Mi svegliai ma non aprii gli occhi.
Portai le coperte sul petto e mi voltai dall'altra parte, beandomi della parte fresca del cuscino, ma dopo vari minuti la mia vescica piena mi obbligò a sollevare le palpebre e li sentii appiccicosi (cosa che succedeva quando non mi struccavo.)
L'avevo fatto ieri sera?
Mi stropicciai il viso e percepii il mascara secco sulle ciglia appiccicose.
Perché diavolo non mi ero struccata? Lo avevo sempre fatto! Sicuramente mi sarebbe venuto un orzaiolo e non sarei più uscita di casa!
L'ultima volta che me ne era venuto uno, ci erano voluti ben quattro giorni di rimedi naturali per farlo passare.
Scostai le coperte e appoggiai i piedi sul pavimento freddo, ma non trovai le ciabatte a forma di panda che rubavo spesso a Riccardo.
Sicuramente lui si era svegliato prima di me, non le aveva trovate in camera sua, era corso nella mia stanza arrabbiato e le aveva infilate, borbottando qualcosa sul fatto che odiasse che io prendevo sempre in prestito le sue cose.
Quando fui in piedi la testa iniziò a girarmi, avrei dovuto smetterla di dormire così tanto e il fatto che nella stanza ci fosse ancora buio pesto, non aiutò affatto.
Camminai alla cieca fino alla porta e... Un attimo.
Non ero a casa mia, ero a casa di Sam.
Sì, dovevo fermarmi a dormire da lei.
Aprii la porta della camera e non mi ci volle molto per realizzare che non era casa di Sam, bensì quella di Mattia.
Entrai immediatamente nel bagno posto alla mia sinistra e mi specchiai: il mascara e la matita nera erano cosparsi su tutta la faccia come sospettavo, gli occhi erano contornati di rosso, avevo dei graffi sul braccio sinistro e le mie labbra erano bluastre e screpolate.
Per non parlare della tuta sportiva che mi andava tre volte più grande, con i lacci del pantalone stretti al massimo per far sì che non scendessero giù.
Cosa diavolo...?
Sciacquai immediatamente la mia faccia con acqua e sapone e tamponai il viso con un asciugamano bianco, che però non bastò a rimuovere del tutto i residui del trucco.
Inumidii le labbra e solo quel gesto mi fece imprecare: mi facevano male.
Cos'era successo ieri sera?
Avevo messo il vestito blu elettrico, io e Sam eravamo andate in discoteca, Mattia mi aveva dato un anello e poi...
Poi lo stronzo mi ha offesa!
Mi sedetti sulla tazza del water e appena iniziai a urinare, cessai immediatamente per il dolore.
Si trattava di cistite, vero?
A fatica svuotai la vescica, rimanendo seduta per svariati minuti.
Dopo che lui mi aveva offesa avevo bevuto il mio drink sopra un cesso, avevo pianto e mi ero appoggiata al bancone.
Del resto avevo un vuoto totale, se non ricordi confusi di Mattia che mi imbocca le coperte fino alla faccia prima di andare a dormire.
Probabilmente lui ne sapeva molto di più, doveva per forza saperne molto di più.
Dopo aver fatto avanti e indietro nel bagno per una decina di volte, mi decisi ad uscire e quando lo feci, la porta d'ingresso davanti a me si richiuse.
"Sei già sveglia?"
"Chi se n'è andato...?" Domandai di sbieco.
"Mia madre" rispose smorto, prima che io potessi finire la frase.
"Adesso mi devi dire cosa sta succedendo, perché mi sto spaventando da morire!" Sentenziai dopo mille esitazioni, accendendo la luce del corridoio.
"Vieni in cucina con me" disse in un sospiro.
Obbedii e mi sedetti sulla sedia, dove c'erano già due graziose tazze di tè caldo con biscotti a forma di cuore attorno.
"Allora?" domandai ansiosa, tamburellando le dita sul tavolo, in attesa di una sua spiegazione e non riuscii a tranquillizzarmi nemmeno in vista del suo viso imperturbabile.
Feci per raccogliere i capelli in una crocchia disordinata, ma solo nel momento di legarli mi accorsi che il solito elastico viola che circondava ogni giorno il mio polso, non c'era.
"Che cosa vuoi sapere?" domandò, con una calma mostruosa; mi stava prendendo in giro, okay.
"Che cosa voglio sapere? Dovevo essere da Sam e sono qua. Ho una faccia orribile e mi chiedi cosa voglio sapere? Tutto – spalancai le braccia – voglio sapere tutto, perché non mi ricordo niente, perché ho male ovunque, come sono finita qua e..."
"Ieri ti sei ubriacata" asserì inerte.
"Io non mi ricordo di averlo fatto." Massaggiai le tempie con movimenti circolari, come se quel gesto mi avrebbe fatto ricordare tutto.
"Okay, supponiamo che sia andata così – mi feci convincere dalle sue parole – e poi?"
"Dopo che te sei andata, Manuel se n'è andato tutto offeso e incazzato con me. Poi Sam si è scolata un bel po' di roba e Chri le ha fatto da babysitter. Ti ho cercata ovunque e dopo un'ora ti ho trovata nell'area fumatori rannicchiata in un angolino."
Forza Amanda pensaci su, ricorda!
Non è possibile che non ricordi niente di niente!
"Non mi tornano alcune cose..."continuai infida.
"Del tipo?" domandò stizzito.
Feci un'altra volta mente locale, ma non ricordai niente di utile che potesse smentire ciò che aveva raccontato.
"Perché ho dei graffi... – osservai meglio il braccio e notai anche dei leggeri lividi – perché il mio braccio è così? E le mie labbra?" Con l'indice e il pollice le protesi in avanti per fargli vedere quanto fossero mal ridotte.
"Sei caduta, avevi i tacchi – disse guardando la tazza di tè, per poi aprire una bustina di zucchero – e poi quando ti ho trovata eri in area fumatori ti ripeto, sarai inciampata in un gradino."
In area fumatori?
"Le labbra?"
Iniziai a convincermi della sua versione: insomma, perché avrebbe dovuto mentirmi?
"Non lo so, anche a me in inverno a volte diventano così." Fece spallucce.
Con il cucchiaino girò il tè e il tintinnio del metallo a contatto con la tazza di vetro, riempì il tinello.
"Am, ascolta – smise di girare il tè e mi guardò negli occhi – io voglio solo il tuo bene, non farei mai qualcosa che potrebbe ferirti come mentire e poi...– sorrise leggermente – perché ti dovrei mentire? Ieri sono stato uno stronzo, é vero, ma non volevo che succedesse tutto questo casino."Allungò le sue mani per stringere le mie. "Voglio solo stare con te, è questo ciò che voglio."
Mi ero ubriacata.
Che razza di stupida ero stata?
"Mi dispiace tantissimo... – mi morsi il labbro inferiore, ma gemetti subito e lo mollai – sono stata una stupida ed è stata solo colpa mia se adesso..."
"Non fa niente, davvero." Mi interruppe immediatamente, continuando a guardarmi con quegli occhi nitidi e perfetti.
"Certo che fa!"
Lasciai le sue mani e mi alzai dalla sedia.
"No, sono stato una merda e ben mi sta."
Andai verso di lui con lo sguardo contrito.
"Per la storia dell'anello?"
"Sì."
"E quindi ho rovinato la festa che ha organizzato Sam e per colpa mia si è ubriacata?" domandai sarcastica e il senso di colpa mi assalì.
"Ascolta, non voglio che ti senti in colpa di niente, te lo dico seriamente, non ti scusare più."
Come faceva a dire che non era colpa mia?
"Se non mi fossi allontanata dal privé non sarebbe successo niente di tutto questo. Come posso farmi perdonare?" Mi morsi l'interno della guancia e mi sedetti sulle sue ginocchia con estrema cautela, temevo che gli avrei fatto male solo sfiorandolo con il mio peso da ragazza che ingigantiva le cose.
"Non togliertelo più." Estrasse dalla tasca della tuta l'anello che mi aveva regalato la sera prima e me lo porse.
Feci come aveva ingiunto e sospirai profondamente.
"Sarà meglio che vada." Abbandonai con un gran senso di colpa le sue mani e allungai il braccio per bere un sorso del suo tè.
"Di già?"
"Sì – risposi con le labbra sulla tazza e ne bevvi un altro sorso – devo andare al lavoro."
Quando ero sul taxi con Samantha Monica mi aveva scritto che avrebbe avuto bisogno di me.
Senz'altro quelle due teste rosse mi avrebbero distratto, ma sapevo già che quell'angoscia non mi sarebbe passata facilmente.
Addentai due biscotti, corsi in camera sua e quando trovai il mio telefono lo riposi in tasca, il resto lo avrei preso un'altra volta.
Con le vertigini arrivai alla porta di ingresso e abbassai la maniglia.
"Le scarpe." Mi ricordò Mattia, indicando un angolo vicino all'appendiabiti.
"Non mi entrerà mai il tuo quarantacinque di scarpe."
"Porto il quarantatré" puntualizzò, ma io lasciai stare; prima avrei messo piede fuori da quella casa, prima mi sarei sentita meglio.
"Ciao." Lo salutai con un filo di voce e trascinai con me tutta la mia angoscia e vergogna fuori da quella casa.
"Ciao." Mi baciò la fronte e voltai subito le spalle, ancor prima che chiudesse la porta.
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Io e te. Il resto non conta.
Roman pour Adolescents[IN FASE DI REVISIONE] Nella tranquilla cittadina di Adrogué, la vita di Amanda, una ragazza appena uscita dalla sua quinceañera, sta per prendere una svolta inaspettata. Dopo aver scoperto che l'uomo che ha sempre chiamato padre non è tale, Amanda...
