Con quella semplice battuta il Presidente la salutò con la cordialità e l'eleganza che sempre lo accompagnano e se ne andò in direzione di Palazzo Chigi, come se niente fosse.
Per i restanti minuti Irene rimase a fissere il punto in cui poco prima Conte si era appoggiato e in cui le aveva parlato, completamente stordita e intenta a ripercorrere la scena avvenuta prima non si rese conto che era ormai ora di cena e che sicuramente la sua coinquilina la stava aspettando con aria minacciosa.
Corse verso casa che, per fortuna, non era lontana da Castel Sant' Angelo, quando spalancò la porta trovò la sua amica Clarissa a tavola, i piatti già pieni e ancora fumanti, ma la sua amica non aveva affatto l'aria arrabbiata, anzi stava leggendo un tomo di Anatomia Patologica armata di evidenziatore
"Ehi Clari, scusami davvero per il ritardo"
"Tranquilla" le disse la sua amica sorridendole con l'aria stanca "Io studiavo, come sempre".
Si misero a mangiare ma Clarissa dopo alcuni minuti di silenzio guardò l'amica con aria strana "Ire come mai sei così taciturna? In genere appena torni a casa hai sempre un mare di cose da raccontarmi, stasera invece sei insolitamente taciturna"
Irene posò la forchetta sul bordo del piatto provocando un rumore sordo "Se ti raccontassi chi ho incontrato oggi a Castel Sant' Angelo non mi crederesti"
"Mm è qualcuno che conosco?"
"Tutti lo conoscono"
Clarissa tirò ad indovinare qualche nome finché non si arrese "Clari" disse la sua amica timidamente "Ti giuro che è tutto vero, anche perché non avrei motivo di dirti una bugia.."
Clarissa la guardava sempre più confusa, la forchetta ancora a mezz'aria "Conte, Giuseppe Conte"
"Quel Conte? Il nostro presidente?"
Irene annuì e le raccontò ogni cosa lasciando Clarissa completamente sbalordita.
Per quanto suonasse assurdo il racconto di Irene, Clarissa sapeva che la sua amica non era una mitomane esibizionista e che, se aveva raccontato tutto ciò, doveva per certo essere vero. Dopo averle fatto ripetere la stessa storia almeno quattro volte scosse le spalle e si immerse nuovamente nel suo trattato di Medicina dicendo semplicemente "Che cosa bizzarra".
Irene pensò a quello strano incontro tutta la sera fissando il volume di Diritto sul suo comodino e si addormentò con quei pensieri assillanti in testa.
L'indomani, dopo avervi pensato così a lungo, e con la mente ancora annebbiata dal sonno credette per un momento di aver sognato quell'incontro.
Si cambiò per andare in facoltà, aveva un'altra giornata lunga ed impegnativa da affrontare e doveva assolutamente cominciare a studiare il tomo che il presidente Conte aveva scritto quando ancora era docente.
Come di consuetudine uscì dal palazzo dell' Università che il sole già era calato, la via era gremita di gente che correva di negozio in negozio ad acquistare i regali di Natale, alcuni studenti che come lei avevano finito molto tardi si fermavano a chiacchierare di fronte alla facoltà, a fumarsi una sigaretta, o davanti ad un cappuccino al bar.
Irene senza si diresse immediatamente a fare un po' di spesa come le aveva chiesto Clarissa, ma quando passò davanti al Castello non riuscì a non fermarsi. Per quanto la sua testa le stesse ordinando di proseguire e tornare a casa, per quanto la borsa della spesa fosse pesante e le facesse male al braccio si recò ugualmente davanti al Castello.
Si ripeté fra sé e sé che era lì solo per abitudine, perché era una sua piccola tradizione intima, non si aspettava certo di vedere nuovamente il Presidente intento a fare il turista per Roma.
"Non sono qua per lui" si ripeteva, ma aspettava in cuor suo che arrivasse.
Proprio quando Irene stava per andarsene, sentendosi una sciocca per aver creduto che un incontro del genere potesse ripetersi, lo vide. Passeggiava distrattamente, sempre avvolto nel suo elegante cappotto scuro, lei gli andò incontro anche se una parte di lei aveva timore di disturbarlo, di avvicinarsi
"Presidente.." sussurrò lei in prossimità della figura dell'uomo
"Irene" disse lui sorridendo "Questo sta diventando un appuntamento fisso"
Lei sorrise imbarazzata "Veramente io vengo qua da sempre"
"Anche io" disse semplicemente lui regalandole un sorriso. Irene abbassò lo sguardo e si sentì una sciocca per essere andata lì senza aver niente di interessante da dire ad un uomo di tale levatura
"Ha iniziato il mio libro signorina Irene?"
"Oh, sì, ho letto ieri sera i primi capitoli"
"Ed è del tutto sicura di non odiarmi ancora?"
Irene sorrise "Non potrei mai"
Lui rise rivolgendo lo sguardo verso il cielo scuro "Sono stato un professore severo, sono abbastanza sicuro che tanti miei studenti mi abbiano riempito di maledizioni".
Dopo qualche attimo di silenzio lui si avvicinò e la squadrò dalla punta delle scarpe fino ai capelli "Mi ha aspettata tanto, Irene?"
"Io non- non la stavo aspettando.. Cioè io sono qui perch-"
Lui sorrise "Dubito che una persona che compra cosa surgelate abbia voglia di attardarsi a tornare a casa"
"Maledizione!" esclamò Irene notando che dalla sua borsa gocciolava un po' di acqua.
Conte rise della sua reazione "Ha una penna, Irene?"
Irene ne cercò una bella sua borsa e gliela porse, lui con delicatezza le prese il polso e scrisse qualcosa sulla mano.
La faccia di Irene doveva essere così sconvolta che lui rise nuovamente "Sì, è il mio numero. La prossima volta che vogliamo incontrarci in questo bel posto potremmo metterci d'accordo così io non dovrò scappare subito e lei non dovrà far scongelare la sua spesa"
Irene arrossì prima che lui la salutasse e se ne andasse "Il dovere chiama, ci vediamo presto".
Si congedò così, con la semplicità e l'eleganza con cui si era presentato il giorno prima.
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Mr President in love || Giuseppe Conte
Fanfiction{COMPLETA} Irene, laureanda in Giurisprudenza, conduce una vita come quella di tutte le giovani donne della sua età finché, nella bella Roma, non incontra qualcuno che cambia per sempre la sua vita. ~ Questa ff non vuole in alcun modo offendere o...
