DICIANNOVE

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NEL BOSCO

Appena avevo pronunciato quella frase sono rimasta io stessa sbigottita

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Appena avevo pronunciato quella frase sono rimasta io stessa sbigottita. Non ho nemmeno la certezza che fosse umana quella figura che mi osserva alla finestra. E se fosse una fata che riesce a tenere la sua forma umana? Dopotutto non sarà la prima che conosco. Alec é una fata, ma ha l'aspetto di un qualunque diciannovenne. Come faccio ad esserne certa? Forse é troppo lontana per poter sentire il suo potere. Stavo cercando di convincermene, ma sapevo che sbagliavo. La prima sera che ero qui ho salvato una ragazza, Stephanie, e ho sentito il potere del revenant dal terzo piano. Se é davvero una fata lo saprei. Non so come spiegarlo, ma ho questa certezza che quella figura sia umana. La cosa che mi spaventa di più é che credo di conoscerla.

Quando ho pronunciato quella frase Alec si é limitato ad avvicinarsi, tenendosi a debita distanza da me. Come se potessi ucciderlo da un momento all'altro. La fata ha aggrottato la fronte e delle profonde rughe gli hanno solcato la pelle. Non riusciva a spicciare parola. Derrick, invece, aveva ricominciato a squittire. Il pixie si nascondeva dietro il mio collo, appoggiava la fronte alla pelle fredda e squittiva sempre più forte. Alec sembrava non farci caso.
Quando ho ricominciato a parlare, ad ampliare la frase, lui mi ha interrotto. Dopo aver lanciato un'occhiata alle sue spalle si é rivolto di nuovo verso di me. Aveva pronunciato le ultime parole che mi sarei mai aspettata da lui : << Clarissa, meglio andare a lezione. Ne riparliamo più tardi in palestra >>
Avevo cercato di protestare, ma ero troppo sbigottita da quello che aveva detto. Come fa a pensare alle lezioni? Come fa ad essere così tranquillo? Ci sono cadaveri che spuntano da un momento all'altro e lui pensa alle lezioni.

" Mi ha chiamato Clarissa. Non Will, nemmeno Clary, ma Clarissa ", ero rimasta sorpresa più di questo che di qualunque altra cosa.

Mi ero limitata a portare una mano dietro il mio collo. Derrick si era raggomitolato contro le mie dita. Gli accarezzavo il visino paffuto e lui sembrava calmarsi. Lo avevo spostato sulla spalla mentre parlavo con Alec. Cercavo di fargli cambiare idea, ma lui non ci pensava nemmeno. Continuava a guardarsi intorno. Alla fine mi sono arresa. Gli ho detto che sarei andata a lezione e lui aveva annuito. Avevo aspettato in silenzio, nell'atrio, a guardare la figura di Alec che scompariva dietro il pesante portone della biblioteca.

Non avevo nessuna voglia di ascoltare le lezioni. Non avevo nessuna voglia di vedere quelle facce apatiche che mi circondano e poi, ho ancora il viso della direttrice impresso a fuoco nella mente. Così mi sono precipitata fuori dall'atrio, correndo come una pazza giù per le scale. Derrick si era infilato dentro ad una delle tasche del parka che avevo sul petto. Avevo lanciato uno sguardo alla macchia scura sul terreno : il sangue di Emma. Non riuscivo ancora a crede a quello che era appena successo pochi minuti prima. Mi ero lasciata quella macchia alle spalle e, sperando che nessun professore in cerca di fumare la sua sigaretta in pace mi notasse, mi sono diretta verso il dormitorio femminile.

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