Anime sole

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La mattina li trovò abbracciati insieme come ormai accadeva da diverso tempo e Irene non poté evitare di pensare, stretta all'uomo con cui stava dividendo il letto, che svegliarsi così fosse la cosa più naturale del mondo.

Giuseppe dormiva ancora, la sua mano calda poggiata con delicatezza sul suo fianco, Irene pensò che quella visione aveva il sapore della felicità, che i loro vestiti sparsi per terra, il ciuffo ribelle sulla fonte di Giuseppe, i loro corpi intrecciati erano la cosa più simile alla felicità che Irene avesse mai provato nella sua vita.

Giuseppe aprì gli occhi qualche minuto prima della sveglia, e la prima cosa che fece fu sorriderle rivelando le fossette per cui lei impazziva.
Quel sorriso, il suo cuore che impazziva, non si era mai sentita così leggera.

"A che pensi?" domandò lui con una tenerezza nella voce che poco aveva a che vedere con la notte appena trascorsa "A niente" rispose Irene scuotendo le spalle senza smettere di fissarlo "Sicura?" "Pensavo che... Sono felice"

Aveva paura a pronunciare una simile frase ad alta voce perché ogni volta che le era parso di poter raggiungere la felicità, tutto il suo mondo era crollato.

Lui le baciò dolcemente le labbra e si alzò dal letto per andarsi a cambiare, aveva di fronte a sé una giornata molto impegnativa, come se le altre fossero una passeggiata.

Iniziarono a vestirsi insieme, litigarono per il bagno e bevettero il caffè condividendo quella meravigliosa quotidianità che Irene aveva desiderato per tutta la vita, ma che non le era stata concessa.
La quotidianità che Giuseppe aveva avuto ma che il suo ruolo non gli permetteva di mantenere.

Pareva assurdo quanto quelle due anime, che fino a qualche mese prima erano sconosciute, avessero, seppur in modi diversi, sperimentato le stesse privazioni.
Due anime sole, nel loro intimo.
Perennemente circondate da persone, ma poche, davvero poche, con cui condividessero qualcosa.
Ed era meraviglioso, pensò Irene mentre osservava il suo compagno bere il caffè, condividere tutto, condividere il dolore, renderlo familiare.
Vagare per la bella Roma e scoprire che c'era qualcuno esattamente come lei, che provava le stesse cose che sentiva lei.
Un'altra anima persa.

Dopo la fugace colazione si salutarono per tornare alle loro occupazioni consapevoli che quel bacio, finalmente, aveva il sapore della promessa di rivedersi, di stare di nuovo insieme.
Di rimpossessarsi di qualcosa che si meritavano entrambi.

Irene come al solito uscì da uno degli ingressi secondari ma non poté fare a meno di notare una strana calca di gente fuori dal Palazzo, non era una cosa tipica.

Oltre ai soliti giornalisti che si appostavano nel tentativo di strappare una fugace intervista al Presidente c'erano diversi manifestanti che gridavano e sventolavano bandiere di partiti politici dall'orientamento decisamente discutibile.

Molti di loro gridavano slogan di pessimo gusto, imprecazioni, le bandiere sventolavano, qualche esaltato gridava nei megafoni, e sempre più braccia tese si alzavano per salutare un passato che aveva massacrato l'Italia e che fortunatamente non le apparteneva più.

Forse.

Irene si appostò in disparte ad osservare quei manifestanti, non sapeva nemmeno cosa volessero e, dai loro slogan, parevano confusi loro stessi sulle intenzioni di quella manifestazione.
Povera Italia dilaniata ancora dalla ferocia fascista, pensò Irene scuotendo la testa senza riuscire a smettere di osservare lo spettacolo obrobrioso di quella gente coi cappucci tirati su e il sangue avvelenato.

Il caos aumentò esponenzialmente quando il Presidente uscì dal Palazzo, la sua scorta momentaneamente raddoppiata, Irene dalla sua posizione riusciva ad osservare la scena abbastanza chiaramente.

Le guardie del corpo del Presidente  cercavano di passare in mezzo alla calca di manifestanti e giornalisti, Giuseppe camminava a testa alta e Irene provò un moto di orgoglio verso quell'uomo così forte.

Mr President in love || Giuseppe ConteLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora