Il giorno successivo Irene non ricevette alcun messaggio, ogni tanto controllava il cellulare speranzosa di trovarne uno che non arrivava mai.
Iniziò a pensare che avrebbe potuto scrivere lei così, poco prima di coricarsi, con ancora il libro di Conte sulle gambe, afferrò il telefono e fissò la chat nella speranza che le venisse in mente qualcosa di intelligente da scrivere. Cosa poteva mai dire al Presidente del Consiglio che non fosse banale o infantile? Lesse distrattamente il titolo del paragrafo che aveva iniziato a studiare quella sera “Il nesso di causalità nella struttura del reato”, scosse le spalle decidendo di avviare la conversazione parlando della sola che, per certo, avevano in comune: la passione per il Diritto.
Scrisse un’ osservazione su quel paragrafo e mise via il telefono vergognandosi come una ladra e temendo di risultare infantile. Dopo mezz’ora il telefono vibrò:
<< Argomento interessante, Irene? >>
<<Non ho ancora trovato qualcosa che mi annoi in questo libro>>
<< Merito della materia, non mio>>
rispose Conte con modestia
<<Ci vuole una grande penna per parlare di grandi argomenti>>
scrisse Irene, ma dopo aver inviato si sentì una stupida ragazzina di 15 anni che prova a darsi un tono mentre parla con un ragazzo più grande
<< Dimmi la verità: stai maledicendo quel tomo con tutta te stessa >>
<< Non glielo nego, ma la sua rimane una grande penna>>
Conte non rispose, Irene dopo alcuni minuti iniziò a pensare a cosa potesse aver detto di male, arrovellandosi il cervello e lo stomaco nell’attesa del prossimo messaggio.
<<Domani hai intenzione di tornare nel tuo posto preferito? >>
Irene inizialmente non capì a cosa alludesse, ma poi si ricordò di Castel Sant’ Angelo, il luogo dove si erano incontrati e dove, senza saperlo, avevano condiviso tante serate a fissare la bellissima Roma vestita in abito da sera.
<<Certo>>
rispose Irene senza esitare, il viso visibilmente rosso, per fortuna nessuno poteva vederla
<<Non portare surgelati, mi raccomando>>
scrisse lui, Irene scoppiò a ridere da sola nella sua stanza
<<Dirò alla mia coinquilina di fare la spesa>>
<<A domani>>
La promessa più dolce che esista.
Il giorno seguente Irene raccontò tutto alla sua amica Clarissa che ascoltò tutta la vicenda con la tazza di latte ancora a mezz’aria e il viso piuttosto sconvolto.
Irene abbassò lo sguardo in attesa di un commento dell’amica, quel silenzio era esasperante “Clari, non mi dici nulla?”, Clarissa la guardò sorridendo “Visto che hai un appuntamento col premier” “Non è un-” Clarissa le fece cenno con l’ indice di tacere “Dicevo, dato che hai un appuntamento con lui, mettiti qualcosa di carino e fammi sapere se devo aspettarti per cena” “Tutto qui?” commentò Irene ridendo per la calma dimostrata dalla sua amica “Mettiti la camicetta bianca, ti sta bene” rispose la sua amica sorridendo “E non fare casini” disse per poi afferrare la borsa e uscire dall’appartamento.
La giornata per Irene trascorse come se fosse completamente ovattata e lenta, in attesa dell’incontro che l’ avrebbe attesa la sera.
Appena uscita dalla Facoltà iniziò a camminare a passo svelto verso la sua meta, il cuore le batteva a mille e non riusciva a smettere di pensare che ciò che le era successo era assurdo, che non poteva essere vero. Ogni volta che pensava all’incontro con il Presidente aveva bisogno di rileggere i messaggi per rendersi conto che non era un sogno. Le gambe, seppur tremanti, la portarono sul ponte di Castel Sant’ Angelo e quando lo vide, appoggiato alla balaustra con lo sguardo pensieroso, si rese conto che non stava sognando.
Si avvicinò timidamente come se temesse quasi di intromettersi nell’intreccio di pensieri che stavano attraversando la mente di Conte, lui si girò prima che Irene potesse sfiorargli la spalla per richiamare la sua attenzione “Irene” disse semplicemente lui “Buonasera” rispose Irene arrossendo “Io ho ehm.. Ho portato questo” disse Irene porgendo un sacchettino in cui erano contenuti due pasticcini, lui prese il sacchetto e sorrise nel vederne il contenuto, Irene per un attimo credette di aver sbagliato a portarli, ma le era sembrato un pensiero carino “Non deve mangiarlo per forza se non le va” disse frettolosamente Irene, ma Conte sorrise “ Mi va” e addentò uno dei due pasticcini “Sei stata molto carina a portarli” disse porgendo l’altro a Irene. Mangiarono in silenzio, probabilmente senza sapere cosa dirsi, ad un tratto un po’ di cioccolato fuoriuscì dal pasticcino e macchiò il mento di Irene, per fortuna senza sporcare la camicia bianca, prima che lei potesse pulire la macchina Conte la anticipò passandole un fazzoletto di stoffa sul viso. Irene arrossì per quel gesto così intimo e dolce “Non volevo imbarazzarti” rispose lui notando il rossore sulle guance di Irene “Non si preoccupi è che.. Insomma non sono abituata a simili attenzioni” “E’ un vero peccato, le donne vanno sapute trattare” Irene sospirò “Non tutti sono come lei” “E come sono io?” domandò appoggiandosi alla balaustra accanto a Irene “Beh” iniziò Irene cercando le parole adatta “Lei ha… Ha classe, non è una qualità da tutti, sono uscita con dei veri cafoni nell’arco della mia vita” “Tipo?” Irene rise nel pensare a quanti soggetti disagiati aveva incontrato nella vita “Per esempio un ragazzo una volta nel baciarmi mi ha causato un ematoma sulle labbra” “Come?!” domandò Conte ridendo “Giuro” rispose Irene scoppiando a ridere a sua volta “Insomma tutto mi sarei aspettata da quella serata ma non di concluderla con del ghiaccio sulle labbra” Conte si portò una mano per trattenere la risata, senza successo “Non è divertente, Presidente!” “No scusami” si giustificò lui tentanto di smettere di ridere “Ma questa non l’ avevo mai sentita. Che altro ti hanno fatto?” “Allora… Ah sì una volta un ragazzo ha filtrato con me durante un esame, mi ha lanciato un bigliettino sul banco, rischiavamo entrambi di essere cacciati fuori dall’aula a pedate per un bigliettino così stupido” Conte scoppiò nuovamente in una fragorosa risata “La smetta!” rispose Irene sorridendo “Non è cortese ridere delle disgrazie altrui” “Hai ragione perdonami” disse lui tentando di ricomporsi “Ma ammetti che sono esperienze esilaranti” “Lei non ha mai avuto simili incidenti?” “No, niente del genere a dire il vero. Quando io frequentavo l’ Università i ragazzi non si mandavano bigliettini, e non mi è mai successo di rimanere ferito durante un bacio” Irene si coprì il volto con le mani “Sono la sola a cui possono accadere simili episodi!”, lui si avvicinò e le tolse le mani dal viso rimanendo a guardarla per una manciata di secondi, Irene si sentiva completamente esposta di fronte al suo sguardo intraducibile “A cosa sta pensando?” domandò on un filo di voce, averlo così vicino le mozzava il fiato, lui sorrise “Pensavo a come si possa baciare in modo tanto brutale una ragazza così bella”.
Il cuore di Irene mancò dei battiti, non seppe bene se fosse per la vicinanza con Conte, o per il suo profumo che le entrava direttamente nelle narici, per le loro mani che si toccavano o per l’ultima frase, ma Irene sentì un brivido lungo tutta la colonna vertebrale “E come si bacia una ragazza come me?” domandò Irene tutto d’ un fiato rendendosi conto solo dopo della frase che aveva pronunciato “Non lo so” rispose lui semplicemente “Tu come vorresti essere baciata?” , un altro battito mancò, il cuore pareva uscirle dal cuore, avrebbe voluto rispondere qualcosa ma non riusciva ad emettere alcun suono, le mancava la voce. Lui si allontanò lievemente da Irene e lei si maledisse per quel contatto così piacevole che era venuto a mancare a causa della sua timidezza.
“Beh, vorrei che le persone con me si comportassero come se fossi… Importante, qualcuno di cui avere cura, non una bocca da mordere, o una conquista da raccontare agli amici”, lui le sorrise dolcemente accarezzandole il viso “Devi dedicare il tuo tempo solo a chi ti ritiene una cosa preziosa”, erano di nuovo vicini, ma il cellulare di Conte squillò e Irene lo mandò mentalmente al diavolo per aver interrotto quel momento. “Scusami” disse lui dopo aver chiuso in fretta la chiamata “Il lavoro mi chiama” “Oh certo, immagino che il suo ruolo richieda davvero molto impegno” rispose in fretta Irene “Stasera scrivimi” disse semplicemente lui “Mi piace parlare con te di diritto”, le baciò la mano e se ne andò lasciando Irene con il cuore a mille e i muscoli quasi immobilizzati.
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Mr President in love || Giuseppe Conte
Fiksi Penggemar{COMPLETA} Irene, laureanda in Giurisprudenza, conduce una vita come quella di tutte le giovani donne della sua età finché, nella bella Roma, non incontra qualcuno che cambia per sempre la sua vita. ~ Questa ff non vuole in alcun modo offendere o...
