Ne hai le capacità
ma non il potere.
(il Bardo Mendicante)
«E questo è tutto, padre.»
Alessandro, le spalle poggiate allo schienale, attese la reazione alle notizie che aveva appena riportato.
Re Ferrante annuì e abbandonò la testa sul cuscino più alto della pila che gli permetteva di stare seduto al centro del letto. I capelli, ormai del tutto bianchi, erano attaccati alla fronte, in ciocche spesse. Alzò un dito, ossuto e tremante, e indicò il tavolino accanto a sé. «Passami dell'acqua, per favore.»
Alessandro ubbidì e gli porse anche un fazzoletto con cui il padre si asciugò le labbra pallide dopo aver bevuto.
«Hai incaricato la nobile Areina di occuparsene?» Anche la vecchia voce tremava.
«Non ancora, padre. Al momento la sconosciuta è ancora incosciente e Astoria sta tentando di capire chi sia.»
Re Ferrante chiuse gli occhi. «La nobile Areina.» Aggrottò le sopracciglia bianche e ispide. «Lei saprà sicuramente cosa fare.»
Alessandro strinse i pugni. Sua sorella doveva affrettarsi, se voleva avere ancora la possibilità di venire a capo di quella situazione.
«Lei è stata l'unica» continuò il re, «l'unica a capire cosa ti stava accadendo.» Tossì e poi aprì gli occhi, fissandoli nei suoi. «Ed è riuscita a strapparti alla morte.» Si asciugò la bocca con il fazzoletto che ancora stringeva tra le dita. «Devo molto a quella donna. Se ho ancora un figlio, un erede, è solo grazie a lei.» Gli sorrise, con lo sguardo rivolto probabilmente verso quei giorni in cui credeva di aver perso il primogenito, poi restituito da Areina.
A metà, padre. A metà e senza discendenza.
«Sì, padre.» Alessandro inspirò. L'aria della stanza era resa pesante dall'odore degli unguenti e delle pozioni che la maga forniva al re, ma riusciva ancora a percepire la vaga essenza salmastra che proveniva dalla finestra aperta e di cui ogni angolo del castello era impregnato, come un piacevole sottofondo. «Tuttavia Astoria è sul punto di trovare uno spiraglio.»
Un gabbiano passò fuori dalla finestra, lanciando il suo richiamo, al quale fece eco un'onda che s'infranse sugli scogli.
Quando aveva parlato con la maga di corte della sconosciuta, aveva cercato di capire quali fossero le emozioni che potevano muovere quella donna. Una statua avrebbe mostrato di certo una variegata serie di emozioni, rispetto a lei. Poggiò il gomito sul bracciolo e si tenne il viso con le dita, in attesa di una risposta che tardava ad arrivare.
Il padre fu scosso da più colpi di tosse e Alessandro suonò la campanella poggiata sul tavolino. Uno dei servi che si occupava del re apparve a piedi del letto e si avvicinò, aiutandolo a sedersi e a riprender fiato offrendogli ancora dell'acqua.
Diventava sempre più difficile parlare con suo padre e anche accettare i suoi ordini. Ormai aveva del tutto perso di vista la situazione attuale del regno e restava legato a un'idea antiquata di gestione.
E ripone troppa fiducia in quella donna. Sebbene... L'immagine di una boccetta colma di liquido blu cacciò ogni altro pensiero dalla sua mente, moltiplicandosi in due, quattro, otto bottigline, tutte vuote e riposte nella scatola. Alessandro sorrise; diffidava della maga eppure ne dipendeva così tanto.
«Figlio mio» lo chiamò il padre, facendo segno al servo di uscire. «È fondamentale che se ne occupi la nobile Areina. Quando tornerai» tossì, «mi porterai sue notizie.»
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Rosso Sangue [COMPLETA]
FantasíaRosso: il colore del sangue, dei suoi capelli e degli occhi che la perseguitano. Nero: il colore delle tenebre che avvolgono i suoi incubi, quello delle notti senza luna nelle quali un antico Ordine officiava i suoi riti più potenti. Mentre i demo...
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