Il loro dolce sonno fu interrotto brutalmente dalla sveglia di Giuseppe, Irene non aprì subito gli occhi, sentì il corpo caldo dell'uomo scivolare via dal suo abbraccio e lo sentí sbuffare.
"Mi dispiace averti fatto fare le ore piccole, Presidente" disse Irene mettendosi a sedere, lui sorrise "È stato un piacere, anche se oggi devo incontrare l'opposizione e non posso permettermi di abbassare la guardia", si lasciò andare ad un lungo sospiro prima di entrare in bagno.
Irene iniziò a prepararsi consapevole che, con tutti gli impegni che aveva Giuseppe, non poteva restare a bighellonare per Palazzo Chigi e, inoltre, da troppo tempo trascurava lo studio, non era affatto da lei.
Si salutarono in fretta, Giuseppe sempre elegantissimo uscì da Palazzo Chigi con la sua scorta, Irene attese che la maggior parte dei giornalisti si fossero allontanati per seguire il presidente e imboccò la strada per tornare a casa.
Una volta tornata a casa raccontò della serata a Clarissa e poi si mise immediatamente a studiare consapevole di essere indietro sulla tabella di marcia.
A fine serata, dopo una soddisfacente e stancante seduta di studio, scrisse a Giuseppe
<<Com'è andata con l'opposizione? C'è stato modo di ragionare? >>
Posò il telefono in attesa di una risposta, ma per tutta la sera Giuseppe non si fece vivo. Irene non vi fece molto caso, sapeva perfettamente che, durante giornate particolarmente stancanti, rimaneva in ufficio fino a tardi, oppure era stata una giornata positiva e aveva deciso di passarla con suo figlio.
Guardando la rubrica politica del TG serale si rese conto che probabilmente la prima opzione era la più corretta, decise di non insistere oltre.
Il giorno seguente, prima di andare in facoltà, controllò il cellulare: nessun messaggio.
Irene scacciò subito i brutti pensieri convincendosi che forse stava ancora riposando, o si era messo a lavoro presto.
"Però certo una controllatina al cellulare..." pensò tra sé e sé Irene avviandosi verso la sua università.
Come al solito andare a lezione le riempiva sempre la mente in modo da non pensare più a niente: si concentrò esclusivamente sulle parole dei suoi docenti, perfino le occhiate dei colleghi le sembravano diminuite notevolmente, forse la notizia shock aveva fatto il suo corso e adesso ne circolavano di più interessanti, chissà.
Uscì nel pomeriggio, afferrò il cellulare convinta che Giuseppe le avesse risposto.
Nessun messaggio.
Irene sentì una morsa allo stomaco, ma si impose di non pensarci "Sono sciocchezze" si ripeteva stringendondi nel suo cappotto "È un uomo adulto, non sta tutto il giorno attaccato a whatsapp per rispondere ai messaggini".
Più si ripeteva queste cose nella mente e meno ci credeva.
Arrivata a casa provò a chiamarlo, sinceramente preoccupata che fosse successo qualcosa.
Il telefono fece uno squillo, due, tre...
Nessuna risposta.
"Fanculo" pensò Irene lanciando il telefono sul letto.
Prese un lungo respiro, ripeté nella sua testa le mille ragioni che potevano aver portato Giuseppe a dimenticarsi totalmente dell'esistenza del suo cellulare, ma non riuscì a calmarsi.
Clarissa provava ad essere di conforto, ma era troppo sincera, dote apprezzabile, che però in quella situazione era di scarso aiuto.
"Beh ricordati che lui ha un lavoro importantissimo e molto impegnativo e poi dai... È costretto a rispondere a Salvini senza mettergli le mani addosso" il tentativo di Clarissa di farla ridere aveva fallito così l'amica assunse un'aria più seria "Ire, vedrai che non è niente. Non ti fasciare la testa".
Irene annuiva, ma non ci credeva.
Il giorno seguente ancora nessuna risposta, Irene non sapeva se essere più infuriata o delusa.
Andò all'università, tentando di restare calma, di non pensare a niente che non fossero i suoi libri e le slide dei suoi insegnanti proiettate nelle grandi aule.
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Mr President in love || Giuseppe Conte
Fanfiction{COMPLETA} Irene, laureanda in Giurisprudenza, conduce una vita come quella di tutte le giovani donne della sua età finché, nella bella Roma, non incontra qualcuno che cambia per sempre la sua vita. ~ Questa ff non vuole in alcun modo offendere o...
