Capitolo 3

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Aprii gli occhi di scatto e li richiusi: era buio pesto. Tastai il letto in cerca del telefono e quando lo trovai, accesi lo schermo, assottigliando lo sguardo per la troppa luminosità. Erano le undici del mattino.
Inizialmente credetti fosse ancora notte fonda, dato che le tapparelle abbassate non lasciavano trapelare nemmeno un raggio di sole.
Volli usare la torcia del telefono per guidarmi e accendere la luce, ma la batteria era all' 1%, ovvero non sufficiente per attivarla.
Inarcai la schiena, feci appello a tutte le mie forze per alzarmi e andai alla cieca, vagliando qualsiasi cosa incontrassi.
Improvvisamente inciampai su un oggetto duro e caddi, sentendo il minolo del piede sinistro pulsare.
"Ahi!" Imprecai a bassa voce; dovevano avermi lanciato una maledizione, non era possibile che non c'era volta in cui mi svegliassi in un modo normale!
Gattonai in avanti, riconobbi la superficie ruvida di un muro e mi resi conto che pochi centimetri affianco, c'era la porta.
Mi alzai in piedi e abbassai la maniglia, solo per far passare quella poca luce che mi avrebbe permesso di individuare l'interruttore, e una volta fatto, i 100 watt della lampadina esplosero nelle mie pupille, provocando il solito dolore piacevole.
Strizzai gli occhi, scrutando bene il pavimento per capire dove fossi inciampata e non mi stupii quando realizzai che era tutta colpa della valigia gialla! Le diedi un piccolo calcio per spostarla e mi concentrai sulla mia nuova camera: le pareti erano di un viola chiaro, mentre il soffitto nero opaco, con un lampadario a sospensione a tre luci.
Il letto in cui avevo dormito (senza nemmeno averlo disfatto) era di una piazza e mezza, posto al lato destro della stanza.
Dietro al letto notai una vetrata e inizialmente credetti fosse una semplice finestra, ma quando mi avvicinai, notai una piccola maniglia; la girai e spinsi goffamente, ma non riuscii ad aprila, nemmeno quando provai a spingere con tutta la mia forza mattutina.
"Ehm, scusa che stai facendo?" Sobbalzai all'indietro per lo spavento, finendo addosso a qualcosa di duro.
Mi voltai in uno scatto e mi trovai davanti il presunto Ricky, con il volto divertito e... che Ricky.
Potei intuire che fosse alto circa un metro e ottanta, perché gli arrivavo al petto con il mio metro e cinquantacinque scarso, e a tutti i ragazzi a cui arrivavo al petto, dicevano di essere alti più o meno un metro e ottanta. I capelli erano castani e non capii se fossero mossi o semplicemente spettinati, probabilmente si era svegliato anche lui da poco e gli occhi...
"Ti ho chiesto che stai facendo, non di esaminarmi dalla testa ai piedi" disse presuntuoso, alzando gli occhi al cielo, come se fosse abituato a situazioni simili.
Beh caro, io no invece!
"E tu cosa ci fai qui?" Incrociai le braccia al petto, inarcando un sopracciglio.
"Ho sentito casino."
"E se fossi stata nuda?"
"La porta... era aperta." La indicò, ma non distolse il suo sguardo dal mio.
Maledetti occhi color verde.
"Quindi?" Continuai arrogante.
"Quindi penso proprio che te abbia bisogno di un bel tutorial su come aprire una porta-finestra." Mi sorpassò teatralmente e tirò anziché spingere.
Te? Non era quello che si beveva ?
"Non è così difficile visto?" Mi sorrise perfido, beffeggiandomi.
Chi si credeva di essere? Uno di quei bad boy stronzi e stupidi appena usciti da qualche college in America?
"Non mi sembra di averti chiesto aiuto comunque." Strinsi ancora di più le braccia al petto. Perché non poteva essere cordiale questo qua!
"Comunque piacere, io sono Riccardo, il ragazzo che hai svegliato ieri e che hai svegliato anche oggi con i tuoi fantastici rumori." Mi sorrise a trentadue denti, porgendomi la mano.
"E io sono Amanda, la ragazza che è stata infastidita da un certo Riccardo più di una volta, in meno di un giorno." Gli strinsi la mano saldamente.
"Oh no, tu hai disturbato me." Serrò la mascella. Voleva farmi paura? Non ci sarebbe mai riuscito.
Forse
"No, il contrario!" Ribadii, non lasciando la sua mano.
"Beh ragazzina, spero tu sia più rispettosa perché..."
"Perché cosa? Vuoi minacciarmi?" Abbandonai con uno scatto la sua mano e scoppiai a ridere.
"Ricky ed Amy, vedo che avete già avuto il piacere di conoscervi!" Mia zia varcò la soglia di camera mia: probabilmente si era persa tutta la scena.
"E poi che piacere!" Biascicò Riccardo, scandendo le parole il necessario affinché le comprendessi.
"Ricky, perché non mostri ad Amy tutta la casa?" Gli propose dolcemente zia Jess.
"Magari più tardi, non ho ancora fatto colazione in realtà" disse seccato, massaggiandosi la nuca.
"Magari più tardi." Aggiunse infine.
"Tranquillo, se ti pesa così tanto posso fare il mio bel giretto anche da sola!"
"Non è affatto un problema per Ricky, non è vero?" Sibilò l'ultima frase con una faccia del tipo 'guai a te se mi contraddici' e lui sbuffò.
"Bene, allora vi aspetto in cucina!" Sorrise, così arzilla, che quasi mi rallegrò la mattinata.
Non appena la donna dai capelli lisci socchiuse la porta, lo trucidai con lo sguardo.
"Ascolta, a quanto pare dovremo convivere e non ho intenzione di passare un inferno come oggi!"
"Vale lo stesso per te!" Mi puntò il dito contro.
"Non sono io quella che è entrata in camera altrui ben due volte, sai?"
"E io non sono quello che ha fatto casino e ha disturbato tutto il condominio!"
"Che esagerato!" strillai, passandomi una mano tra i capelli.
"Non fare quella voce da oca che già mi stai sul cazzo!"
"Mi stai sul cazzo? Cosa vuol dire?" domandai, rilassando lo sguardo: wow, stavo già imparando parole nuove!
"Vuol dire che non mi stai per niente simpatica, ragazzina."
Ah. Strano, non avevo mai sentito quell'espressione.
"E sentiamo, quanti anni di differenza ci passiamo?" Mi accigliai, mordendomi l'interno della guancia.
"Questi non sono affari tuoi." Concluse la discussione e se ne andò; era ora!
Chiusi la porta-finestra, perché iniziava a esserci corrente e mi feci due trecce.
"Pippi Calzelunghe." Commentò quell'idiota non appena mi sedetti a tavola, mentre mia zia mi accolse con un sorriso.
Di Pippi Calzelunghe sapevo solo che fosse una tizia con due trecce sparate in aria e appunto, che avesse due calze lunghe.
Le poche volte che ero stata in Italia mia zia me lo faceva guardare e io lo guardavo solo per farla contenta dato che lo consideravo tremendamente noioso: in fondo era solo una con i capelli rossi che andava a fare cazzate insieme ad una scimmia!
Per zia Jess avrei fatto di tutto, anche perché quella donna era la dolcezza in persona: quarantenne (se non fosse per alcune rughette le avrei dato dieci anni in meno), alta come me, capelli lunghi e lisci, occhi nocciola e sorriso sempre stampato in faccia.
Ignorai il commento di Riccardo e mi soffermai sul tinello: le pareti erano verde erbaceo, sulle quali c'erano diverse foto dei miei zii da giovani, foto di famiglia e... ne scrutai una in particolare dove c'era un ragazzino.
Era per caso Riccardo?
Non poteva essere, io non avevo mai avuto un cugino da parte loro e nemmeno...
"Ragazzina, il latte si raffredda" disse Riccardo, schioccando le dita davanti ai miei occhi per risvegliarmi dallo stato di trance.
"Non bevo il latte." Sputai acida.
"Riccardo!" Lo ammonì mia zia.
"Che ho fatto!" Esclamò innocente.
"Non permetterti di trattare male..." Iniziò mia zia, ma il ragazzo di fronte a me continuò al posto suo, scimmiottando la sua voce.
"Perché lei è la mia nipote preferita e deve sentirsi meglio qua che a casa sua." Terminò la frase aggiungendo un 'bla bla bla': probabilmente glielo aveva ripetuto così tante volte, che lo aveva imparato a memoria.
"Bene, vedo che hai una buona memoria!" Gli scompigliò i capelli e sorrisi a quella scena.
"Tesoro, vorresti una spremuta d'arancia al posto del latte? Insieme alla nutella ovviamente."
"Cos'è la Nutella?" domandai stropicciandomi gli occhi, ancora assonnata.
"Ma come, la mangiavi sempre con me da piccola!" Dopo quell'affermazione mi illuminai.
"Ah, ma è quella crema marrone buonissima!"
"Bingo!" Mia zia mi batté il cinque e andò in cucina a prenderla.
Il mio coinquilino finì il latte e gli rimasero i baffetti bianchi.
"Che hai da guardare?" domandò, con una punta di... imbarazzo?
"Hai il latte..."
"Cosa?" Si tastò tutta la faccia.
"Hai baffi bianchi!" Gli porsi il mio tovagliolo gentilmente e me lo strappò di mano, sbarazzandosi del latte sopra le sue labbra. Certo che aveva dei modi e degli atteggiamenti discutibili!
"Sei proprio un vichingo!"
"Sei proprio un vichingo." Scimiottò la mia voce, con tanto di smorfie.
"Io non parlo in quel modo!" Mi difesi, soffocando un piccolo sorriso che era sul punto di spuntare, ma che trattenni: un tizio così antipatico non avrebbe di certo meritato di avere quella soddisfazione!
"Ragazzi, non vorrete già litigare il primo giorno di convivenza!" Fece il suo ingresso l'adorabile Jess, con un vassoio pieno di fette biscottate gremite di nutella.
Quanto avrei potuto amare quella donna?!
Riccardo mi trucidò con il suo verde smeraldo e scosse la testa.
"Io non voglio litigare proprio con nessuno!" dissi, addentando una fetta biscottata.
"Non sembra." Ribatté Riccardo con la bocca piena.
Lasciai perdere la discussione e bevvi la mia spremuta d'arancia.
"E Marco?"
"È a lavoro tesoro" rispose la donna dagli occhi nocciola, accarezzando una delle due trecce e a quel punto la presi da parte.
"Chi è quello la?!" bisbigliai spazientita.
"Ti riferisci a Riccardo?" E a chi se no? Annuii e la incitai a continuare con un 'quindi?!'
"Lo abbiamo preso in affidamento perché prima era in comunità." Mi rivelò, con una punta di malinconia.
"In comunità? E perché?" Continuai a bisbigliare, anche se non avevo la più pallida idea di cosa fosse una comunità.
"Amy ascolta..." Conoscevo perfettamente quelle due parole iniziali e volevano dire che non mi avrebbe detto più di tanto. Perché tutti questi misteri inutili?!
"Okay, ma perché non me lo avete detto?" Era la domanda che mi tormentava: avevo per forza il diritto di saperlo, insomma, non sarebbe stata la stessa cosa vivere per un mese con i miei zii e vivere con i miei zii e il vichingo.
"Sai che tua mamma sa essere davvero bigotta... figuriamoci se avesse saputo di Riccardo! Inoltre non volevo che ti scoraggiassi o che credessi che siccome ci fosse lui, tu non potessi venire..."
Tra tutte le ragioni del mondo, questa era l'unica che non mi sarebbe mai venuta in mente.
Mia madre era bigotta?
Assolutamente sì.
Se avessi saputo di Riccardo sarei andata lo stesso in Italia?
Difficilmente.
"Già..."
"Io ho cercato di prendere la soluzione migliore, magari ho sbagliato in pieno, ma ero sicura che tu saresti stata in grado di comprendermi. Non è così?" Ebbe per un secondo il dubbio.
"Certo che è così – la rassicurai, con un lieve sorriso – è solo che lui è così... antipatico e cattivo! Anzi, è inquietante, indelicato, scortese, non lo sopporto già! Come faccio a dividerci la casa?!"
"So che lui ha un caratterino un po' così – un po' troppo così – e che è scontroso, ma fidati che è un bravo ragazzo." Mi rassicurò. E perché aveva preso in affidamento una creatura del genere?! Glielo avrei chiesto, se solo non avessi avuto il timore di apparire troppo maleducata.
"Tanto starai qui per un breve periodo, giusto?"
Infatti, perché dirmi di Riccardo se tanto sarebbe stata una situazione momentanea?
"Giusto." Forzai un sorriso.
"Poi se avessi detto a tua mamma di un ragazzo in affidamento lo avrebbe detto a tutta Buenos Aires, queste cose sono molto delicate." Mi sistemò una ciocca, sfuggita dalla treccia, dietro l'orecchio. Delicate?
"È vero." Annuii ripetutamente: mamma era pessima a mantenere i segreti.
Solo quelli che le convengono
"Immagino che adesso dovrai fare tantissime cose, vuoi una mano?"
"No zia davvero, hai già fatto tanto per me."
"Ma figurati. Ah e complimenti per il tuo italiano, lo parli benissimo!" Mi stampò un bacio sulla fronte e andò a sparecchiare la tavola, con l'aiuto di Riccardo.
Jess sarebbe stata una madre perfetta, da quel che sapevo era rimasta incinta anni prima, ma aveva perso il bambino al quinto mese: ciò l'aveva fatta cadere in una orribile depressione e ci aveva rinunciato, non riuscendo mai a superare quel trauma.
"Spostati!" Ringhiò Riccardo, dandomi per giunta una spallata.
"Riccardo!" Lo ammonì Jessica, quest'ultimo sbuffò e feci appello a tutto il mio coraggio per dare vita ai miei pensieri.
"Io non sono una maleducata solitamente ma fattelo dire, non è possibile che sono solo da un giorno in Italia e già ti odio! Viviamo nella stessa casa, ma tu non esisti per me e io non esisto per te okay?!" Mi voltai e con passi pesanti raggiunsi camera mia, mentre sia lui che mia zia rimasero a bocca aperta.
Solo perché era stato in comunità e a quanto pare aveva i suoi problemi, non voleva dire che se la potesse prendere con me e trattarmi come una stupida! Una volta entrata nella mia stanza, mi chiusi a chiave.

Ricccardo's Pov

Non me lo aspettavo.
Non me lo aspettavo veramente, a dire il vero credevo che fosse una tonta che non avrebbe mai avuto il coraggio di rispondermi, ma a quanto pare era coraggiosa.
Ma non poi così tanto eh, anche perché era diventata rossa come un pomodoro.
"Ascoltami bene! – Jessica mi crocifisse con lo sguardo e non era un buon segno – Amanda non si è mai rivolta così a nessuno davanti a me, quindi vuol dire che proprio ne ha le scatole piene dei tuoi atteggiamenti e ha anche ragione! Mi spieghi cosa ti prende?!" Mi domandò esterrefatta, come se non mi avesse mai visto così.
La verità era che non sopportavo di dividere la casa con quella, non sopportavo il fatto di condividere Jess e Marco con lei, non sopportavo l'idea che magari loro la avrebbero preferita a me.
"Sono arrivato prima io!" Sbottai spalancando le braccia e facendo cadere tutto ciò che avevo in mano.
"È meglio che chiami la dottoressa Azito e che tu riprenda la cura farmacologica, tesoro." Si ammorbidì e il mio cuore accelerò: tutto, ma non i farmaci.
"Va bene, tutto quello che vuoi, ma niente farmaci." Alzai le mani – ormai vuote, anche perché i bicchieri di plastica e i tovaglioli sporchi erano già a terra – in segno di resa e feci appello a tutte le mie forze per darmi seriamente una calmata. Odiavo l'idea di prendere farmaci, ce la potevo fare benissimo da solo senza quelle insulse pastiglie e gocce di cui non ricordo nemmeno i nomi. Le medicine erano per i deboli.
"Bene, dovrete essere come fratello e sorella. Adesso vai in camera sua, bussi e le chiedi scusa."
Come Fratello e Sorella
Grazie, ma sto bene così, mi vengono i brividi solo all'idea.
"A questo punto meglio le medicine." Risi sinceramente, ma il suo volto si fece serio.
"Dico davvero, Riccardo." Scandì ogni lettera.
E poche volte mi chiamava per esteso: non avevo scampo.
"E va bene, lo farò!" Mi arresi.
"Intesi?"
"Intesi va bene? Intesi!" Ripetei ad alta voce, più che altro per convincere me stesso.
Mi stampò un bacio sulla guancia e andò a lavare le poche cose sporche in cucina.
"Appena torno voglio tutto pulito come prima!"
Poi? Qualcos'altro?!
"Ti voglio bene tesoro" disse in tono cantilenante dalla cucina e quelle parole mi calmarono immediatamente: la mia incazzatura da cento era passata a dieci in meno di un secondo.
La sua dolcezza mi destabilizzava sempre, non ero mai stato abituato a smancerie o abbracci; ogni volta che mi dimostrava un briciolo di affetto, mi sentivo pieno, sazio, come se qualcuno mi avesse cucito il buco che avevo sempre sul petto.
Jessica, per me, era veramente come una mamma, non una semplice affidataria. Speravo mi avrebbe adottato.
E allora vedi di fare come ti dice, altrimenti non penso proprio ti adotterà!
Giusto.
Andai davanti alla camera di quella e bussai per la prima volta in assoluto.
Dopo qualche secondo udii uno scatto: si era chiusa a chive.
"Avanti." Mi concesse di entrare e richiusi la porta. Davanti a me si presentò una nana ancora infuriata, intenta a trasferire i vestiti che aveva in valigia nell'armadio.
"Che vuoi?" Mi rivolse uno sguardo scocciato e continuò a fare quel che stava facendo.
"Ho una proposta."
"Sentiamo." Finalmente mi prestò la giusta attenzione.












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Raga questo é il terzo capitolo, più corto del solito, gli altri saranno più lunghi promesso.
Xoxoxoxoxo
Ps.
Ah mi state chiedendo come mi chiamo su insta e il nome è uguale a quello che ho su wattpad ovvero la_floresss

Io e te. Il resto non conta.Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora