{ sεcοnδα sτοrια }
Cuore di pietra.
Volontà di ferro.
Lei é l'ultima Falconiera .
La piccola e giovane Clarissa ha vissuto di tutto. Ha visto cose orribili in ogni angolo. Cose che nessun essere umano dovrebbe vedere. É sopravvissuta ad ogni sera...
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Quando il meccanismo del balestrino scatta, il dardo viene sparato all'esterno. Un sonoro tic accompagna il dardo nel suo volo. Peccato che, quest'ultimo, colpisca solo l'aria. La Glaistig mi é sfuggita, di nuovo. Vago con lo sguardo per il cortile. Scruto le tenebre che mi circondano. Faccio un mezzo giro su me stessa, coprendo la mano sinistra con la destra per conferire all'arma più stabilità. Osservo per un paio di secondi il tetto del dormitorio aspettando che lei salti giù da un momento all'altro. Lo so é un'idea stupida, ma ormai tutto mi sembra possibile. A ogni scricchiolio, fruscio o qualsiasi altro rumore, mi volto puntando l'arma contro la provenienza di quel rumore. I nervi tesi e le orecchie pronte a captare ogni possibile rumore. Stringo le dita della mano sinistra fino a far diventare le nocche bianche. Scendo di un gradino e punto l'arma contro il corpo flaccido della direttrice. Alzo lo sguardo verso il bosco e ne osservo il buio. Un sospiro di frustrazione mi esce dalle labbra. Appendo l'arma alla cintura e, con circospezione, mi avvicino al corpo vuoto. Un gemito mi fa bloccare. Lancio uno sguardo interrogativo al corpo, aspettando che questi si alzi. Un altro gemito segue il primo. Mi giro molto lentamente, la mano sinistra che corre ad uno dei coltelli a farfalla. Quando arriva anche il terzo gemito, la lama del coltello é già fuori. Faccio un passo avanti, posando per bene il mio peso sulla pianta del piede. Gli occhi che scrutano ogni ombra, ogni nascondiglio. Quando calpesto un po' di ghiaccio, una goccia di sudore mi scorre per tutta la lunghezza della schiena. Il quarto gemito mi arriva forte e chiaro alle orecchie. Abbasso lo sguardo su una figura seminascosta dalle tenebre. La figura in questione é accasciata su un fianco. La testa posata su uno dei gradini. Metto via l'arma e mi inginocchio al suo fianco. Poso una mano sulla sua spalla e lo scuoto. Un gemito di dolore gli sfugge dalle labbra. Stringo le labbra e, con una certa fatica, lo giro supino. Sotto i pallidi raggi di luna, il viso di Alec mi appare con chiarezza. Ha l'attaccatura dei capelli sporca di sangue. Una profonda, ma in via di guarigione, ferita gli attraversa gran parte della fronte. Un sottile rivolo di sangue gli macchia il sopracciglio destro. Sfioro la goccia di sangue con il polpastrello, in quel momento gli occhi Alec si aprono. Mi afferra il polso, stringendo le sue dita con forza. Quando sposta lo sguardo su di me i suo lineamenti si rilassano e la presa sul mio polso si allenta, fino a lasciarlo. << Scusa >>, mormora schiarendosi la voce. Solleva di poco la schiena e io mi sposto per farlo mettere a sedere. Fa una smorfia di dolore quando muove il braccio che gli è stato torto. Uno scricchiolio mi arriva forte e chiaro alle orecchie. Mi volto verso la direzione del bosco. Nelle tenebre intravedo un'ombra muoversi. Un'ombra dalla forma vagamente umana. Che sarà la Glaistig? Stacco il balestrino dalla cintura, senza staccare lo sguardo dal bosco. Dell'ombra non c'è più traccia. << Che cosa é successo? >>, mi chiede. Lentamente, sposto lo sguardo verso Alec. La fata si passa una mano sul viso, sfiorando la ferita. Un po' di sangue gli macchia il palmo della mano. Guarda quel liquido cremisi senza espressione. Batto la punta del balestrino al suolo, prima di rispondere. << La Glaistig é fuggita >>, mormoro abbassando lo sguardo al suolo. Sento gli di Alec addosso. Lui fa un profondo respiro e poi si mette apposto la spalla. Lo scocchio che produce mi fa accapponare la pelle. << Dovevi ucciderla, prima >>, ribatte alzandosi da terra. Osservo i suoi movimenti. Lui mi raggira senza aggiungere altro. Lancio uno sguardo al bosco e mi alzo anch'io dal suolo. Alec prende il suo pugnale dal terreno e pulisce la lama sulla manica della giacca. Quando incrocia il mio sguardo non c'è la minima traccia della fata che mi ha baciato poco prima. Distolgo lo sguardo e osservo il balestrino pendere dalla mano. << Eri troppo vicino a lei >>, sussurro. << Me la sarei cavata >>, borbotta. Inarco un sopracciglio e alzo lo sguardo. << Te la saresti cavata? >>, ripeto. << E come? >>, aggiungo alzando le spalle. Incrocio le braccia al petto e avanzo di qualche passo, il balestrino che sbatte contro l'addome. << Sentiamo, come te la saresti cavata con un dardo conficcato nel cranio la cui punta, tra l'altro, si apre a contatto con la pelle e rilascia una piccola ma massiccia dose di seilgflùr? >>, gli chiedo alzando le sopracciglia. Compio un ultimo passo. Siamo faccia a faccia e, per la prima volta, la sua altezza non mi intimidisce. Incrocia anche lui le braccia al petto e avvicina il viso al mio. Le punte dei nasi che si sfiorano. << Me la sarei cavata, in qualche modo >>, ribatte con arroganza. Scruto in quelle pozze verde scuro in cerca della fata che mi ha baciato, ma non la trovo. Al suo posto trovo solo arroganza, presunzione e sarcasmo. Sulle sue labbra compare un ghigno e abbassa lo sguardo sulle mie. Quando i suoi occhi risalgono sui miei non riesco a leggervi più nulla. Si volta e inizia ad allontanarsi. Quello che ho visto manda in frantumi qualcosa dentro di me. << E poi é difficile riuscire a trovare qualcosa capace di uccidermi >>, aggiunge infilando le mani nelle tasche dei jeans. Scuoto la testa e osservo la sua schiena ampia. Perché ho permesso che mi baciasse? È soltanto un arrogante egocentrico! Derrick ha ragione, é soltanto un bastardo. Mai fidarsi di una fata, perché l'ho dimenticato con lui? << Dove lo nascondi tutto questo ego? >>, gli chiedo avanzando tranquillamente. Lui mi lancia un sorriso malizioso e abbassa lo sguardo sul cadavere flaccido della direttrice. << Caspita >>, commenta. << Non me lo aspettavo >>. << Davvero, Stewart, non ti sei ancora abituato alle cose oscene che fanno quelli della tua specie? >>, commento acida. Mi avvicino anch'io al "corpo" e una smorfia di disgusto mi attraversa il viso. << A certe cosa non ci si abitua mai >>, commenta scuotendo la testa. Annuisco senza staccare lo sguardo dal viso vuoto e sgonfio. Sembra una di quelle maschere in silicone che si usano per Halloween. Sposto lo sguardo sul corpo molliccio e vuoto. I capelli scuri nascondono gli occhi privi di vita. Sembra uno di quei costumi dei cartoni animati che si usano ai compleanni. Uno di quei costumi che dopo tolto lasci a terra in una posizione innaturale. La gonna del vestito crea un nuvola verde intorno a quel disastro. << È davvero disgustoso >>, commento. << Non ti ci sei abituata neanche tu, vedo >>. Alzo lo sguardo su di lui che mi risponde con un sorriso malizioso. Scuoto la testa e alzo gli occhi al cielo. Sto per aprire bocca quando un leggero fruscio ci fa voltare. Il balestrino scatta subito verso l'alto, il lieve ronzio del meccanismo prepara un altro dardo. Alec stringe l'impugnatura del suo pugnale nel palmo. Entrambi diamo le spalle al cadavere. I miei occhi osservano il buio. Aspetto con ansia che il nostro aggressore appaia. << Sarà stato il vento >>, ipotizza Alec. Scuoto la testa, sapendo benissimo che lui non mi sta guardando. Il secondo fruscio viene seguito da uno scricchiolio. << Da quando in qua il vento fa scricchiolare i rami? >>, gli chiedo io. Sento i battiti del cuore che aumentano. Stringo la presa sull'impugnatura ed inspiro. La mano di Alec cerca la mia. Il suo palmo combacia con il mio. Faccio intrecciare le mie dita alle sue. Espiro profondamente quando il suo potere mi pervade. << Sarà meglio spostarci >>, sussurra. Gli lancio uno sguardo di sbieco e annuisco. Avanziamo verso il bosco, completamente nascosti dal glamour. Lancio uno sguardo da sopra la spalla alla direttrice. Un po' mi dispiace per lei. È soltanto l'ennesima vittima ignara.