48 - Capitolo 26.2

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Luminosa. Ecco come appariva agli occhi di Lorcan la Città Santa. Bianca e immacolata, come non era il suo cuore. Pura, come avrebbe dovuto essere. Invece, proprio in quel momento, la figlia del signore dei demoni stava vagando nelle sue strade, in cerca di una via di fuga insieme a un demone dalle sembianze di un coniglio, indisturbata, o almeno così sperava.

Sempre creduto che il destino ha un ottimo senso dell'umorismo.

«Andiamo» Clivia gli si era affiancata, passando le redini all'altra mano per condurre il cavallo. La strada era abbastanza larga da permetterlo, nonostante i tavoli dei venditori da ambo i lati. Infilò la mano libera dietro al suo braccio e lo tirò per aumentare la loro andatura. «Facciamo finta che sia una passeggiata» gli occhi blu sorridenti. «Come l'ultima volta. Dov'era?»

Già, dove? Quando era stata l'ultima volta che avevano semplicemente passeggiato?

«Ormai dovrebbero essere entrati anche Astoria ed Eric.» Lo tirò per fargli evitare di pestare dello sterco di cavallo. «Non fosse tanto urgente la nostra missione, avremmo potuto addirittura attardarci. Non sono mai stata troppo tempo in una città grande come questa. Ti farebbe piacere passarci un po' di tempo?»

A Lorcan sfuggì un grugnito. «Forse. Ma aggirandomi per queste strade potrei incontrare vecchie conoscenze e preferirei evitarlo.»

«Sei troppo burbero.»

No. Era troppo realista. E anche bugiardo. C'era una persona, l'unica, che avrebbe voluto vedere in quella città, forse uno dei pochi appartenenti all'ordine davvero degno di soggiornarvi. Tutti gli altri, lui compreso, potevano solo esser grati alla Dea di permettere loro di aggirarsi per quelle strade.

E poi permette a Sofia di fare altrettanto. Forse è una persona migliore di molte altre, anche di me.

«Darei un'argentino ogni volta che hai quell'espressione» disse Clivia. «Sì, perché a volte non riesco a capire a cosa stai pensando.»

«Ah, perché altre volte ci riesci?» Sì che ci riusciva, quasi sempre. «E valgono così poco, i miei pensieri?»

«Be', una moneta d'argento non è così poco. E se dovessi spendere di più tutte le volte che rimugini su qualcosa, a quest'ora non avrei nulla.» Rise.

«Signori.»

Lorcan era certo che il richiamo, proveniente dalle loro spalle, fosse diretto a loro. Qualcuno li aveva individuati e seguiti, una donna. Sentì Clivia stringergli il braccio e continuarono a camminare, anche se il dubbio che così facendo avrebbero attirato di più l'attenzione lo assalì a ogni passo.

«Padre, vi prego.»

Si fermò, Clivia non gli lasciò il braccio, e si voltò.

Si trattava di una giovane donna, dalla carnagione non troppo scura, i capelli neri raccolti e, cosa più importante, vestita con i paramenti dell'ordine, armatura compresa.

«Padre» ripetè, facendo altri due passi per avvicinarsi. «Maestro Riordan era certo che vi sareste persi, per questo ha mandato me.»

Quel nome lo immobilizzò e sentiva su di sé lo sguardo di Clivia. «Si tratta del mio padre spirituale, oltre che del mio maestro» sussurrò senza distogliere lo sguardo dalla consorella.

«Io sono Sancha» intervenne la chierica, facendo un passo avanti e portando una mano al petto. «Sarete di certo stanchi per il viaggio e vorrei condurvi subito dal maestro. Avrete tempo per passeggiare nei giorni a venire, non preoccupatevi.»

Li sorpassò e fece segno di seguirla.

Lorcan interpellò Clivia con uno sguardo e al suo assenso s'incamminarono.

Rosso Sangue [COMPLETA]La tua prossima ossessione. Scoprilo ora