Non avere paura del buio, nasconde solo ciò che non è illuminato.
Ma nell'Oscurità si celano l'attesa, l'agguato, la fame.
(Sorelai Fenir)
Mentre veniva condotta lungo corridoi e scale che puntavano verso il basso, Sofia immaginò che sarebbe stata rinchiusa in una orribile prigione, torturata e sottoposta a terribili esperimenti da parte di Areina. Avrebbe voluto osservare da lontano la svolta che la sua vita stava prendendo ma non ci riuscì. Tutto ciò che aveva tra le mani era l'incubo che l'aveva svegliata e tra le dita le scivolavano sbiaditi ricordi che, ormai, dubitava di possedere davvero.
Tornò alla realtà solo quando il generale Kareikos la costrinse a fermarsi. Erano arrivati davanti a una doppia porta, con l'anima di legno e i contorni in ferro. L'uomo batté forte il pugno e dopo pochi attimi la porta si aprì. Un odore forte le punse le narici e la figura esile di una donna fece capolino.
«Nobile Areina» disse Kareikos «lei è la donna che il principe ha affidato alle vostre cure.»
«Vi stavo aspettando.» La maga fece un passo di lato e li invitò a entrare con un cenno della mano.
La prima parola che venne in mente a Sofia osservando quell'ambiente era "antro". Doveva essere di sicuro più grande di quello che appariva, considerata la mole di scaffali che conteneva. E ognuno, a sua volta, era carico di un numero incredibile di libri, pergamene e ampolle, sacchetti, scrigni e oggetti e una serie ben nutrita di animali imbalsamati. Il tutto illuminato da globi luminosi che variavano dal bianco all'azzurro, galleggianti a mezz'aria e sparsi per la stanza.
«Potete andare, generale.»
Kareikos chinò la testa, lanciò un'occhiata a Sofia che la interpretò come un "addio poverina, non ti rivedremo più", e uscì chiudendosi la porta alle spalle.
Quel tonfo segnò la fine delle fantasie di Sofia sul trascorrere una vita serena in compagnia di Astoria, lì al castello. Rivide nella propria mente il mare che brillava sotto il sole, certa che non lo avrebbe più visto.
Puzzava. Quel luogo aveva un tanfo di muffa, aria stantia e polvere. E anche qualcosa che non riusciva a identificare e continuava a solleticarle le narici. Forse era l'odore della sua morte. Forse era già morta, almeno per il resto del mondo.
«Sembri confusa, posso capirlo.» Areina emerse dal silenzio. Se la ritrovò davanti, come un fantasma diafano apparso dalle pareti coperte di libri. «Non so cosa ti abbiano raccontato sul mio conto ma non voglio farti del male. Resterai con me, almeno per un po' di tempo.» In quella strana luminescenza, la maga vagava da un'ombra all'altra, posando un libro, prendendo un'ampolla, una caraffa, un bicchiere. Si diresse a un piccolo tavolo tondo, con vicino tre sedie spaiate. Versò il contenuto dell'ampolla nella caraffa che cominciò a emettere del fumo. «Ti sto preparando una tisana che gioverà di sicuro al tuo stato.»
Sofia inspirò. L'odore era rassicurante, dolce, sembrava miele caldo. Invece quella donna non le ispirava la stessa fiducia che aveva provato guardando Astoria. Non sembrava pericolosa, l'aveva impressionata di più la presenza di Eric, ma il suo aspetto era troppo perfetto e composto per essere reale. Era bella, di una bellezza delicata e tutto in lei era sottile: i lunghi capelli neri fermati da un cerchietto argentato sulla fronte, gli occhi scuri e obliqui, le dita lunghe e affusolate, il corpo esile avvolto nell'abito grigio e privo di decorazioni.
«Potrebbe sembrarti strano» riprese Areina «ma sono l'unica che, in questo momento, può aiutarti.» Lo disse con in sottofondo il gorgoglio di quel liquido che aveva preparato, fumante e ambrato. Colava dalla caraffa in un calice lavorato. Lo prese tra le mani e glielo porse. «Bevi pure, ti rinfrancherà corpo e spirito.»
Sofia tenne le mani, strette a pugno, lungo i fianchi.
«Bevi.» La voce profonda della maga non era cambiata, eppure Sofia vi colse un ordine al quale non volle disubbidire.
Allungò le mani e, nel prendere il bicchiere, sfiorò le dita di Areina. Erano gelide e qualcosa dentro di lei si mosse. Qualcosa che si trovava ben in profondità ma che la fece indietreggiare e ritirare in fretta le mani dietro la schiena. Il bicchiere cadde e si ruppe.
Un sorriso increspò le labbra della maga che si voltò dandole le spalle e una sfera luminosa aumentò di intensità e cominciò a muoversi, seguendo la sua padrona, fino a entrare in una porta che prima non aveva notato.
«Fa' poche storie ed entra.» Aveva le braccia distese lungo i fianchi, le maniche larghe le coprivano entrambe le mani. La stava osservando con lo stesso sguardo impassibile che aveva prima.
Sofia non si mosse. Ormai avvertiva in modo distinto un sentimento che non le apparteneva misto alla paura che provava; c'erano rabbia e frustrazione per quella situazione.
«Ti darò una seconda possibilità» disse la maga «poi ti costringerò con la forza. Entra.» Tese il braccio a indicare la direzione e la manica lasciò scoperte parte delle dita.
Il senso di rabbia stava crescendo, era quasi al pari della paura che provava. Sofia deglutì e si mosse. Non aveva intenzione di contrariarla e le passò a fianco, facendo attenzione a non toccarla di nuovo.
La porta si chiuse con un tonfo e uno scatto alle spalle di Sofia. Era sola. Ancora. La stanza aveva un letto, un tavolo e una sedia; c'era una piccola grata che lasciava passare un po' di aria e luce, ma era troppo in alto per raggiungerla anche salendo sulla sedia. E in un angolo galleggiava la piccola sfera luminosa che l'aveva preceduta, ormai meno intensa di prima.
Si avvicinò al letto e vi si distese. Non era comodo come quello su cui si era svegliata ma neanche scomodo come si sarebbe aspettata. Si mise su un fianco, cercando di non pensare a cosa fosse accaduto l'ultima volta che aveva fissato il soffitto da un letto. Chiuse gli occhi e cercò cosa si era agitato in lei, cosa aveva reagito alla presenza di Areina e cosa Astoria non aveva visto durante l'incantesimo di ricerca.
Fece lo stesso percorso che aveva sentito fare alla principessa, dubitando della riuscita di quel tentativo. Passò in fretta davanti ai due incubi che aveva avuto e riuscì a raggiungere lo stesso luogo in cui Astoria non aveva trovato nulla.
Non sentiva la presenza di un pavimento, né di pareti. Non c'erano luci, correnti d'aria né odori. Ma quella cosa era lì. La percepiva più forte di prima. Una zona più oscura di tutto quel buio che la circondava. E qualcuno le prese la mano.
Urlò e si ritrovò seduta sul letto, nella stanza che era diventata la sua prigione. La sfera luminosa era ancora lì e la porta era chiusa; non c'era nessuno. Sola. Sono sola.
Si stese ancora sul fianco e ritornò dentro di sé.
Sentiva una presenza sfiorarla, aleggiare intorno e confondersi con lei e poi la vide: una bambina. Aveva i capelli rossi come i suoi e gli occhi erano dello stesso colore. Le tornarono in mente quelli dei suoi incubi; erano molto simili ma quelli che la spaventavano erano più grandi, come se appartenessero a una creatura differente, soprattutto per la pupilla stretta e verticale.
La bambina strinse a sé un coniglio di pezza, bianco e dalle lunghe orecchie flosce. Chiuse gli occhi per un momento e annuì, poi, con un cenno della testa, indicò una zona più nera di tutta l'oscurità che la circondava.
Sofia si sentiva attratta da quella parte di sé che non conosceva. Forse conteneva i suoi ricordi o una parte di ciò che era stata. Ma perché Astoria non l'ha vista?
La bambina accennò ancora nella stessa direzione e Sofia si protese verso di lei, avvicinandosi e scrutando in quell'oscurità. Apparve un puntino luminoso, viola, che cominciò a pulsare e poi a muoversi, con lentezza, lasciando scie nel buio che formavano un disegno pieno di linee e curve. Erano strade contorte che non s'incrociavano mai. E cresceva. Il disegno stava diventando sempre più grande, fino a quando occupò una porzione importante del buio che le circondava.
Lo aveva trovato.
Qualunque cosa fosse, aveva trovato ciò che Astoria stava cercando. Sofia sapeva che quel disegno era un blocco per qualcosa che vi si trovava dietro. Un sigillo. Lì, ben nascosto dentro di lei, c'era qualcosa che era fatto di oscurità, che ribolliva e, di tanto in tanto, premeva contro il sigillo, come per saggiarne resistenza e consistenza.
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Rosso Sangue [COMPLETA]
FantasíaRosso: il colore del sangue, dei suoi capelli e degli occhi che la perseguitano. Nero: il colore delle tenebre che avvolgono i suoi incubi, quello delle notti senza luna nelle quali un antico Ordine officiava i suoi riti più potenti. Mentre i demo...
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