I pensieri tormentati di Irene vennero interrotti dall' ingresso in cucina di Mattia, si era rimesso i vestiti della sera precedente per essere presentabile "Ragazze allora io vado, grazie per la serata" esordì alzando la mano in gesto di saluto "Ci vediamo presto" e l'ultima frase la disse guardando Irene negli occhi, con tenerezza.
Quando udì il rumore sordo della porta che si chiudeva Irene gettò di nuovo il viso tra le mani borbottando diversi insulti rivolti a sé stessa.
"Mattia sa di Giuseppe. A dire il vero..." rettificò Clarissa "Tutto il mondo sa di Giuseppe, credo che sia consapevole della tua situazione sentimentale, seppur abbastanza confusa"
"Dici che non lo ferirò a morte?"
"Oh no" rispose Clarissa giocherellando con il cucchiaino "Lui ha una cotta spaventosa per te da mesi, gli spezzerai il cuore in ogni caso".
Irene cercò di distrarsi da tutto quel casino, la testa le scoppiava e non riusciva a capire se fosse per la confusione che si era creata nella sua vita o se la causa fossero le bottiglie che si era scolata la sera prima.
Probabile entrambi.
Aiutò Clarissa a rassettare la casa, studiò qualche ora e finirono la serata insieme sul divano davanti ad un noiosissimo film.
Ad un certo punto il telefono di Irene iniziò a squillare, lei afferrò il cellulare e notò il nome sul display "Giuseppe" , lo mostrò alla sua amica
"Che faccio Clari?"
"Non posso decidere per te" rispose semplicemente lei, risposta ambigua data da una persona abituata a dispensare consigli che suonano perentori come ordini.
Irene posò il cellulare e lasciò che finisse di suonare, non aveva il coraggio di parlare con lui. Provava troppe emozioni contrastanti in quel momento: rammarico per ciò che era accaduto a sua sorella, rabbia per la sua assenza, senso di colpa per aver fatto sesso con un'altra persona e poi quella punta di gelosia verso Valentina.
Provava a ripetersi le stesse cose che aveva pensato davanti all' ospedale, ma non riusciva a non essere gelosa di quella donna così elegante, bella e sopratutto così simile a lui. Erano perfetti insieme, è quello che scrivevano tutti i giornali, che dicevano tutti gli amici.
Aveva il cuore spaccato a metà, non sapeva più cosa fosse giusto fare e cosa no e le sue confuse scelte delle ultime 24 ore ne erano la prova concreta.
Un altro messaggio interruppe la loro serata, era il padre di Irene.
"È arrivato il regalo di Natale del papi" esclamò imitando tutte quelle ragazzine che aveva visto in programmi trash di Real Time "Che palle" borbottò
"Come che palle?" domandò Clarissa sorridendo "Per fortuna che hai un padre ricco che ti riempie di soldi per non sentirsi in colpa! Il mio è stato un padre di merda però non mi fa navigare nell'oro"
Irene le lanciò una cuscinata "Sai adesso sta per diventare di nuovo padre, mi ha addirittura mandato l'ultima ecografia"
"Oh ma che bello!" squittì Clarissa fingendosi entusiasta
"Già, un maschietto", si voltò verso l'amica con l'aria corrucciata "Ti rendi conto che è andato a tutte le visite pre natali? Ha fatto addirittura shopping per il bebè"
"Potrei vomitare" rispose Clarissa alzando gli occhi al cielo
"L'ultima volta che ha fatto qualcosa per me che non fosse riempirmi la carta di credito forse avevo 7 anni, chi se lo ricorda"
Clarissa le diede una pacca sulla spalla "Siamo due disgraziate" ammise ridendo "Ma almeno tu sei ricca"
Irene si appoggiò allo schienale del divano con lo sguardo rivolto al soffitto "Credo sia il comune denominatore della mia vita"
"Cosa?"
"Non essere importante per le persone, vedere tutti coloro che amo vivere una felicità di cui io non sono parte. Mio padre che per anni si è quasi dimenticato di avere una figlia ora è il papà modello di tre marmocchi..."
"E Giuseppe che ti fa dediche d'amore va a piangere dall' ex moglie" continuò Clarissa,
Irene la guardò male "Oh avanti so che volevi dirlo, sei solo troppo corretta per ammettere quanto tu sia gelosa e amareggiata"
Irene scosse le spalle.
Per i seguenti giorni evitò accuratamente di prendere in mano il cellulare se non in rari casi: non sapeva se la ferisse di più sentire la felicità di suo padre che si era rifatto una vita senza di lei, o se le desse più fastidio sentirsi una persona orribile nei confronti di Giuseppe e Mattia.
Dopo qualche giorno, il 30 dicembre, arrivò la seconda chiamata di Giuseppe, Irene prese coraggio e rispose, decisa a mettere in chiaro tutto, a confessargli il suo stato d'animo e soprattutto il suo tradimento.
"Ciao Irene, come stai? Sono diversi giorni che non mi rispondi, presumo fossi arrabbiata per la mia assenza. Mi dispiace, ma è stato un periodo.."
"Complicato, lo so" rispose Irene "Come sta tua sorella?"
"Meglio, ora è a casa con suo marito, ha iniziato una terapia.. Tu invece come stai?"
"Bene"
"Passato un buon Natale?"
"Insomma"
"Ti va di stare insieme stasera?"
"Giuseppe..." rispose Irene sospirando "Tu non puoi sparire per giorni e riapparire come se niente fosse, te ne rendi conto vero?"
"Hai ragione, ti chiedo ancora scusa ma.."
"Io sto male per le tue assenze, perché ti amo e questo amore mi ferisce. Amarti mi fa male" disse Irene con la voce incrinata da un pianto imminente
"Ire..."
"Io ho bisogno di avere delle certezze, ma tu prima prometti e poi sparisci. Quando quella sera ti ho detto di amarti non stavo mentendo, ti amo così come sei, ma non riesco a sopportare che ogni volta che c'è un problema tu ti allontani invece di rendermi partecipe della tua vita. Dovresti volermi con te nei momenti di difficoltà, e invece ti allontani"
Giuseppe taceva aspettando che Irene si togliesse quel peso dalla stomaco, lei sentiva il suo respiro teso dall'altra parte del telefono.
"E io sono una persona debole, Giuseppe..."
"Cosa intendi?"
"Ti ho tradito" diretto, duro, come un colpo in pieno petto
Giuseppe non rispose immediatamente
"Mi hai... Tradito ?" domandò con una certa dose di incredulità nella voce
"Sì, e non te lo meriti. Non sono stata capace a resistere alle tue assenze, me ne assumo la colpa. Se continuiamo a stare insieme ci faremo solo altro male"
Giuseppe attese qualche istante prima di rispondere
"È finita?" la sua voce era leggermente incrinata come quella di qualcuno che trattiene le lacrime, eppure cercava di darsi un tono rigido, quasi istituzionale
"Credo sia meglio per entrambi..."
"No, io credo sia meglio solo per te e per la tua coscienza" rispose Giuseppe, rimasero qualche secondo in silenzio finché Giuseppe non la salutò con un tono apparentemente distaccato anche se la sua voce appariva forzata.
Quando la chiamata terminò Irene iniziò a piangere consapevole di aver perso l'uomo di cui si era innamorata, ma certa di aver fatto il meglio per entrambi. Continuava a ripetersi quanto fossero diversi e quanto male avrebbero continuato a farsi nel tentativo di avvicinarsi ancora di più.
Eppure non si levava di dosso la sensazione di aver commesso un grandissimo errore.
Irene si raggomitolò nel letto sperando che Giuseppe non fosse rimasto troppo sconvolto, era abbastanza sicura che si sarebbe dimenticato facilmente di lei.
Non sapeva che pochi chilometri più lontano dalla sua stanza l'uomo si teneva le mani sul viso, gli occhi bagnati di lacrime, i gomiti poggiati sulla scrivania piena di documenti che non aveva intenzione di leggere.
Irene non sapeva quanto anche lui stesse soffrendo.
Angolo autrice: so che dopo questo capitolo l'odio nei miei confronti aumenta ancora di più ma sappiate che vi voglio bene😂❤️
Tutto questo angst l'ho messo perché voglio scrivere una storia che sia veritiera e che parli dei reali sentimenti delle persone: le debolezze, la sofferenza, la gelosia e via dicendo.
Mi dispiace se vi ho fatto aspettare un po'❤️
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Mr President in love || Giuseppe Conte
Fanfiction{COMPLETA} Irene, laureanda in Giurisprudenza, conduce una vita come quella di tutte le giovani donne della sua età finché, nella bella Roma, non incontra qualcuno che cambia per sempre la sua vita. ~ Questa ff non vuole in alcun modo offendere o...
