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Sposami?

Come gli era venuto in mente di chiederle una cosa del genere? In quel momento? Stesi in un letto, dopo aver litigato con suo figlio.

Irene però sorrideva, si sarebbe aspettato tutt'altra reazione: lo sguardo terrorizzato, qualche tentativo di formare frasi di senso compiuto. Irene invece sorrideva, non il sorriso a trentadue denti di una ragazza che ha appena ricevuto una proposta di matrimonio, seppur piuttosto inopportuna, ma sorrideva.

"Me lo chiedi così?"
"Io... Hai ragione, è stata una cosa impulsiva"
Irene abbandonò la testa sul cuscino, un largo sorriso a riempirle il viso, lui attese una reazione che potesse comprendere finché Irene non si girò verso l'uomo "No"

Lui la guardò con uno sguardo perplesso che la fece sorridere ancora di più "Sei scosso dalla litigata con tuo figlio, hai mai sentito quella frase che recita: non decidere quando sei triste?"
Lui sorrise "Sei veramente brava ad evitare le domande"
"Ho imparato dal migliore, e poi la tua non era neanche una domanda, era un imperativo, spero tu sia stato più bravo a chiedere la mano di Valentina"

Rimasero qualche istante in silenzio, il viso di Irene sul petto di Giuseppe, lui le accarezzava i capelli con le sue mani calde "Non ti piacerebbe diventare mia moglie?"
Lei si sollevò dal petto dell'uomo con un sorriso malizioso "Non ho mai detto che non mi piacerebbe"
"Venire verso di me vestita di bianco..." iniziò a dire lui ridendo mentre quelle immagini si prospettavano davvero davanti ai suoi occhi
"Bianco? Se ti piace il bianco sappi che lo indosso proprio ora" disse lei indicando la spallina del reggiseno visibile dalla sua maglietta e facendogli l'occhiolino, lui scoppiò a ridere "Sei brava anche a rovinare i momenti dolci"
"Non sono io che faccio pessime proposte di matrimonio"

Risero di nuovo, come due bambini "Però almeno sorridi, so che è stata una serata difficile... Domani andrà meglio"
"Lo spero" rispose lui accarezzandole il viso con dolcezza.
Si addormentarono come sempre, lasciando quella proposta impacciata a mezz'aria finché lo squillo di un telefono non li costrinse ad aprire gli occhi.

Irene si mise un braccio sugli occhi "Ma che ore sono? Chi è che ti cerca adesso?!"
Giuseppe si alzò in fretta alla ricerca del telefono, probabilmente era rimasto nella tasca della giacca
"Ti prego dimmi che non è crollato il Governo o qualcosa del genere, non alle..." alzò il busto e vide che le lancette della sveglia segnavano le tre di mattina "Alle tre !" appoggiò di nuovo la testa sul  cuscino piuttosto adirata per il modo brusco in cui erano stati svegliati.

Non appena Giuseppe trovò il cellulare lo vide uscire dalla camera, probabilmente non voleva disturbare Irene, ma lei era già sveglia, tanto valeva andare a ficcare il naso negli affari di Giuseppe. Si alzò con gli occhi ancora appannati dal sonno e si appoggiò sullo stipite in attesa di capire chi lo avesse chiamato e cosa fosse accaduto di tanto importante.
Riusciva solo a sentire le frasi concitate ed agitate di Giuseppe "Dimmi dove siete" "Non riattaccare" "Aspettami".

Quando terminò la chiamata l'uomo si alzò con le mani che tremavano per l'agitazione, corse dentro la camera da letto ignorando Irene e iniziò a vestirsi con i primi abiti che trovò a portata di mano.

"Che succede?" domandò Irene continuando ad osservare l'uomo davanti a lei che si infilava velocemente una t shirt
"Chi era?"
"Ludovica"
"Ludovica?" gli fece da eco Irene non ricordando alcuna ragazza con quel nome
"La fidanzatina di Nicco" riprese l'uomo mentre si vestiva più in fretta che poteva, rallentato solo dal tremore delle sue mani.
Irene lo imitò iniziando a sua volta a vestirsi e cercando di capire di più di quella strana situazione "Cosa è successo? Perché ti chiama alle 3 di notte?"
Giuseppe non rispose intento ad allacciarsi le scarpe, Irene attese.

Uscirono dall' appartamento in fretta, percorsero le scale deserte del palazzo finché non giunsero nel garage in cui, data l'ora, erano presenti solo le auto di ordinanza.
Irene strappò le chiavi di mano a Giuseppe "Non puoi guidare, non so cosa sia successo ma non sei in grado, faccio io"
Giuseppe non lottò, non ci provò nemmeno, si sedette sul lato del passeggero e impostò Google maps per raggiungere la posizione inviatale da Ludovica.

"Vuoi dirmi cosa è accaduto?" domandò Irene sfrecciano per le vie di Roma, nell'auto un silenzio pesante scandito solo dalla voce meccanica dell'assistente vocale che indicava le varie direzioni da prendere
"Non lo so, mi ha detto che Nicco sta male, non so nemmeno dove siano di preciso, cosa sia successo... Non so niente"
Irene sospirò "Siamo quasi arrivati"

Arrivarono in una zona residenziale decisamente alto locata, lasciarono la macchina sul bordo della strada, poco prima che Giuseppe potesse chiamare la ragazzina il suo telefono squillò, iniziò a correre, una mano occupata dal cellulare e l'altra dal polso di Irene che lo seguiva col cuore in gola.

Seguendo le indicazioni concitate di Ludovica al telefono si ritrovò davanti ad un cancello piuttosto imponente, lasciato aperto, il giardino della villetta era parzialmente illuminato e un vociare sommesso proveniva da un gruppo di ragazzini tutti radunati davanti all'ingresso della casa, da dentro una musica da discoteca suonava mischiata a qualche risata, grida, rumori di vario genere.

Irene e Giuseppe si avvicinarono al gruppetto di ragazzi e Ludovica andò loro incontro con le lacrime agli occhi "Non so come sia successo" continuava a ripetere

Niccolò era per terra, confuso, non riusciva ad alzarsi in piedi "Nicco che è successo? Come stai?" domandò Giuseppe cercando di tirarlo su
"Ma è ubriaco!"  Giuseppe squadrò tutti i suoi amici uno ad uno "Mi dite cosa è successo? Perché a 13 anni avete dell'alcol?!"
Irene gli mise una mano sulla spalla mentre l'uomo stringeva a sé il figlio in condizioni in cui mai si sarebbe aspettato di vederlo, soprattutto a 13 anni.

Ludovica prese la parola "Sono arrivati gli amici di mio cugino che sono più grandi e hanno portato delle bottiglie. Noi... Abbiamo bevuto, ma poco giuro, a me... A me neanche piace l'alcol"
Giuseppe ascoltava con attenzione mentre cercava di riparare dal vento fresco il corpo di Niccolò con la sua giacca
"Poi..." proseguì Ludovica "Nicco, Matte e Fra hanno continuato a bere, ridevano... Credevamo che fosse tutto ok, sembrava davvero che stessero bene perché ridevano tantissimo"
Giuseppe scosse la testa "Dove sono i tuoi?!"
"Non ci sono mai, sto con mio cugino quando non ci sono perché è più grande, a volte porta i suoi amici ma... Non finisce mai così..."

Giuseppe scosse la testa di nuovo posando lo sguardo sui ragazzini terrorizzati di fronte a lui, tutti provenienti da famiglie benestanti, tutti figli della gente per bene, e tutti irrimediabilmente soli.

Tornò a guardare suo figlio, probabilmente si era addormentato.
"Abbiamo chiamato i nostri genitori" lo rassicurò uno dei ragazzini indicando alcune auto che stavano parcheggiando "Ci dispiace per Nicco, lui sembrava sapere cosa stesse facendo... Diceva che voleva festeggiare il suo compleanno più in grande, faceva strani discorsi"

Giuseppe ripensò alla rabbia di suo figlio quella sera, a come lo aveva chiamato "Presidente" con odio, a quanto lo avesse lasciato solo, quanto sia lui che Valentina lo avessero trascurato.
Non poté che sentirsi in colpa mentre accarezzava i capelli biondi di suo figlio, così fragile e piccolo, e già così provato dagli errori di altri, di chi doveva proteggerlo.

Si tirò su in piedi con Niccolò in braccio, nonostante fosse alto quasi quanto lui riuscì a portarlo fino alla macchina, si mise nei sedili dietro accanto a lui mentre Irene li riportava a casa.

Vederlo ridotto così era come ingoiare veleno ad ogni respiro, gli sfiorava le guance arrossate con una terribile ansia a premergli sul petto.
Aveva biasimato i genitori di Ludovica che non ci sono mai, che si perdono dietro a eventi di gala, cene sfarzose, vacanze mozzafiato e mettono al mondo i figli per chissà quale motivo.

Si rese conto di non essere così diverso da loro, di concedere così poco tempo a suo figlio.

"Mi dispiace" sussurrò Giuseppe con le labbra posate sulla fronte di suo figlio "Mi dispiace di averti lasciato da solo"

Mr President in love || Giuseppe ConteLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora