25. Frasi a metà

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Si muore a metà di una frase,
o di frasi a metà.

Frasi a metà (Laura Pausini)
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Verso le cinque del pomeriggio, mamma annunciò che intendesse andare a fare la spesa. Abitualmente vi andava in bicicletta o a piedi siccome il supermercato non era molto distante, ma quel pomeriggio pioveva, così papà si offrì di accompagnarla.
Prima di uscire, salì le scale e picchiettò un paio di volte le nocche sulla porta di Lyra.
-Io e mamma usciamo per un'oretta... Ti serve qualcosa, al supermercato?-.
La risposta della ragazza giunse stanca e scocciata. -No-.
-Bene, a dopo-.
Sentì i passi di suo padre scendere rapidamente al piano di sotto, poi la porta fu chiusa con un piccolo tonfo; Lyra provò una sensazione di sollievo quando udì il rumore metallico della chiave che veniva girata all'interno della serratura.
Finalmente era sola, dopo quattro giorni di incessante supervisione.
Era il momento perfetto per agire indisturbata. 
Aprì l'armadio ed estrasse quatto lenzuola pulite, per poi legarle con attenzione tra loro con l'obbiettivo di creare una sorta di corda. Fatto questo, assicurò una delle estremità al battente della finestra a due ante, e lasciò cadere il resto lungo la parete esterna della casa. La corda che aveva ottenuto non era molto lunga, ma sarebbe stata più che sufficiente per raggiungere il suolo senza farsi troppo male.
Si sporse oltre la finestta e si aggrappò alle lenzuola, mentre le prime gocce di pioggia iniziavano a bagnare i suoi capelli; con grande sforzo iniziò a calarsi, fino a raggiungere la distanza di circa due metri e mezzo dal suolo.
Le sue mani tremavano e la pioggia le appannava la vista, ma riuscì ugualmente a sentire una delle lenzuola strapparsi; precipitò inevitabilmente un attimo dopo, sbattendo la spalla destra sull'erba bagnata. Si rialzò subito, emettendo un lamento di dolore, e sollevò la testa; nonostante la botta, cel'aveva fatta.
Emise un violento sospiro svuotando i polmoni, prima di mettersi a correre lungo il selciato, dritta in direzione della strada sterrata che conduceva al vecchio rudere.
Arrivò sul posto diversi minuti dopo, con il fiato corto ed i vestiti bagnati; afferrò la maniglia arrugginita della botola e la issò con enorme fatica, emettendo un lamento. Non appena il coperchio si adagiò a terra dal lato opposto, la ragazza si affrettò a poggiare le suole sulla scalinata in ferro.
-Toby, sono io!- esclamò, entusiasta di poter rivederlo ancora.
Tuttavia non ricevette alcuna risposta, e quando si ritrovò con i piedi sul fondo del buco dovette aguzzare lo sguardo per mettere a fuoco la figura che, immobile, se ne stata rannicchiata nell'angolo.
-Toby?- ripeté, assumendo un'espressione preoccupata.
Udendo che il suo nome veniva pronunciato per la seconda volta, il ragazzo si voltò lentamente in sua direzione.
Lyra sentì il suo cuore mancare un battito, e le parole che stava per pronunciare le morirono in gola.
Il volto pallido e magro del ragazzo era padroneggiato da un'espressione di profonda agonia; le sue labbra erano sporche di sangue, così come alcune ciocche dei suoi capelli. Proprio in quel momento aveva la mano destra vicina alla bocca; le sue dita erano sanguinanti, i polsi mostravano chiaramente il segno dei suoi stessi morsi. E stava continuando a ferirsi, anche adesso che i suoi occhi stanchi erano posati sulla sorella.
-No! Smettila, non farlo!- intervenne lei, precipitandosi a soccorrerlo. Afferrò bruscamente la sua mano e la allontanò dalla bocca, per poi osservare con sgomento le profonde ferite che si era procurato su quasi tutte le dita. Pulì le sue labbra strofinandoci sopra la manica della felpa, ma i rimasugli di sangue secco erano ostinati a non voler venire via.
-Ma che combini...- farfugliò, con un filo di voce. -Non devi farti male in questo modo...-.
Gli occhi color miele di Toby si posarono suoi suoi e per un attimo parve tranquillizzarsi, ma qualcosa di peggiore accadde da lì a poco.
Iniziò a respirare con maggiore fatica, annaspava alla ricerca d'aria, se ne riempiva i polmoni ma aveva comunque la sensazione di star affogando; il castano si portò una mano al petto, chiuse gli occhi ed iniziò a tremare visibilmente mentre il suo battito cardiaco si faceva più intenso.
-Toby...Toby!-.
La voce di Lyra giunse alle sue orecchie ovattata e priva di significato; aveva già avuto attacchi di panico in passato, ma già da molto tempo credeva di aver superato quella fase. Tentò di regolarizzare il suo respiro ma aveva la sensazione che non gli stesse arrivando abbastanza ossigeno; fu scosso da una lunga serie di violenti tic mentre le sue ginocchia piegate avevano iniziato a tremare assieme a tutto il resto del suo esile corpo.
Pensò che stesse per morire, ma ecco che un attimo dopo sentì il corpo caldo di Lyra avvolgerlo e stringerlo forte.
Appoggiò la fronte sul suo petto e si lasciò cullare come fosse un neonato, aspettando di sentire il suo respiro rallentare. E così fu; stretto in quell'abbraccio riuscì a calmarsi pian piano, poco alla volta.
-Va tutto bene, Toby. Sono quì- gli sussurrava la ragazza, senza mai smettere di stringerlo forte a sé.
E dopo una lunga manciata di minuti, finalmente Toby aveva recuperato il controllo sul suo corpo. Sospirando pesantemente sollevò una mano sanguinante e la poggiò sulla sua schiena, in un goffo tentativo di ricambiare l'abbraccio.
-Papà mi aveva detto... Che eri morta...- mugolò, emettendo un flebile lamento dalle labbra tremanti.
La ragazza ebbe un sussulto nell'udire quella frase. Aveva deciso di mentirgli, forse per evitare che lui in futuro insistesse per rivederla?
Provò rabbia e stupore, ma non disse niente; tutto ciò che aveva importanza, adesso, era Toby.

Ticci Toby - RipudiatoLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora