NO WAY

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"Benvenuta!!" il sorriso freddo e meschino di Diodine si distese velocemente sulla pelle del suo viso, candida e tirata. Guardai sconcertata il ragazzino che avevo di fronte, col suo aspetto da adolescente così simile al mio e con il suo fare impacciato, si era dimostrato essere molto più feroce di quello che voleva apparire in realtà, ora ne ero conscia.

"Vieni Elenoire, avvicinati!" continuò gentilmente, porgendo una mano nella mia direzione. Osservai lui, dopodichè i miei occhi guizzarono sull'espressione impotente di Alexandar, che restò immobile per alcuni secondi, incerto, trattenendo il respiro ed aspettandosi il peggio.

Sentii la stretta intorno alle mie braccia serrarsi leggermente e venni spintonata vicino ai due anziani da quel vampiro grosso e robusto che mi aveva immobilizzata. Ci trovavamo nel centro della sala riunioni del Tribunale, dove vi era spazio necessario a contenere un centinaio di vampiri. Eppure mi mancò all'improvviso l'aria, nonostante fossimo solo in quattro in quella stanza.

"Bene. Ora che ci siamo tutti, devi prendere una decisione, fratello!" Diodine sibilò con fare guardingo verso Alexandar, avvicinandosi lentamente alla sua posizione e guardandolo dal basso della sua statura severa "Credo che ora hai un motivo in più per sposare la nostra causa!" continuò, rivolgendo il suo viso verso di me.

Alexandar esitò un attimo prima di rispondere, restando immobile. Non riuscivo ad incrociare il suo sguardo. Sentii solo il suo cuore pompare più velocemente del solito e vidi i suoi pugni serrarsi lungo i fianchi.

"Diodine sei un folle!" ringhiò all'improvviso, prima di sparire dalla mia vista e ricomparire davanti al piccolo anziano che nel frattempo si era girato per camminare in cerchio, sicuro della sua nuova posizione vincente. I due adesso erano uno di fronte all'altro. Per la prima volta vidi l'oscurità che aleggiava intorno ai due anziani, quell'oscurità che era insita nelle più antiche leggi della nostra stirpe. Dovetti distogliere lo sguardo da quell'immagine, così dura ed autoritaria, a cui i miei occhi giovani non potevano assistere. Fu come se l'intensità di quel momento voleva entrare con forza nel mio cervello ed ordinarmi di sottomettermi a coloro che avevo di fronte.

Il mio sguardo cadde sui riflessi marmorei del pavimento sotto ai miei piedi, studiai le linee intricate del motivo che era disegnato in quella antica pietra. Solo quando sentii due sibili acuti, provenire dalle gole dei due anziani, alzai lo sguardo per fronteggiare ciò che avevo paura che accadesse.

"Ripensaci! Siamo ancora in tempo per chiedere una tregua al Presidente Rikoski.." ringhiò Alex, cercando di dissuadere il fratello minore.

"Non abbiamo alternative Alexandar! Apri gli occhi!" il piccolo vampiro iniziò a gesticolare nevroticamente , preso da un raptus isterico "Gli umani ci stanno massacrando e NOI abbiamo paura. NOI!!!"

"Ci stanno massacrando perchè tu hai creato tutto questo!" sputò Alexandar pieno di rabbia.

"Da quanto viviamo Alexandar? Un millennio? In tutto questo tempo siamo stati cacciati, schiavizzati dalle loro regole, trattati come mostri. E NOI ABBIAMO PAURA ADESSO!" continuò Diodine, cercando di spiegare la sua causa "Noi siamo nati per incutere paura, non per provarla. Noi siamo la razza predominante, non loro. In questi secoli ci servivano solo per nutrirci. Ora neanche quello. Alex, possiamo popolare il mondo con esseri perfetti. Potresti vivere per sempre per davvero, e non subordinato alla sopravvivenza di un'altra specie!!"

"Diodine, non capisci quanto è sbagliato tutto questo? Ti vuoi sostituire ad un Dio che ci ha creati per sbaglio. Come puoi pensare di giocare con le vite di così tante persone???" ribatté Alex, sovrastando dall'alto il fratello più piccolo.

"Per sbaglio? Come puoi dire che Amelia è stata uno sbaglio di Dio???" ringhiò cupo fra i denti il vampiro alle mie spalle, rispondendo al posto di Diodine, pronto a controbattere ma interrotto dalla voce feroce del vampiro. Sentii la stretta intorno alle mie braccia serrarsi con forza e non potei trattenermi dal contorcermi leggermente per il dolore cadendo sulle ginocchia, proprio mentre un sottile rantolo scappò dalle mie labbra tese. Guardai il viso di Alexandar cambiare espressione e in un secondo scivolò di fronte a me per tendere un braccio oltre la mia testa ed afferrare il collo del mio aguzzino.

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