Capitolo 24

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"Non ci girerò intorno, dov'è Riccardo?"
Buongiorno anche a te zio.
Non bastava il risveglio da una serata dopo una sbronza e la caviglia dolente.
Credevo che sarei stata in pace, una volta uscita da camera mia.
"Non lo so" risposi stizzita per il suo atteggiamento e mi catapultai in cucina.
"Dubito che tu stia dicendo la verità." Mi seguì, mentre io mi misi in punta di piedi per prendere un bicchiere. Feci una smorfia per il dolore.
Addirittura ne dubiti, zietto?
Era lecito che io non ne potessi sapere niente
Abbastanza impossibile
"Invece è così!" Insistetti e riempii il bicchiere fino all'orlo.
Era vero, non sapevo dove era andato; in compenso, sapevo solo il motivo.
"Quindi mi stai dicendo che non lo hai più visto e non ti sei posta il problema?" domandò scettico, meritandosi una mia occhiataccia.
"L'ho visto di sfuggita ieri con il borsone da palestra."
Allusi che dovesse andare in palestra.
"E poi?"
"E poi sono tornata adesso a casa e sto subendo un interrogatorio inutile!" Tracannai l'acqua e poggiai il bicchiere sul lavandino.
"Sì, scusa è che... – si passò una mano fra i capelli – sono davvero preoccupato, non risponde al telefono e ai messaggi."
Iniziava a farmi tenerezza.
Perché Riccardo era così stupido?
Gli costava tanto avvisare i suoi e dire 'non cercatemi, per qualche giorno starò fuori?'
"Proverò a chiamarlo io." Fui più comprensiva e presi un pentolino dal cassetto inferiore: un tè mi avrebbe fatto sicuramente stare meglio.
"Va bene – infilò una mano in tasca – adesso vado a dare ripetizioni, se ti servono dei soldi c'è qualche contante sul comò di camera mia."
"Grazie." Gli sorrisi sinceramente.
"Ci vediamo dopo, fammi sapere se quel coglione di tuo fratello si fa vivo." Mi stampò un bacio in fronte e se ne andò.
In altre circostanze mi sarei stupita per il termine 'fratello', ma avevo la testa così a pezzi che non ci feci minimamente caso.
Senza dubbio avevano un perfetto ideale della famiglia unita e forse avevo iniziato a farci l'abitudine.
Preparai del tè ai frutti di bosco e pescai dalla dispensa un pacco di biscotti.
Andrès sarebbe arrivato a breve e una delle poche cose che mi avrebbe consolata, erano i dolci.
Qualcuno suonò alla porta e nella speranza che fosse Riccardo, andai di corsa ad aprire.
"Ma buongiorno." Davanti a me apparve una Sam spettinata e infagottata di sciarpa e cappello di lana.
"Buongiorno proprio niente" dissi scherzosa e la feci entrare, rabbrividendo per il freddo esterno.
"Allora? Come stai?" Lanciò il suo zaino nero vicino all'appendiabiti e si sedette di fronte al mio pacco di biscotti.
"Una merda, ho una nausea assurda, la mia caviglia è diventata una palla da bowling e la testa a momenti esploderà." Addentai un biscotto e rimasi a fissare la tazza di tè fumare sempre meno.
"Capisco perfettamente." Mi fece compagnia anche lei e afferrò un biscotto al cioccolato.
Dopo aver parlato di malori e pentimenti vari, ci trasferimmo in camera mia.
"Ce l'ho a morte con Christian." Esordì la mia migliore amica dopo un po', mentre io mi occupai di rifare il letto.
"Come mai?"
"Ha detto cose che sapeva benissimo mi avrebbero ferita." Stranamente mi aiutò a cambiare le lenzuola (era molto pigra.)
"Quando?" Accartocciai il lenzuolo bianco e ne presi uno pulito dal mio armadio.
"Ieri, è una delle poche cose che ricordo. Se non l'unica."
"E cosa avrebbe mai detto di così terrificante?" Sistemai il copriletto pulito e mi ci buttai sopra.
"Ha detto che mi ubriaco spesso e mischio farmaci per non pensare al fatto che ai miei non frega niente di me."
"E c'è un fondo di verità?" Diedi due colpetti sul letto, per invitarla a sdraiarsi vicino a me.
Non avevamo mai avuto l'opportunità di parlare di queste cose, io non sapevo niente della sua famiglia e lei non sapeva niente della mia storia.
"È la verità, ma non vedo perché lui abbia dovuto sottolinearlo."
"In che senso mischi i farmaci?"
"Prendo un po' di psicofarmaci."
Sam non era sana mentalmente?
"E perché?"
"Soffro di depressione."
La mia Samantha depressa?
Non lo avrei mai detto.
"Ammetto di essere ignorante a riguardo: che cosa comporta essere depressi?"
"Davvero tante cose. Quella più fastidiosa è il sonno, non riuscivo a dormire più di quattro ore a notte. Quindi mi hanno prescritto un farmaco che oltre ad aiutarmi a dormire, mi fa essere meno incazzata perché sì, sono spesso aggressiva, mi basta una cavolata per esplodere.
E poi svegliarsi e condurre una semplice giornata, è un'impresa; c'è stato un periodo che non ci riuscivo proprio. Non riuscivo ad alzarmi dal letto, a lavarmi i denti, a farmi una semplice doccia... figuriamoci andare a scuola. Per questo ho perso un anno."
"Sam, mi dispiace veramente..."
"Ora sto meglio, molto meglio." Mi interruppe.
Non mi sarei mai immaginata che dietro una ragazza solare, festaiola, energetica, sempre pronta a scherzare, si nascondesse la depressione.
Era così la depressione?
Si nascondeva nelle persone più belle?
Si insinuava così bene, che nessuno se ne accorgeva?
"Perché sei depressa?"
"È vero quello che ha detto Christian, è per via dei miei. Non mi sento amata."
"Fai bene ad essere arrabbiata. È stato davvero uno stronzo."
"E per colpa sua ho pure iniziato a fumare! Ho perso quella stupida scommessa, fumare crea davvero dipendenza!"
"Te lo avevo detto!" dissi dandole un pizzicotto.
"Però sono sicura che riuscirò a smettere."
"Come eri sicura che non avresti preso il vizio!"
"No, io la smetterò. Lo giuro."
"Sarà meglio Sam. E d'ora in poi ti impedirò di bere, non hai idea di quanto faccia male mischiare alcol e farmaci?"
"Va bene mamma, ma nemmeno tu scherzi."
"Hai ragione, non sai cosa darei per ricordarmi di ieri. Preferisco dare la colpa a Christian."
In effetti era in parte colpa sua, mi aveva obbligata praticamente a bere.
Per non parlare dell'inganno del succo!
"Sì, diciamo che non ha dato il meglio di sé ieri."
"A proposito di ieri, andare a Torino sotterranea non era chissà quale idea, Sam."
"Sì, perché non eri con noi, Am. Fidati, ti saresti divertita – si sistemò meglio sul mio letto singolo – e tu? Come mai hai deciso di venire in Italia?"
Accidenti, avevo iniziato a non pensarci più.
"È da un po' che te lo volevo chiedere e già che siamo in tema... ma se non vuoi dirmelo..." farfugliò, dopo una manciata di secondi di silenzio.
"Ho scoperto che il marito di mia madre non è veramente mio padre – mi sistemai meglio sul letto – in realtà mi hanno mentito per quindici anni." Velai la tristezza in un sorriso amaro.
"E perché lo hanno fatto?" domandò scioccata, come se ciò avesse coinvolto anche lei.
"Non ne ho idea, mia madre non vuole dirmi nemmeno chi è il mio vero padre."
"E perciò immagini che non sia una bella persona." Mi lesse nel pensiero e annuii.
"E com'è questo tizio?"
"Davvero uno stronzo. Lo odio. Era capace di mandarmi a letto senza cena."
Se lo odi allora perché finisci sempre per parlare di lui?
Bella domanda.
Avrei dovuto smetterla, parlare di lui mi avrebbe sottratto del tempo prezioso. Ulteriore tempo prezioso.
"Cosa vuol dire a letto senza cena?"
"Oh, non hai ancora sentito nulla. Aveva sempre un commento sul mio fisico o su ciò che mangiavo; come, quanto, perché..."
"Am, hai letteralmente un fisico prefetto. Hai un culo gigante e una terza piena."
Arrossii a quel commento e andai avanti con il mio monologo.
"Pensa che l'ho scoperto l'anno scorso, subito dopo il mio compleanno."
Il giorno della quinceañera era stato il più bello della mia vita.
Mia madre aveva organizzato tutto nei minimi dettagli, mi aveva detto 'oggi dovrai essere più bella di quando ti sposerai' e ovviamente ero stata obbligata a prenderla alla lettera.
Avevo indossato un vestito rosa in raso e due tacchi a dir poco alti, avrei fatto prima a mettere due trampoli.
Il tutto si era svolto in un castello apposito per questo genere di feste e mia madre si era permessa di invitare persone che a malapena conoscevo, solo per il gusto di avere centinaia di invitati: aveva portato le generazioni delle generazioni, mezzo vicinato, amici di amici e fortunatamente le persone che volevo fossero presenti.
L'idea di essere per una volta la protagonista della serata mi aveva affascinata, aspettavo i miei quindici anni fin da bambina, i tuoi genitori ti fanno crescere con l'idea che  saranno i migliori della tua vita.
Ma sapevo benissimo che quello sarebbe stato un cambiamento e i cambiamenti spesso mi spaventavano; il cambio di una babysitter, il cambio di taglio di capelli, il cambiamento di una persona... Erano tutte cose fuori dai miei canoni.
E non mi sarei di certo potuta permettere di farmi trovare impreparata.
Ma avere quindici anni, non mi aveva intimorita, non come avevo pensato.
"Sono sicura che il tuo sedicesimo compleanno sarà meglio." Mi accarezzò una spalla e mi accigliai: sapevo cosa intendeva.
"Niente festa a sorpresa."
"Perché no?!" Tolse la mano dalla mia spalla.
"Perché no, a priori non sarebbe più una sorpresa se adesso lo so!" Mi rifugiai sotto le coperte e lei fece lo stesso.
Storsi il naso perché sul mio letto erano ammessi solo pigiama e biancheria e lei non faceva parte di nessuno di questi due casi in quel momento, ma non dissi nulla.
"Sarà fantastica la tua festa, te lo prometto!" Mi prese il viso fra le mani e fece il labbruccio.
"Va bene – mi arresi – ma niente di esagerato, sono una che preferisce le cose semplici."
Finivo sempre per cedere, non riuscivo a dirle di no; e le poche volte che lo facevo, trovava sempre il modo di convincermi.
"Tranquilla – sorrise boriosa e alzai gli occhi al cielo – come sei finita a casa di Ferra?"
Perché all'improvviso volevo che il mio letto mi inghiottisse?
"Ti giuro che non lo so!" Guardai il soffitto nero e dei flash delle videocamere della notte stessa, mi vennero in mente.
Non sapevo davvero come ero finita a casa sua, sapevo solo cos'era successo dopo.
"Almeno ti ricordi che hai fatto?"
"Non ci ho fatto sesso – quasi – ho solo dormito a casa sua."
"Infatti questa felpa mi sembrava familiare." Spostò le coperte del mio petto e la squadrò meglio.
"Comunque non è successo niente – circa – se è questo ciò che vuoi sapere." Sospirai e sniffai l'odore di pulito della fodera del cuscino.
Improvvisamente qualcuno bussò alla portafinestra e il cuore mi finì nello stomaco.
"Dio, che spavento!"
Samantha si spostò per farmi uscire dal letto.
Ed ecco Mattia con una busta della spesa in mano.
"Da quanto tempo" dissi ironicamente e totalmente in imbarazzo per il fatto che ci fosse anche Sam.
Senza il mio consenso entrò in camera mia e si paralizzò quando si accorse della presenza della mia migliore amica.
"Scusa, non pensavo che ci fosse..." spiccicò, lanciando la busta contenente chissà che cosa, accanto al mio armadio.
"Che cosa mi sono persa...?"
Sammy si sedette e appoggiò la schiena contro la parete.
E la situazione diventò ancora più imbarazzante, quando iniziò ad ammiccare.
"Non ti sei persa niente." Venne Mattia in mio soccorso, con un sorriso stampato in faccia.
"Come mai sei qua?" domandò Samantha, mentre io mi sedetti al suo fianco, incapace di dire altro.
"Ha dimenticato delle cose a casa mia" snocciolò e si sedette sul pavimento.
"E perché ti stai sedendo a terra?"
La mia amica sapeva essere davvero logorroica.
"Amanda odia chi si siede sui letti con i vestiti sporchi."
Mi guardò intensamente con quelle pozze color nocciola, come se in un mondo parallelo gli occhi avessero la capacità di parlare concretamente.
Faceva sul serio.
Eravamo dei magneti, completamente di forma diversa e levigati in due maniere differiti, ma eravamo comunque due magneti.
E tutti sanno che i magneti si attraggono obbligatoriamente.
"Sveglia." Samantha schioccò le dita davanti ai nostri occhi ed entrambi sbattemmo le palpebre più volte: sembrava di aver fissato un lampadario bianco, per troppo tempo.
"Mhm puoi... puoi sederti sul mio letto, piuttosto lo rifaccio – farfugliai e lui non se lo fece ripetere due volte – tanto Sam..." Non riuscii nemmeno a terminare la frase.
"State insieme?" Samantha inarcò un sopracciglio.
"Si!"disse Mattia.
"No!?" risposi io automaticamente, sotto lo sguardo confuso di Samantha.
"Ah, no?" Sembrò prendersela.
"Non me lo hai mai chiesto!"
Ero una abituata alle vecchie maniere, pretendevo la stipulazione di qualsiasi cosa e la concretezza degli atti.
Sì e anche una proposta di fidanzamento.
"Cosa vuoi, un anello?" Il suo tono non si ammorbidì.
"Forse." Scherzai per smorzare la tensione e ottenni il sorriso sghembo di Mattia.
"Okay, è meglio che vada – Samantha si alzò dal mio letto – ho un casino di roba da studiare."
"Anche io." La seguì Mattia, anche se a me sembrò una semplice scusa per sgattaiolare via da camera mia: per lui due letture bastavano per memorizzare il tutto, poco ma sicuro.
"Come volete." Lanciai uno sguardo disinteressato a Mattia e uno più dolce a Sam.
Consigliai loro di uscire dalla porta principale e salutai entrambi algidamente, non mi sarebbe sembrato corretto abbracciare la mia migliore amica e fare un semplice cenno al mio quasi fidanzato.
Chiusi la porta con un tonfo e dopo aver sorseggiato un bicchiere d'acqua, tornai in camera mia.
Quasi morii di infarto quando trovai Mattia sul mio letto.
"Ti diverti a spaventarmi?!" Mi irritai, non c'era giorno in cui facesse battere il mio cuore ad una velocità normale.
Per non parlare di quando ci baciavamo.
"Da pazzi – rispose giocherellando con la trapunta viola del mio letto singolo – non è colpa mia se lasci aperta la portafinestra."
"A me non diverte affatto."
Mi sdraiai accanto a lui dandogli le spalle di proposito.
"Peccato."
"Non avevi da studiare?"
"In realtà volevo assicurarmi che Samantha si levasse dai coglioni" rispose schietto.
Ci avevo azzeccato, era una scusa.
"Ma adesso voglio dormire" dissi con la faccia contro il cuscino e le molle del letto cigolarono, si era alzato.
Mi abbandonai che all'idea che se ne sarebbe tornato a casa, sul serio questa volta.
La luce si spense e pochi secondi dopo, percepii il suo petto contro la mia schiena.
"Buonanotte allora" sussurrò contro i miei capelli e un brivido percorse la mia spina dorsale.
"'Notte" dissi a voce così bassa, che dubitai che mi avesse sentita.

Io e te. Il resto non conta.Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora