15. Come neve

236 31 8
                                        

Neve, imparo da te
che sai come fare,
a coprire le nostre distanze,
a cancellarne anche solo un momento le tracce.

Come neve (Giorgia/M.Mengoni)
______

Al termine della santa messa, i genitorni di Lyra uscirono salutando alcuni conoscenti per poi raggiungerla, chiaramente infuriati.
In modo particolare, sua madre aveva un'espressione arrabbiata e delusa dipinta sul volto. -Ma che ti prende  Lyra, si può sapere?- esclamò, scuotendo energicamente il capo.
La ragazza si alzò in piedi e voltò la testa, evitando il contatto visivo con quel paio di occhi delusi. -Niente... Non lo so...- mormorò.
-Durante la messa non sei stata attenta, dove avevi la testa?-.
-Non lo so...- ripeté stancamente la ragazza.
-E adesso questo? Mi hai fatto fare una pessima figura con le altre famiglie, non hanno fatto che vociferare!- continuò a rimproverarla la donna, con il viso tirato.
Ma quelle parole giungevano alle orecchie di Lyra come miseri suoni privi di senso; non le importava assolutamente niente del parere che gli altri fedeli potevano essersi fatti di lei. A darvi importanza erano soltanto i suoi genitori, e probabilmente lei adesso sapeva anche il perché: ci tenevano molto ad apparire una famiglia perfetta agli occhi degli altri, perché così si convincevano di esserlo davvero.
Era una cosa di cui avevano bisogno; ma a Lyra questa cosa non poteva che disgustare. Per la prima volta in tutta la sua vita si sentiva trememdamente distante da mamma e papà, dalla fede, dalla congrega; era distante persino dal suo solito modo di pensare, come fosse diventata un'altra persona.
-Non m'importa, mamma. Non me ne frega niente- grugnì.
La donna assunse un'espressione profondamente stupita, non appena udì quella risposta. Era forse la prima volta che notificava un tentativo di ribellione da parte di quella figlia che aveva fino a quel momento ritenuto "perfetta". E ne fu davvero molto, molto destabilizzata.
-Sono tua madre, Lyra, non puoi rispondermi in questo modo- asserì,  freddamente. -Si può sapere cosa ti prende, o no?-.
La ragazza strinse le labbra in un'espressione di rabbia e disgusto.
-Dovreste smetterla di preoccuparvi tanto di come apparite- disse, emettendo un violento sospiro. -Perché conta quello che siete, non quello che sembrate-.
Soltanto dopo aver pronunciato quella frase, la ragazza si rese conto che forse aveva esagerato. Si sorprese di se stessa, per aver detto una cosa simile; seppur fosse profondamente convinta di quelle parole, mai prima d'ora avrebbe avuto il coraggio di pronunciarle.
-Con questo cosa vorresti dire, Lyra?- sbraitò ancora sua madre, facendo un passo avanti. Aveva il volto paonazzo ed i pugni chiusi. -Dovresti essere orgogliosa della famiglia che hai, e di quello che ti abbiamo insegnato. Per tutto il resto, Dio vede e provvede... Lo sai-.
-Spero davvero tanto che sia così...- mormorò la ragazza, con un filo di voce. Lasciò cadere le braccia lungo il vestito, che ricadeva leggiadro sui suoi fianchi.
-Andiamo a casa...- borbottò suo padre, facendole cenno con la testa di seguirlo.
Il breve viaggio di ritorno in auto fu accompagnato da un silenzio tombale, frutto della tensione che si era venuta a creare tra Lyra e sua madre. Giunti nel vialetto di casa, la ragazza aprì la portiera e scese per prima, precipitandosi nella sua stanza. Era un fascio di nervi, tremava dalla rabbia ed era oppressa da una sensazione di impotenza. Restò in silenzio anche durante il pranzo, con gli occhi di entrambi i suoi genitori puntati addosso.
Si sentiva un verme; aveva tradito la loro fiducia, assumendo un comportamento mai avuto prima nei loro confronti. Ma non riusciva, o meglio non poteva smettere di pensare a Toby.
-Dopo esco per una passeggiata- mormorò, riponendo il piatto sporco nel lavandino.
La voce severa di suo padre, tuttavia, la bloccò subito dopo. -No, mi dispiace Lyra, ma penso che tu debba restare nella tua stanza oggi-.
La ragazza spalancò gli occhi, sbigottita. -Cosa? Perché?-.
-Così avrai modo di riflettere sul tuo comportamento- intervenne la madre, con le braccia intrecciate sul petto.
Lyra abbassò lo sguardo, senza sapere che cosa dire. Non credeva di meritarlo, ma opporsi ancora alla loro volontà avrebbe buttato altra benzina sul fuoco. Si limitò ad annuire e salì lentamente le scale, per poi chiudersi la porta della camera dietro alle spalle.
Emise un tremante sospiro raggiungendo il letto, dove si mise a sedere con la testa sorretta dalle mani. Aveva promesso a Toby che gli avrebbe portato qualcosa di buono da mangiare, e certamente lui la stava aspettando.
Sentì il suo cuore stringersi.
Non riusciva a sopportare l'idea che stesse infrangendo quella promessa, a prescindere dal fatto che fosse o meno la sua volontà.
Ma al momento non poteva fare niente; provare a fuggire sarebbe stata una mossa davvero stupida, perché quasi certamente sarebbe stata scoperta e ciò avrebbe peggiorato ulteriormente quella situazione già spinosa.
Seppur contro la sua volontà, Lyra trascorse l'intero pomeriggio chiusa nella sua stanza, contando i minuti e pregando che il tempo passasse alla svelta.
L'indomani mattina sarebbe tornata da Toby, a qualunque costo.

Ticci Toby - RipudiatoLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora