Thomas sentì abbastanza in fretta la sua presa sul mondo dei sogni scivolare via tra le sue dita come acqua corrente e fu presto catapultato di nuovo alla realtà, sotto molti aspetti avversa a lui. Almeno il sonno era un posto sicuro in cui rifugiarsi; anche se a volte i sogni diventavano incubi e quel fortino invalicabile e indistruttibile crollava come un castello di carte, rivelando un orribile mostro dietro.
La paura.
Quella sensazione orribile che si prova fin troppe volte in una vita, specialmente in quella di un kitten; dove emozioni del genere sono così quotidiane che ormai si aveva "paura", "ansia", "terrore" o "timore" solo quando, oggettivamente parlando, era molto forte.
Comunque, il moro sentì di essere ritornato alla realtà quanto avvertì il proprio respiro giungergli alle orecchie, il canto degli uccellini passare oltre la finestra lasciata a vasistas (non se ne era accorto la sera prima).
E, per ultimo, percepì di essere appoggiato su un petto allenato, caldo e quasi confortante... aspetta, COSA?!
Come era possibile?
Il kitten si agitò ad occhi chiusi, o almeno il suo cuore scalpitò, mentre impose al corpo di stare immobile, niente movimenti bruschi per il momento.
Poi tutti gli eventi della notte gli ritornarono a mente e si ricordò di come era finito per "trasferirsi" in camera del cacciatore e dormire, contro volontà, avvinghiato contro di lui.
Doveva rimanere calmo, non poteva muoversi e svegliare di già il cacciatore...
<Apri pure gli occhi, so che sei sveglio.> la voce del castano, che leggermente canticchiava nel deriderlo, gli giunse alla perfezione nelle orecchie.
"Forse perché sta parlando a due centimetri da esse, che ne dici cervello?" si disse Thomas, come scocciato dal fatto che le orecchie fossero così in allerta.
Le orecchie e la coda di un kitten erano due cose così strette ma allo stesso tempo lontane dal kitten stesso perché era come se registrassero sensazioni e stava poi alla testa decifrarle.
E le sue orecchie ogni tanto gli parevano stupide per come interpretavano male le distanze di certi suoni e la relativa importanza e l'emozione a cui venivano collegati.
Smise di concentrarsi sulle sue orecchie ed aprì gli occhi, sbattendo le palpebre più volte, per visualizzare davanti a sé una maglietta che nascondeva un petto abbastanza muscoloso.
<Vuoi fissarmi ancora un altro po', kitten? Anche se il tuo sguardo è sempre gradito, mi sciupi.> lo burlò il castano e il moro alzò gli occhi e incrociò quelli neri dell'altro.
Arrossì subito per quel commento e provò a scostarsi appoggiando le mani sul petto del cacciatore per allontanarlo; ma non gli andò bene perché il castano aveva previsto una simile reazione. Infatti Jonathan aveva una mano sul fianco dell'altro e lo tirò più a sè, facendo risultare ancor più vicino, e lo tirò verso l'alto; facendoli arrivare alla stessa altezza col viso. Ora i due erano avvinghiati, a guardarsi negli occhi, e vicini, ma non uniti a causa delle mani del kitten premute contro il petto del cacciatore.
Thomas ora era ancor più rosso e tentò di staccarsi, fallendo miseramente. Era indeciso se togliere le mani o meno: se le toglieva, non le aveva più premute addosso all'altro ma sarebbero stati i loro petti uniti, se le teneva lì rimanevano di mezzo millimetro scostati ma lui aveva le proprie mani lì, cosa notevolmente fastidiosa.
Senza però davvero rifletterci, riuscì a far sgusciare via le mani da lì, ritrovandosi però petto contro petto con la seconda persone che detestava di più in assoluto.
Pochi millimetri avrà separato le loro bocche, mentre i loro respiri si fondevano. Una strana calma regnava, mentre Thomas continuava a rimanere rosso e sviare lo sguardo, mentre Jonathan cercava quei due smeraldi.
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Il mio piccoletto
General Fiction~Un mondo diverso, dove esistono kittens, esseri metà umani e metà gatti; i quali sono cacciati e, da schiavi, devono soddisfare i desideri del loro padrone, spesso e volentieri... sessuali.~ Thomas è un kitten che vive basandosi sul non farsi cattu...
