29. Ci sono anch'io

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Io la seguo e anche se so

che non la raggiungerò,
Potrò dire "Ci sono anch'io".

Ci sono anch'io (883)
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Tra i colori di quel tardo pomeriggio nel quale il sole stava lentamemte scendendo dietro alle colline coltivate, si faceva strada sulla terra battuta l'auto di papà. Procedeva ad andatura sostenuta sulle buche e sui dossi, con i fari accesi nonostante non ce ne fosse ancora bisogno; dal finestrino aperto, sporgeva leggermente il braccio dell'uomo che sembrava avvinghiato nervosamente alla portiera.
-Oh no... Non ora- borbottò Lyra, voltandosi a guardare quell'auto senza lasciare per un solo secondo la presa sulla mano di Toby. -Cazzo- aggiunse. Non era solita ad usare parole volgari, ma molti aspetti del suo carattere parevano essere destinati a cambiare in quell'ultimo periodo folle della sua vita.
Valutò rapidamente il da farsi, realizzando che non avrebbe potuto chiedere a Toby di mettersi a correre con lei nei campi per sfuggire alle grinfie del loro padre; riusciva a malapena a farlo camminare, non aveva alcuna speranza in una fuga.
E di abbandonarlo lì, proprio non se ne parlava.
Così si scambiò un rapido sguardo con gli occhi spaventati e preoccupati di lui, prima di volgere ancora lo sguardo alla macchina che ormai era giunta davanti a loro.
-Andrà tutto bene, Toby- lo rassicurò con voce decisa. -Non ti preoccupare-.
L'uomo spalancò bruscamente la porterà e balzò giù dall'auto; il suo viso tirato era un misto di rabbia e terrore. Avanzò deciso in loro direzione, ma non in modo minaccioso; a dimostrazione di questo sollevò le mani, e si sforzò di allargare un convinvente sorriso.
-Stai indietro, papà- ghignò la ragazza, guardandolo fisso.
-Non sono arrabbiato, Lyra- rispose lui, continuando a tenere le mani sollevate poco sopra la spalla. -Ma non ti rendi conto della follia che stai facendo... Non posso permettertelo-.
Una ventata di rabbia pervase il corpo di lei, ormai esausta di quell'assurda e grottesca situazione. -So perfettamente cosa faccio, invece- ribattè decisa.
Papà abbassò lentamente le mani e le distese lungo i fianchi. Era distante poco più di un metro e mezzo da loro.
-Distruggerai la nostra famiglia, Lyra. Farai a pezzi tutto quello che abbiamo costruito, ti rendi conto?- sbraitò, annaspando. -Andremo in prigione, è questo che vuoi?-.
-No, non lo voglio- rispose lei, abbassando le sopracciglia. -Ma non voglio neanche che mio fratello debba vivere da solo legato in un dannatissimo buco!-. Neppure si rese conto che stava gridando e gesticolando, cosa che destabilizzò subito Toby; nel vederla così nervosa e sofferente, iniziò ad agitarsi a sua volta.
-Ne parleremo con calma, okay?- tentò di negoziare l'uomo. -Ma ora devi rimetterlo al suo posto, prima che qualcuno ci veda!-.
-Quello non è il suo posto- ghignò ancora Lyra, indicando il rudere con la mano libera.
Papà si passò le mani tra i capelli con fare disperato, emettendo un lunghissimo e pesante sospiro. -Ti prego, non rendere tutto così complicato. Sali in macchina, Lyra, a lui ci penso io-.
Ma lei, ancora una volta, si impose. -Non azzardarti a toccarlo, papà-.
Era sempre stata estremamente rispettosa ed ubbidiente; mai prima d'ora aveva osato mettere in atto un comportamento di quel tipo. Ma doveva essere forte, e difendere Toby.
Gli si posizionò davanti, senza mai mollare quella mano che il castano aveva iniziato a stringere fino a farle male.
Era terrorizzato.
-Non ti permetterò di legarlo ancora là dentro-.
Udendo quella frase, l'uomo sollevò la testa al cielo e chiuse gli occhi per pochi attimi, facendo scorrere i polpastrelli sulle guance rade. Mormorò qualcosa, che a Lyra parve un'imprecazione oppure una richiesta di aiuto a Dio, per poi rivolgersi ancora a lei.
-Allora salite in macchina entrambi- disse, espirando. -Presto, prima che qualcuno ci veda. Vi porto a casa-.
Lyra annuì, ma attese diversi secondi prima di muoversi. Si voltò indietro scambiandosi uno sguardo pensieroso con il fratello; lui aveva un profondo terrore dipinto sul volto, ed era scosso da numerosi tic nervosi.
-È tutto ok- lo rassicurò, massaggiandogli una spalla. -Andiamo a casa-.
Si avvicinò all'auto trascinandoselo dietro come fosse un cagnolino, sotto lo sguardo disperato di suo padre che non aveva idea di come avrebbe potuto gestire quella situazione. Sapeva soltanto che stava rischiando guai seri, e che avrebbe dovuto trovare un modo per risolvere la questione prima che degenerasse in qualcosa di peggiore.
L'uomo salì in macchina sbuffando rumorosamente; la priorità adesso era tornare a casa e nascondere quel suo maledetto figlio prima che qualcuno avresse potuto vederlo. L'indomani, con più calma, avrebbe pensato a cosa fare per sistemare la faccenda.
Lyra aprì la portiera posteriore sinistra ed entrò, tirando dolcemente il braccio di Toby affinché lui facesse lo stesso.
Papà le lanciò un'occhiataccia attaverso lo specchio retrovisore, ma non degnò Toby di un singolo misero sguardo.
-Vedrai che ti renderai conto da sola, di quello che hai fatto- borbottò, ingranando la marcia.

Ticci Toby - RipudiatoLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora