Riccardo's Pov
"Amy?" Bussai alla porta di camera sua, era l'una del pomeriggio e non era ancora uscita: ciò non era da lei, non lo era per niente.
Non sentendo alcuna risposta, abbassai la maniglia, ma si ammainò solo per metà. Si era chiusa a chiave.
"Amanda!" gridai per metà preoccupato e per metà assonato, anche io mi ero svegliato da poco.
"Che cosa vuoi? – mi rispose scostante – quando tu stai ancora dormendo, non vengo a scassinare la porta e a darti fastidio!"
Continuò e sentii la sua irritazione scaturire in ogni sua singola parola.
"Va bene, stai calma! Solitamente non ti svegli così tardi e..."
"Beh, c'è sempre una prima volta!" Mi interruppe e mi coprii il viso con entrambe le mani: quella mattina era più insopportabile del solito.
Mio padre era andato ad accompagnare mia madre al lavoro, quindi mi ero anche aspettato di litigare per chi avrebbe cucinato dato che lei non ne voleva più sapere di mangiare pizza, kebab e Mc.
"Ce l'hai fatta!" esclamai non appena udii la porta di camera sua aprirsi, ma...
Amanda era diventata bionda con gli occhi grigi oppure stavo sognando?
Oppure non era lei, idiota!
Probabilmente la seconda.
La biondina con i capelli spettinati sgranò gli occhi e arrossì.
"Ehm... io... sono..." farfugliò, contorcendosi le dita.
Si ammutolì e tornò nella camera di Amanda, come se nulla fosse.
"Ma chi è quel figo?!" Sentii la sua voce ovattata, così appoggiai l'orecchio sulla porta.
"Mio fratello, ti avevo già detto che avevo un fratello!" rispose, abbassando la voce.
Mi si strinse il cuore a quell'appellativo.
Allora anche per lei ero suo fratello.
"Beh... ma ho appena fatto una figuraccia!"
"Ma che te ne frega." Minimizzò Amanda, era proprio di cattivo umore quella mattina.
Ma la vera domanda era: da dove diavolo era spuntata quella?
Non che mi dispiacesse, aveva la vagina e già questa era una buona cosa, ma se fosse toccato a me cucinare, avrei dovuto sfamare tre bocche.
Il cameratismo tra ragazze non l'avrei mai capito, io non avrei mai inviato un mio amico a dormire dal nulla senza dire niente a nessuno.
Tornai in camera mia e Amanda, con uno scatto, aprì la porta di camera sua.
Amanda's Pov
"Io cucino, tu apparecchia il tavolo" dissi dispotica a Sam e lei annuì.
Quella notte avevo dormito malissimo, perché lei mi aveva rubato tutte le coperte e aveva occupato tutto il letto, ma non ero di cattivo umore per quello: Riccardo mi aveva svegliata in uno dei modi che odiavo di più in assoluto! Aveva la delicatezza di un elefante, letteralmente.
Riempii la pentola d'acqua e pesai quattrocento etti di pasta (ovviamente duecento destinati a Riccardo e i rimanenti a me e a Sam.)
"Cosa si mangia di buono?" domandò la mia amica, trafficando con forchette e bicchieri.
"Pasta al pomodoro" risposi in tono cantilenante e Riccardo fece il suo ingresso con un asciugamano in vita e i capelli umidi.
"Ti sembra il caso?"
Aveva visto che c'era un'altra persona in casa e aveva avuto il coraggio di presentarsi così in cucina?
"Il caso di fare cosa?" rimbeccò con il viso imperlato, lasciando goccioline ovunque sul pavimento.
"Abbiamo ospiti a casa e tu esci mezzo nudo? Dov'è la tua dignità?"
Sam si sforzò di guardare me e arrossì.
"Sto cercando le mie ciabatte" rispose disinteressato, continuando a vagare per casa.
"Le tue stupide ciabatte a forma di panda sono nel tuo armadio!"
Tornai in cucina per girare la pasta, in modo che non rimanesse appiccicata sul fondo della pentola.
"Magari non sto cercando quelle!" Sbuffò retorico e io feci lo stesso.
"Certo, perché ha visto che c'è una mia amica carina e deve mettersi in mostra il signorino" borbottai tra me e me, non volevo sembrare gelosa, non gli avrei dato quella soddisfazione (anche perché non lo ero! Soprattutto dell'amica di cui mi fidavo.)
"Basta che poi asciughi il pavimento." Lasciò svolazzare la mia frase, come una piuma che se la prendeva con comodo nell'atterrare e infine rispose.
"Okay."
Cucinai anche la passata e scolai la pasta.
"È pronto!" Mi promisi che quello sarebbe stato l'ultimo grido della giornata, altrimenti sarei rimasta senza voce.
"Mangiate, io arrivo tra un po'" gridò di rimando.
"E chi lo aspetta!" Commentai guardando Sam e lei scoppiò a ridere.
"Dai, che stronza!"
Si riempii la bocca di penne al sugo e io feci lo stesso.
"Alle tre dobbiamo essere comunque davanti al pianoforte di porta nuova, se no non avremo abbastanza tempo" dissi con la bocca piena.
Avevo scoperto, che a volte, la finezza non mi apparteneva (poche volte, sia chiaro.)
"Stavo per dire la stessa cosa" disse con la bocca altrettanto piena.
"È buona la pasta, vero?" Deglutii.
"Un casino."
Sgranò gli occhi, un classico di Sam ogni volta che voleva enfatizzare qualcosa.
"Eccomi." Il mio fratellastro si sedette vicino a me.
"Adesso sarà fredda la pasta." Constatai e lui fece spallucce: quello mangiava tutto, bastava che fosse definito cibo e lo avrebbe messo in bocca.
"E non hai messo il formaggio?" domandò con occhi da cucciolo.
"A quanto pare no, quindi se lo vuoi ti alzi e te lo vai a prendere."
Forzai un sorriso per non sembrare troppo acida, ma era come dire a una bambina che aveva le tonsille da togliere, ma che non sarebbe più andata a scuola: mezza cosa positiva che non avrebbe mai fatto scalpore, proprio come il mio sorriso forzato.
"Mi spieghi cosa ti prende?" Sbatté i pugni contro il tavolo e Sam fece finta di nulla.
"Non mi prende niente!"
Mi sentivo un po' in colpa per come lo stavo trattando; ma non lo avrei ammesso, avrei piuttosto rigirato le cose.
"Ti ho solo detto che se vuoi il formaggio te lo vai a prendere."
Non proprio con quelle parole
"Guarda, lasciamo perdere, tanto hai sempre ragione tu!"
Mi riempii la bocca per non ribattere, non avrebbe avuto senso avere l'ultima parola in quel contesto.
Il silenzio venne spezzato dall'apertura della porta d'ingresso, fortunatamente.
"Ciao." Fui l'unica a salutare Marco, mentre lui virò lo sguardo da me a Samantha e poi da Samantha a me.
Lei si voltò e il suo sorriso si spense.
"Professor Rinaldi?" Quasi svenne.
Incontrare un tuo professore a casa di un'amica, era come trovare un cadavere al di fuori del funerale.
"Samantha, che piacere vederti – le appoggiò una mano sulla spalla e lei forzò un sorriso – non sapevo foste amiche." Aggiunse.
"Adesso lo sai." Cercai di terminare al più presto quella conversazione imbarazzante, per la mia amica, e sparecchiai.
"Cosa ci fa il professor Rinaldi a casa tua?!" Mi domandò spiazzata Sam, non appena andammo in camera mia.
"Sam... io non ti ho detto tante cose di me" risposi, frugando nel mio armadio per trovare qualcosa di decente da mettere.
"Ne parliamo una volta fuori di qua okay?" Mi voltai e con la coda dell'occhio la vidi annuire.
Samantha non sapeva il motivo per il quale mi trovavo in Italia, ogni volta che me lo chiedeva cercavo di sviare e di cambiare discorso, ma soprattuto, non sapeva di mio padre.
"Am, cosa mi metto?" Mi chiese timidamente e un po' mi dispiacque, non volevo che si sentisse a disagio per nessun motivo.
"Tieni – le porsi i vestiti più decenti che trovai nel mio armadio – in bagno, accanto allo specchio, c'è un pensile ad un'anta bianco e lì dovrebbe esserci uno spazzolino per le evenienze."
Mi sorrise e si diresse in bagno.
"Ah Sam! – si girò e i suoi capelli svolazzarono – se vuoi farti una doccia o truccarti, usa tutto ciò che trovi in bagno. Fa come se fossi a casa tua."
Mamma mi aveva insegnato a trattare gli ospiti meglio di noi stessi, ma questa era comunque una caratteristica che faceva parte della mia persona.
"Am, grazie – gli occhi le luccicarono – sei senza dubbio la mia migliore amica."
Sorrisi sinceramente a quell'affermazione e tornai a frugare nel mio armadio.
E io non avevo mai trovato una persona dolce e coinvolgente come lei, ma forse tirare fuori un discorso del genere mi avrebbe fatta piangere probabilmente; non ero molto brava a nascondere le mie emozioni, soprattuto la mia stupida emotività si faceva più travolgente nei giorni in cui si avvicinava Andrès.
"Non chiamarmi Sam, mi sa di un uno sfigato con il mono ciglio che balbetta."
"E allora come dovrei chiamarti?" chiesi in una risata.
"Che ne so, Sammy mi piace di più."
"Sammy a me fa pensare a una tartaruga che si alza in piedi e ti addita."
Usai la sua stessa metafora.
Ci guardammo e dopo un secondo scoppiammo a ridere.
"Dai, è meglio che vada a fare la doccia, se no non usciremo più."
La lasciai andare in bagno e decisi che sarei uscita con la felpa di Mattia e con dei leggings sotto, sarei morta di freddo altrimenti.
Chiusi l'armadio e qualcuno bussò alla porta.
"Avanti" dissi scostante, intenta a cambiare le lenzuola del mio letto.
"Amanda, di chi è quella felpa?" domandò Riccardo e fortunatamente ero girata di spalle, altrimenti avrebbe visto la mia faccia dipinta di rosso: mi chiamava Amanda per intero ogni volta che c'era qualcosa che non gli andava.
"Che te ne frega?"
Tolsi le lenzuola dal letto e le gettai a terra con noncuranza.
"So che non è mia e voglio solo sapere di chi è, tutto qua." Udii i suoi passi avvicinarsi verso di me.
"È di un mio compagno di classe brutto... con... con il mono ciglio, sfigato e anche gay – feci una pausa – e puzza pure!"
"Amy..."
"Che c'è, è solo una stupida felpa!" Mi girai per togliere la federa del cucino, ma lui appoggiò la mani ai lati delle mie spalle e con uno scatto mi fece voltare.
"Sei strana ultimamente." Lasciò scorrere le sua mani lungo le mie braccia.
"Strana?"
"Sì, sei strana, mi tratti sempre male oppure mi ignori!" Alzò la voce e io lo zittii.
"Ti ignoro? Ma quando mai!" Incrociai le braccia al petto e l'odore della felpa di Mattia mi pizzicò le narici.
"Certo che lo fai!"
"Bene, allora fammi un esempio, perché non mi ricordo proprio."
Tentai di non fare trapelare la rabbia, si stava lamentando proprio per quello!
"Ieri ho bussato cento volte in camera tua e tu mi hai ignorato." Notai una punta di tristezza nei suoi occhi.
Per forza non ti ha aperto, non era in casa
"Ricky, ti ho detto apposta di non fare casino perché sarei crollata." Il mio tono si addolcì.
"Non stavi russando, quindi mi hai sentito per forza." Insistette.
Decidi se mentire o dire la verità
Quello mi spara!
"Ricky non lo so, se ti avessi sentito di sicuro avrei dato segni di vita, ma a quanto pare io e Samantha non ti abbiamo sentito." Cercai di essere il più convincente possibile.
"Quindi tu e la tua amica quando dormite, morite in pratica."
"Sì."
"Sicura?" Incastrò il suo sguardo nel mio e annuii impercettibilmente.
"Lo sai che mi fido di te, vero?" Non distolse lo sguardo per nemmeno un secondo.
"Sì che lo so." La mia voce tremò leggermente, ma lo potei percepire solamente io, mi sentivo terribilmente in colpa.
"E quella biondina chi è?" Finalmente cambiò discorso... un attimo... eh?!
"Ti piace?!" esclamai e udii il fruscio dell'acqua, Sam non ci avrebbe potuto sentire.
"È figa."
"Io non ci provo con i tuoi amici e tu non ci provi con le mie amiche!" Lo spinsi con tutte le forze che avevo fuori da camera mia e chiusi la porta con un tonfo.
Sì, ero gelosa di Riccardo, come lo ero delle mie amiche, perciò le due cose non sarebbero potute coesistere.
Finii di fare il letto e aprii la portafinestra per sbarazzarmi dell'aria viziata.
"Am!" Mi chiamò Sam in tono cantilenante.
"Dimmi." Indossai i leggings e aprii la porta del bagno.
"Potresti prestami un paio di mutande?"
"Arrivo, Sammy."
Aprii il primo cassetto e presi il un paio di mutande, il quale non avrei voluto sicuramente indietro.
Ne approfittai per prendere le sue Vans, che erano rimaste ai piedi del mio letto la notte stessa e le lasciai tutto in bagno.
"Sono tutta a orecchie" disse Sam, squassandomi il braccio sinistro, una volta fuori casa.
"Intanto partiamo da ieri sera." Assunsi un tono severo.
"Che ho fatto?"
"Cosa ti ricordi di ieri sera?"
"Che tu sei arrivata in ritardo, poi sei andata a bere alla fontana e sei caduta di sedere; poi quando eravamo in coda uno mi ha toccato il culo ed è intervenuto un bodyguard e poi siamo salite sui tavoli a fare le sceme..." disse tutto d'un fiato.
"Solo questo?" Inarcai un sopracciglio e arrivammo alla fermata del tram.
"Poi ho bevuto e..."
Si massaggiò le tempie, nel tentativo di ricordare.
"E ti sei ubriacata come una stronza." Conclusi la frase.
"Ho vomitato troppo?" Si morse un labbro e si accigliò.
"Sì, Sam." Spalancai gli occhi per rendere l'idea.
"Sammy." Mi corresse e io alzai gli occhi al cielo.
"E poi mi spieghi perché mi hai dipinto Mattia come un mostro?" Mi sedetti sulla panchina d'acciaio.
"Perché evidentemente lo è! E adesso cosa c'entra lui?"
"Ah sì? Ieri se non ci fosse stato ti avrei trovata dopo mezz'ora e avrei dovuto chiamare un taxi!"
"Non ti seguo." Scosse la testa e si sedette affianco a me.
"Quando abbiamo iniziato a bere, mi sono girata e non c'eri più – annuì – poi è spuntato Mattia e mi ha detto che ti aveva vista andare in bagno e allora sono andata a cercarti. Quando hai finito di vomitare, ti ho portata su e ti ho fatta sdraiare su di me nei divanetti."
Fece uno sguardo compassionevole e mi incitò a continuare. "Per tutto il resto della serata, nonostante Mattia fosse venuto con i suoi amici, è stato vicino a noi per impedire ai tipi di toccarci il sedere e infine ci ha accompagnate a casa in macchina."
"No aspetta, stiamo parlando dello stesso Mattia?" Sbatté le palpebre più volte, più scettica che mai.
"Sammy parlo sul serio! – continuò a guardarmi stranita – beh, c'è da dire che lui era brillo e io pure; sinceramente non mi ricordo perché poi mi ha dato la sua felpa, mi ricordo solo che ci siamo detti alcune stronzate e basta."
"È vero, quella è sua, la metteva sempre l'anno scorso." Osservò meglio la felpa.
"Visto? È stato carino con noi e anche tanto. Adesso devi dirmi perché lo odi."
"Ha sempre preso in giro tante ragazze. Ogni giorno ne arrivava una diversa in classe che lo supplicava di restare perlomeno scopamici e stronzate simili, non mi aiutava mai nelle verifiche e per di più si inventava cattiverie per poi dirle in giro sotto forma di pettegolezzo, però erano cose inventate! Solo per questo è uno stronzo."
Rabbrividii a quel pensiero.
"Sul serio?"
"Sul serio. Ma se mi dici che ieri si è comportato così, magari è cambiato. Le persone possono cambiare."
"Già, eravate compagni di classe due anni fa, chissà come saranno cambiate le cose." Cercai di convincere me stessa.
Non volevo vederlo in quel modo.
Non credevo che potesse essere quel genere di persona.
Odiavo chi faceva giochetti simili.
"Chi l'avrebbe mai detto che Mattia Ferra mi avrebbe aiutata – scoppiò a ridere e si coprì la faccia con entrambe le mani – quindi ti piace?" Tolse le mani dal suo viso e si voltò verso di me.
"Da impazzire" risposi con tutta sincerità e lei si pietrificò.
"Am..."
"Cosa?"
"Mattia è dietro di te."
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Se ve lo state chiedendo il tipo dell'immagine è Riccardo.
Nei prossimi capitoli (di passaggio come questo) metterò gli altri personaggi
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Io e te. Il resto non conta.
Teen Fiction[IN FASE DI REVISIONE] Nella tranquilla cittadina di Adrogué, la vita di Amanda, una ragazza appena uscita dalla sua quinceañera, sta per prendere una svolta inaspettata. Dopo aver scoperto che l'uomo che ha sempre chiamato padre non è tale, Amanda...
