E vengo a cercarti,
in un sogno amaranto.
Questo cuore sparpagliato,
per il mondo se ne va.
Questo cuore disperato,
è delicato.
È delicato (Zucchero)
______
Quelle parole giunsero alle orecchie di Toby come qualcosa di estremamente rassicurante. Si lanciò stringere in quell'abbraccio e non poté negare a se stesso di averne avuto davvero bisogno.
A sua volta chiuse lentamente le palpebre, abbandonandosi al suo corpo; era forse la prima volta in tutta la sua vita che si sentiva amato da qualcuno.
Quel poco di vita che aveva vissuto fino ad allora gli aveva insegnato a temere il contatto fisico, eppure adesso che le era vicino abbastanza da udire il battito del suo cuore, si sentiva così bene.
-Hai fame?- gli chiese Lyra, interrompendo bruscamente il flusso dei suoi pensieri. Il castano tuttavia non ebbe neanche il tempo di rispondere alla domanda, perché lei allungò una mano ed avvicinò le provviste che aveva portato.
Ripose tutto sulle sue gambe adesso avvolte nell'asciugamano, e tornò a poggiare con delicatezza una guancia sulla spalla, avvolgendo il braccio sinistro dietro alla sua schiena.
Toby osservò con estrema curiosità qul cibo che non aveva mai visto; ma più di esso, pareva trovare particolarmente interessanti gli involucri di plastica che lo contenevano. Prima d'ora non aveva mai dovuto aprire del cibo per poterlo consumare; nella sua mente quello pareva una specie di "test".
Se riesci ad aprirlo, puoi mangiarlo.
Lyra restò abbracciata a lui per tutto il tempo, piegando di tanto in tanto le labbra in un sorriso nello scrutare gli insoliti atteggiamenti infantili che lui assumeva. Era così vicina da poter sentire il battito del suo cuore, il fruscio del suo respiro, ed il movimento ritmico della sua cassa toracica che si espandeva e ritraeva lentamente sotto alla sua guancia.
-Toby...- mormorò ad un certo punto, sollevando la testa. -So che tel'ho già chiesto, e non hai voluto rispondere, ma...-. Trattenne il fiato per qualche attimo, mentre lui smettendo di masticare si voltava in sua direzione.
-È papà che ti ha legato quì sotto, vero?-.
Lui annuì con un debole cenno della testa, ed assunse un'espressione che Lyra non riuscì ad interpretare a fondo. -E sai anche il perché l'ha fatto?- chiese ancora, approfittando di quel momento il cui il fratello maggiore pareva essere più disponibile a parlare rispetto al solito.
Di fatti lui strinse le spalle e chiuse le palpebre per pochi secondi, per poi rispondere. -Dice che ha dovuto- farfugliò.
Lyra aggrottò la fronte. -Ha dovuto?- ripeté, scioccata. -E perché mai?-.
-Questo non lo so...- rispose ancora lui, voltandosi in direzione della botola aperta. Nonostante la luce disturbasse fortemente i suoi occhi, siccome adesso non indossava alcuna protezione, era sempre affascinato dal poter scorgere il colore del cielo, attraverso il tetto mancante di quel vecchio rudere di pietra.
Gli piaceva osservare la libertà, ma non la bramava.
Se anche avesse potuto, non sarebbe mai uscito spontaneamente da quel buco che ormai per lui rappresentava la sua unica sicurezza; perciò osservava il cielo con meraviglia e stupore, ma lasciandolo lì dove stava.
-E le ferite che hai addosso, Toby...- borbottò ancora Lyra, assumendo un'espressione di profondo rammarico. -Te le ha fatte lui, vero?-.
Il castano si limitò ad annuire.
-Io... Credevo davvero di conoscerlo... Credevo di conoscere mio padre-. La ragazza strinse nervisamente i pugni ed espirò, abbassando repentinamente il petto. -Ma la verità è che non lo conoscevo affatto...-.
-Lui sa che non può farmi male davvero...- bisbigliò Toby, stringendo le spalle. Pareva quasi volerlo giustificare in qualche modo, nonostante ogni atrocità che quell'uomo gli aveva inflitto in modo più o meno diretto nel corso degli ultimi quindici anni.
Per lui papà rappresentava un elemento assolutamente positivo; era l'unico essere umano con il quale si fosse rapportato, ed era stato lui a nutrirlo per tutto il tempo. Non gli importava del contesto, la sua mente era limitata a questo concetto tanto semplice quanto contraddittorio.
La stessa persona che lo aveva incatenato in quel buco, rappresentava per lui l'unico vero pilastro della sua vita.
-Ma questo non lo giustifica affatto, Toby- borbottò Lyra, che sentiva crescere dentro di se una rabbia che neanche sapeva di poter provare. -Tutto questo... Non è giustificabile-.
Questa volta il ragazzo non disse nulla, ma restò immobile con gli occhi conficcati in quelli della sorella; la guardava così profondamente che pareva poterne scrutare l'anima. Aveva sviluppato velocemente un sentimento di profondo affetto nei suoi confronti, seppur non fosse assolutamente in grado di capire che cosa stava provando davvero. Da quando Lyra era entrata a far pare della sua triste e monotona vita, un mare di emozioni nuove erano nate in lui, e molte di queste erano ancora quasi indecifrabili per la sua mente sterile.
Finì di consumare il cibo che gli era stato portato, per poi riporre a terra le buste vuote. Nonostante non ne avesse ingurgitato una quantità così importante, adesso percepiva una fastidiosa sensazione trasmessa dal suo stomaco, che non era abituato a riempirsi così tanto. Adagiò la schiena contro alla parete, e con le braccia avvolte sul petto ancora coperto dall'asciugamano, chiuse gli occhi. Solo un attimo dopo, sentì la spalla sinistra della sorella aderire alla sua. La sensibilità della sua pelle era del tutto assente, ma riusciva comunque a distinguere le pressioni anche più lievi.
Lyra lo guardò intenerita; aveva le palpebre serrate, i capelli ancora bagnati gocciolavano sulla sua fronte. In quel momento i tic sembravano avergli dato tregua, ciò doveva significare che fosse rilassato.
Emise un debole sospiro e si appoggiò alla parete a sua volta, con lo sguardo fisso davanti a se.
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Ticci Toby - Ripudiato
Fanfiction"-Cosa è, questo?-. -È un pennello, serve a dipingere. Vedi? Lo bagno nel colore, e poi...-. -E questo... Cosa è questo?-. -Questo si chiama abbraccio, Toby. Serve a dire a qualcuno che gli vuoi molto bene-". Lyra ha da poco compiuto diciott'ann...
