Sanguinerà anche questa gioia,
ferirti a volte può aiutarti più di stare bene.
E non temere di esser sola,
quando sei solo, sei tutto per te.
25 Febbraio (Francesca Michielin)
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Lyra portò il bicchiere alla bocca per l'ultima volta, svuotandolo del suo contenuto; poi, con disattenzione, lo poggiò troppo energicamente sul tavolo.
Emise un sospiro, tornando a rivolgere lo sguardo alla finestra posta alla sua sinistra; il cielo era quasi del tutto sgombro dalle nuvole, e decorato da un sole lucente.
Sentì la porta di casa aprirsi ed i passi di sua madre allungarsi sul corrioio, ma non vi diede alcun peso; soltanto una manciata di secondi dopo, però, la voce profonda di papà raggiunse le sue orecchie facendole percepire un brivido.
Era arrabbiato. E anche molto.
-Lyra, potresti venire in sala un attimo?-.
La ragazza si voltò indietro, scorgendo il volto tirato dell'uomo. Non era spaventata; non era mai capitato che lui alzasse le mani. Tuttavia, era fortemente preoccupata perché non capiva che cosa stesse accadendo.
Senza dire niente si alzò dalla sedia e si incamminò lungo il breve corridoio, seguendo i passi più distesi e pesanti di suo padre. Quest'ultimo, una volta giunto nel salotto dove anche mamma attendeva con le braccia intrecciate ed il volto teso, allungò una mano ed indicò un oggetto adagiato sul divano.
-Puoi spiegarci cosa è quello?-.
Il cuore di Lyra mancò un battito, ed il suo fiato si fece più pesante. Affogò i polmoni in una grande boccata d'aria gonfiando il petto, poi si voltò in direzione di ciò che quella mano stava indicando.
Adagiata sul divano, vi era la tela sulla quale aveva abbozzato il ritratto di Toby.
Aprì la bocca per parlare ma dapprima non vi riuscì; ogni nervo del suo corpo si fece teso, ogni muscolo si irrigidì pressato da una tremenda angoscia. -Hai...- borbottò, con il fiato mozzato dall'ansia. -Hai frugato... tra la mia roba?-.
Il padre si spazientì immediatamente, udendo quella domanda. -Voglio una risposta da te, Lyra. Cosa è quello?-.
-È solo... Un disegno...- borbottò la ragazza, stritolandosi le dita nei pugni. Era palese che entrambi i suoi genitori avessero capito tutto, ma per qualche motivo provò ugualmente a giustificarsi.
-Credo sia arrivato il momento... Di parlare- intervenne sua madre, che a differenza del marito pareva voler prendere quella scomoda situazione con calma maggiore. -Ci sono delle cose che dobbiamo spiegarti-.
L'uomo, tuttavia, non la assecondò per niente e continuò a rivolgersi a sua figlia con una rabbia fin troppo evidente. -Da quanto tempo ci stai mentendo, Lyra?- ghignò, con la fronte aggrottata e lo sguardo truce. -Da quanto tempo l'hai scoperto?-.
La ragazza strinse le mandibole, incredula nell'udire quelle parole. Si stavano davvero comportando come fossero loro le vittime, in quella maledetta faccenda?
-E voi? Voi due da quanto tempo mentite a me!- gridò, sentendo i suoi occhi bagnarsi.
La mamma intervenì ancora, assumendo un tono più severo. -Non rivolgerti ai tuoi genitori in questo modo-.
-Oh, ma non non serve che mi rispondiate!- gridò ancora la ragazza, annaspando. -Sono quindici anni che mi mentite!-.
-Tu non hai idea di cosa abbiamo dovuto passare, Lyra!- si aggiunse la voce del padre, che per il nervosismo aveva iniziato a gesticolare. -Non ti puoi permettere di farci la predica, tu non sai niente!-.
La ragazza gli lanciò uno sguardo colmo di rabbia e rancore, per poi voltarsi in direzione della madre.
-Bene...- asserì, con la voce che tremava sensibilmente. -Allora spiegatemi, spiegatemi tutto. E mi auguro che abbiate una giustificazione bella grossa per questo-.
Vide i pugni di suo padre chiudersi ed iniziare a tremare, come avesse voluto colpirla; la moglie lo raggiunse e poggiò una mano sulla spalla, massaggiandola lievemente fino a che non si fu calmato.
-Ora ci sediamo a tavola, tutti e tre...- mormorò la donna, tra i singhiozzi del pianto. -E facciamo luce su questa cosa una volta per tutte. Niente più segreti...-. Lanciò un'occhiata alla figlia, con il volto paonazzo e gli occhi lucidi. -Ok?-.
Lyra trattenne il fiato gonfiando il petto; tremava come una foglia, non per la paura ma per la rabbia. Riuscì ad annuire con un cenno del capo, e seguì i suoi genitori fin nella cucina.
Sistemandosi a sedere riempì ancora il suo bicchiere con un po' di the, e lo bevve con l'unico scopo di bagnarsi la gola. Sua madre e suo padre si misero a sedere davanti a lei dopo essersi scambiati qualche sguardo preoccupato ed un paio di sussurri nelle orecchie.
Fu mamma la prima a parlare, forse perché lui stava ancora cercando di calmarsi. Intrecciò le dita delle mani per sciogliere la tensione e guardò la figlia dritta in faccia, simulando una sicurezza che in realtà non aveva.
-Non ti abbiamo mentito su tutto, tuo fratello era davvero malato- mormorò.
-"È"- ribattè immediatamente la ragazza. -Ora potete smetterla di parlare di lui al passato-.
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Ticci Toby - Ripudiato
Fan-Fiction"-Cosa è, questo?-. -È un pennello, serve a dipingere. Vedi? Lo bagno nel colore, e poi...-. -E questo... Cosa è questo?-. -Questo si chiama abbraccio, Toby. Serve a dire a qualcuno che gli vuoi molto bene-". Lyra ha da poco compiuto diciott'ann...
