Quando il passato torna a farti visita
ricorda di prestargli la dovuta attenzione.
(Il Bardo Mendicante)
Astoria si alzò e allungò le braccia verso l'alto, intrecciando tra loro le dita di entrambe le mani e distendendo i muscoli. Il cielo stava diventando sempre più luminoso e ormai era possibile distinguere anche più in là del cerchio di luce proiettato dal fuoco.
Guardò verso i compagni che ancora dormivano. Mancava Raziel, ma era certa che sarebbe arrivato di lì a poco, proprio come aveva detto.
Sciolse la treccia e cominciò a districare i capelli con le dita. Ogni volta che il demone diceva qualcosa, lei si imponeva di non fidarsi fino in fondo delle sue parole perché potevano nascondere tranelli e pericoli. Eppure non poteva fare a meno di credere a ogni parola che aveva ascoltato la sera precedente.
Rifece la treccia e la lasciò poggiata sulla spalla. Ciò che la preoccupava era proprio la presenza di Raziel e il fatto che lui lo aveva ammesso apertamente; da tempo sospettava che non fosse un demone qualunque a causa del suo comportamento, per le cose che sapeva e per i momenti particolari in cui decideva di agire.
Ed è qui apposta per lei.
Raccolse da terra il pugnale, che si trovava nel fodero, e lo agganciò alla cintura. Aveva cercato più volte di approfondire gli studi sui demoni e la loro gerarchia, ma a parte vaghe notizie era riuscita a capire solo che era molto rigida e decisamente stretta al vertice e ogni volta che aveva provato a parlarne con il diretto interessato aveva ottenuto solo battute e nessuna risposta.
Guardò verso Sofia; stava dormendo avvolta nella cappa rossa e vicino a Eric. Poteva immaginare cosa provava, soprattutto dopo aver appreso che c'era soltanto un sigillo a separarla da un demone. Per tutto il suo turno di guardia si era chiesta se una tale notizia avesse potuto cambiare l'opinione che si era fatta su di lei, ma la risposta era sempre la stessa: Sofia era una vittima dei demoni, non una complice. Il fatto che non ricordasse il proprio passato non poteva nascondere la sua vera personalità, ne era certa.
Vide Lorcan muoversi. Chissà se anche lui era giunto alle stesse conclusioni. Le parole di Raziel le avevano riportato alla mente vecchie cronache che riguardavano delle persone dedite al culto dell'Oscurità, in contrapposizione alla Luce che era la Dea stessa. Si trattava dell'Ordine Scarlatto e dei Custodi.
Un fruscio attirò la sua attenzione. Sofia si era svegliata. Immersi in quella luce, i capelli sembravano ancora più rossi ed erano arruffati come la prima volta che la vide a Castelnovo. Sorrise al ricordo di quei giorni, non così lontani nel tempo eppure tanto distanti.
«Sei riuscita a riposare?» le chiese, coprendo la distanza che le separava in pochi passi.
Sofia non rispose subito; aveva lo sguardo perso nel vuoto. «Tutto sommato non posso lamentarmi» rispose massaggiandosi la schiena. «Anche se un letto e quattro mura avrebbero reso la veglia meno faticosa.»
Ne aveva passate tante in pochi giorni, chissà cosa aveva vissuto prima e poi dimenticato. Scosse la testa e le poggiò una mano sulla spalla; presto avrebbe aggiunto anche il suo carico, parlando di "Ordine Scarlatto" e "Custodi". «Vogliamo davvero aiutarti. Io voglio aiutarti e voglio anche fidarmi di te.» Sospirò. Perché le riusciva tanto facile concederle fiducia? «Lo sto già facendo.»
Sofia poggiò la mano sulla sua e la guardò negli occhi. «Lo so» disse annuendo. «Non scapperò più via da te.» Le sorrise e poi guardò il resto del gruppo; ormai erano tutti svegli e si stavano raccogliendo intorno a loro. «Non scapperò più da nessuno di voi.»
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Rosso Sangue [COMPLETA]
FantasyRosso: il colore del sangue, dei suoi capelli e degli occhi che la perseguitano. Nero: il colore delle tenebre che avvolgono i suoi incubi, quello delle notti senza luna nelle quali un antico Ordine officiava i suoi riti più potenti. Mentre i demo...
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