Felpe e malelingue

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Il giorno seguente Irene si svegliò a causa di un raggio di sole che le illuminava gli occhi, quando allungò la mano verso il lato del letto in cui aveva dormito Giuseppe lo trovò vuoto, così si mise a sedere guardandosi in torno con aria spaesata.

L'aveva davvero lasciata sola dopo la notte che avevano trascorso?
Notò che il vestito era stato appresso con cura dentro una busta che lo proteggesse, in fondo al letto dei vestiti, probabilmente abiti informali di Giuseppe, erano piegati meticolosamente, Irene credette che fosse un silenzioso invito ad andarsene e sospirò sconsolata.

Pochi istanti dopo aver formulato quel triste pensiero udì dei rumori dal bagno adiacente alla camera e poco dopo ne uscì Giuseppe che la salutò sorridendo "Stavo per venire a svegliarti" disse passandosi l'asciugamano sui capelli ancora umidi dopo la doccia.

"Di là nel piccolo studio" disse Giuseppe mentre si allacciata la cintura dei pantaloni "C'è la colazione, non conosco i tuoi gusti, ma spero mangerai qualcosa" ammise prendendo una camicia bianca dall' armadio "Questi" e indicò i vestiti piegati sul letto "Sono dei vestiti informali che uso per stare a casa, ti andranno sicuramente larghissimi, ma penso che tu preferisca entrare in taxi con quelli piuttosto che con l'abito di ieri sera".

"Dove vai?" domandò Irene con un tono leggermente infantile, ma le dispiaceva sinceramente che lui dovesse andarsene di già "Ho una riunione" rispose sospirando e iniziando a fare il nodo alla cravatta blu che aveva intorno al collo "Mi piacerebbe davvero poter rinunciare, ma non posso" le disse avvicinandosi a Irene e baciandola dolcemente sulle labbra, e il profumo del suo dopobarba la stordì per quanto era forte e buono.

Giuseppe lasciò la stanza e Irene rimase da sola su quel letto troppo grande per una persona sola, si decise ad alzarsi e dopo essersi lavata indossò gli abiti lasciati dall'uomo: una felpa ed un paio di pantaloni che ovviamente la andavano larghissimi, scosse la testa ridendo "Menomale che nessuno mi vedrà in queste condizioni", prese il suo vestito e si infilò i tacchi, l'unica calzatura che avesse a sua disposizione in quel momento. Mentre addentava una fetta biscottata le scappò un'altra risata nel constatare il suo abbigliamento pessimo.

Uscì da una porta di servizio del palazzo, non poteva di sicuro farsi vedere in quello stato: ieri sera era una bellissima giovane dama a cui il Presidente tendeva la mano e il giorno dopo una ragazzina di ritorno dalla discoteca? Chiamò un taxi e si fece portare a casa.

Non appena varcò l'ingresso vide la chioma bionda della sua amica fare capolino dalla cucina "Ehi!" le disse sorridendole furtivamente "Come sei bella!"
"Smettila!" la intimò l'amica sedendosi al tavolo della cucina "Ho decisamente bisogno di un caffè"
Clarissa le porse la sua tazzina fumante che non aveva ancora toccato "Ma dimmi un po'..." iniziò la sua amica col solito maledetto sorriso inquisitore "Dai tuoi meravigliosi abiti deduco che la serata sia andata alla grande"
Irene alzò gli occhi al cielo senza nascondere un sorriso divertito
"Ti mando via principessa e ritorni a casa barbona, questa serata è per forza andata bene, quindi raccontami tutto!"
Irene iniziò a raccontarle della serata, dello spettacolo, di Simone, di come Giuseppe l'avesse difesa e della notte che avevano passato insieme.

A fine racconto Clarissa aveva ancora dipinto sul volto il sorrisino soddisfatto di chi la sa lunga "E brava la nostra Irene" esclamò dandole una pacca sulla spalla.

Quel giorno Irene decise di rimettersi sui libri, ma poco prima di farlo andò a curiosare su internet per conoscere la reazione dei giornalisti: c'erano infatti già molti articoli con tanto di foto che parlavano della serata, decine di foto di loro due fianco a fianco, sorridenti, bellissimi. Qualche articolo effettivamente si poneva delle domande sull' età della misteriosa ragazza, qualcuno ipotizzava fosse una segretaria di Palazzo Chigi, altri che fosse una ex alunna, Irene poggiò il telefono sulla scrivania soddisfatta di non aver sfigurato e si immerse totalmente nel volume davanti a lei.

Lunedì mattina, le vacanze di Natale sempre più prossime, un cielo plumbeo sopra la testa che minacciava pioggia e una grande ansia.
"È proprio lunedì" ammise Irene uscendo di casa.
Era stato bello vivere quelle esperienze con Giuseppe, sentire le sue mani addosso, i suoi baci su tutto il corpo, stare stretta a lui davanti a decine di fotografi, senza imbarazzo, senza vergogna.

Ma quella bolla rosa in cui Irene aveva vissuto per tutto il week end era pronta ad infrangersi e lei lo sapeva perfettamente.

Già immaginava gli sguardi con cui sarebbe stata accolta in facoltà, i sussurri, le malelingue che l' avrebbero riguardata, le calunnie.

Sospirò con questi pensieri e raggiunse la sua aula il più in fretta possibile tentando di evitare ogni contatto.

Arrivò nell'aula praticamente deserta, si godette quei dieci minuti di pace, ma quando gli studenti cominciarono ad arrivare non poté evitare di sentirsi tutti i loro sguardi addosso, lei che era sempre stata una ragazza molto riservata improvvisamente veniva sottoposta ad una radiografia da ogni persona presenta nella stanza.

Chi la guardava con aria interrogativa, chi la scrutava come se fosse un animale raro, chi sghignazzava con l'amica dopo averle lanciato qualche occhiata. Irene percepì la loro curiosità, la loro malizia e anche un bel po' di invidia, e questo la rincuorava un poco.
Per fortuna il professor Gelli era un uomo squisitamente puntuale ed iniziò immediatamente la lezione permettendole di staccare la spina da quella situazione per 90 minuti.

Giunta la fine della lezione Irene era già pronta per uscire, felice di non avere altre lezioni per quel giorno e di non dover affrontare di nuovo tutte quelle occhiatacce, ma il professore riprese la parola "Gli studenti che hanno vinto la Borsa di Studio sono pregati di fermarsi con me 5 minuti".
Irene chiuse gli occhi e prese un lungo respiro, sapeva che tutti la stavano fissando e sentiva anche qualche commento pungente in mezzo alla folla di studenti.

Quando tutti furono usciti, senza omettere battutine sulla presunte prestazioni sessuali di Irene, il professore riferì alcune informazioni sul dottorato a lei e ad altri quattro studenti, Irene rimase tutto il tempo in ascolto senza riuscire però ad alzare lo sguardo. Sebbene i ragazzi con lei fossero vincitori della borsa di studio e non avessero motivo di parlare male di lei, Irene si sentiva comunque giudicata dai loro sguardi.

"Bene ora potete andare, tranne lei" disse il docente indicando Irene "Rimaga un attimo qua"
Irene era già pronta ad una sfuriata, a dei commenti poco carini, ma il professor Gelli le diede una pacca sulla spalla, amichevole, di quelle che si danno agli amici quando sono giù di morale
"Signorina, io so che questa sua.. ehm relazione metterà seriamente in crisi i suoi rapporti sociali all'interno della facoltà"
Irene sospirò amareggiata, non aveva mai avuto tantissimi amici all'università, ma non era mai stata nemmeno una ragazza detestata dai colleghi
"Però" riprese il professore "Lei sa bene che è stata scelta per le sue capacità, non permetta a nessuno di mettere in discussione quello che lei sa fare"
Irene si stupì di tanta umanità e gli sorrise con gli occhi lucidi, non riuscì nemmeno a ringraziarlo perché lui prese la borsa in pelle che teneva sulla cattedra e uscì con un semplice "Arrivederla".

Irene, una volta giunta a casa, si stese sul divano, sfinita come se avesse corso una maratona, però era felice che almeno il suo docente non la considerasse una ragazza facile.
Mentre era immersa nei suoi pensieri arrivò un messaggio di Giuseppe, Irene sorrise e pensò che la compagnia di quell'uomo valeva tutte le occhiatacce del mondo.




Ci ho messo un po' ma l'ispirazione in questi due giorni mi è mancata, mi sono arrovellata molto per riprendere a scrivere, ma purtroppo non è una cosa che posso comandare.
Spero vi sia piaciuto

Mr President in love || Giuseppe ConteLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora