Non sono il Presidente

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Una volta giunta a casa Irene raccontò tutto a Clarissa cha attendeva con ansia un aggiornamento.
La sua amica attese in silenzio che Irene concludesse il racconto e finalmente prese la parola "Credo tu piaccia parecchio al nostro Presidente". Schietta, diretta, sincera.
"Oh avanti Clarissa non essere ridicola"
"Ridicola io?" rispose l'amica "Sono certa che moriva dalla voglia di baciarti e lo avrebbe anche fatto se tu avessi colto la palla al balzo"
"Clari... Cosa se ne farebbe il Presidente di una come me? Cosa può volere da una studentessa universitaria?"
"È proprio questo il punto Ire, cosa potrebbe mai desiderare da te? Se ti cerca, se vuole che tu gli scriva non credi che ci sia qualcosa dietro?"
Irene non seppe cosa rispondere e chiusero la conversazione parlando di tutt'altro.

La sera Irene prese il suo cellulare e scrisse a Conte, per una volta senza temere di essere di troppo, di essere un peso, ripensando alle parole di Clarissa.

Si mandarono messaggi per tutta la sera fino a tardi e, per la prima volta, parlarono di un sacco di cose, non solo di Diritto e Università. Parlarono dei viaggi che avevano fatto, dei cibi che preferivano mangiare, della loro vita.

Irene si addormentò col telefono ancora in mano ad un orario indefinito e quando si svegliò credette di aver sognato finché non vide la conversazione della sera precedente ancora aperta, sorrise e affondò nuovamente la testa nel cuscino.
Era felice.
Inspiegabilmete, o quasi, era felice.

Trascorse una piacevole giornata, le ore scivolarono come acqua tra le sue mani e si ritrovò fuori dal palazzo della facoltà alle 17 con una grande voglia di vederlo.
Sorrise per il suo infantile pensiero, ma poco dopo le arrivò un messaggio di Conte:

<<Immagino che tu sia affamata, vorrei ricambiare la gentilezza di ieri>>

e allegò una posizione di google maps: era una pasticceria.
Irene senza nemmeno pensare si diresse verso la destinazione prevista.
Era una pasticceria vicino Palazzo Chigi, molto piccola e graziosa.

<<Dove sei? >>

<<Entra>>

Una volta entrata una signora molto gentile le indicò una saletta interna a cui Irene non aveva fatto caso e lì, seduto al tavolino, trovò Conte. Indossava un completo, come quelli che indossa sempre quando si mostra in pubblico, ma si notava solo guardandolo che aveva avuto una giornata abbastanza dura: la cravatta era leggermente allentata, le maniche della camicia tirate su fino ai gomiti e la giacca adagiata in una sedia vuota lì accanto.

"Come hai fatto a non farti trovare dai fotografi? Non sono sempre in giro?" disse Irene attirando la sua attenzione, lui rise portandosi alla bocca la tazza di caffè "Ho i miei metodi, quando vivi prigioniero di Palazzo Chigi impari qualche trucchetto"
Immediatamente le porse un piattino pieno di piccoli pasticcini decorati con cura "Questi sono per ricambiare la tua gentilezza"
"Oh ma si figuri, non era niente di che"
"Dammi del tu, ti prego"
"Ma...Non so se posso riuscirci" rispose Irene "Lei è il Pres-"
"No" rispose lui "Adesso sono Giuseppe, non sono il Presidente" e le rivolse un sorriso così genuino che Irene non poté non accontentarlo "Va bene, Giuseppe".

Per un po' parlarono di frivolezze, una normale conversione senza pretese, ma Irene non poté fare a meno di notare il viso stanco di Giuseppe, aveva le occhiaie e spesso si toccava il viso con le mani.
"Tutto bene?" gli chiese lei prendendo istintivamente le sue mani.
"Sì certo" rispose lui "Ho solo avuto una giornata un po' pesante"
"Raccontami" disse Irene accarezzandogli il dorso delle mani, lui sorrise per quel gesto così premuroso "È solo un periodo un po' difficile" tagliò corto, Irene annuì fingendosi soddisfatta della risposta, ma poco dopo Giuseppe riprese a parlare interrompendo il contatto con Irene e passandosi una mano tra i capelli "Fare questo lavoro è... Incredibile davvero, ma richiede tanti sacrifici. Non è lavorare fino a tarda sera che mi distrugge, è sapere che nonostante io provi a fare sempre del mio meglio là fuori c'è qualcuno a cui i nostri provvedimenti non piaceranno, qualcuno che non si sentirà rappresentato da noi, da me".

Vomitò tutta questa amarezza, come se quelle parole aspettassero di uscire da mesi, finora sepolte sotto sorrisi e strette di mano.
Irene non sapeva che dire di fronte a quell' uomo che teneva sulle spalle il peso di una nazione intera "Per quello scappi a Castel Sant'Angelo?" "Sì" rispose lui guardando per un attimo un punto indefinito della stanza "Mi rilassa, mi aiuta a riflettere, mi ricorda perché sono dove sono.

E poi..." sorrise guardandola negli occhi "Lì ci ho trovato te, non può che essere un luogo fortunato"

Mr President in love || Giuseppe ConteLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora