trovava da Maya per farsi la sua tirata di additivo ed ora mi sentivo terribilmente annoiata, perciò decisi finalmente di alzarmi dal letto per vestirmi.
Su una sedia affianco all’armadio avevo trovato alcuni abiti che sicuramente Rocìo ci aveva procurati per cambiarci dagli indumenti inzuppati dalla pioggia.
Per Alex c’era il classico paio di jeans scuri che solitamente indossava e una maglietta di cotone dal collo a V ricucito con un motivo antico e ricercato al tempo stesso, per me invece vi era un abito di seta molto particolare dalla forma asimmetrica, di un color ocra lucido. Lo infilai senza fatica, nonostante la lampo che mi stringeva un po’ sul fianco.
La mia figura di fronte allo specchio del bagno ritraeva una ragazza dall’aspetto perfetto, tranne che per il viso stanco e i capelli ancora gocciolanti.
L’abito asimmetrico mi copriva una spalla sola e scendeva sul fianco con un drappeggio lungo intarsiato di perline e fili dorati che arrivavano oltre il mio ginocchio sinistro, creando un effetto molto elegante. Sicuramente sarà stato un abito costoso e ringraziai Rocìo per il gusto raffinato che aveva avuto nel scegliere quel vestito.
Un po’ scocciata mi avvolsi i lunghi capelli in un chignon alto, molto arrangiato, continuando ad osservare i movimenti dell’immagine riflessa davanti a me. Non avevo voglia di asciugarli perciò optai per la soluzione più veloce.
Continuai a guardarmi.
Il mio viso magro ed elegante insisteva nell’offrirmi la vista di quei rubini che mi osservavano minuziosamente: li continuavo ad odiare, brillanti più che mai, nonostante il cerchio nero che li avvolgevano.
Sbuffai di colpo, lasciando il bagno per dirigermi fuori dalla stanza con fare deciso, senza prendere le scarpe né altro. Ero stufa di restare da sola e in più sentivo la mia gola bruciare per la fame. Mi infilai nei corridoi, girando per un po’ nella casa di Maya, alla ricerca del mio creatore.
Affilando l’udito sentii delle voci arrivare da una sala insieme a delle sottili risate. Mi diressi direttamente verso la fonte di quei rumori, sicura di trovare gli altri vampiri intenti in qualche conversazione leggera.
Arrivai di fronte ad un’ampia stanza la cui porta era aperta.
Maya era distesa su un divano, intenta a parlare e ridacchiare al tempo stesso con Manuel, mentre su un altro divano vi era Alexandar immerso in un sonno profondo. Ai suoi piedi vi era Rocìo che fissava il monitor di un portatile, intenta a scrivere come una saetta.
“Entra pure!” sentii Maya dirmi, senza voltarsi verso la porta.
Forse aveva sentito il rumore leggero dei miei piedi nudi sul pavimento di legno, che scricchiolava ad ogni passo.
Entrai nella sala con tre paia di occhi puntati addosso.
Disagio.
“Ho interrotto qualcosa?” domandai, cercando di sopprimere quel leggero imbarazzo che mi provocava il fatto di essere temporaneamente al centro dell’attenzione.
“No, vieni. Accomodati vicino a me!” Maya mi sorrise, mentre gentilmente mi faceva spazio nel lungo divano di pelle in cui era sdraiata fino a poco prima.
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Moonset
VampirosUn altro giorno...un'altra notte. Cosa si può desiderare quando si è a cavallo del tramonto della luna. Godere del giorno o continuare a vivere nell'ombra....?
