Si accende lo spettacolo,
le luci che ti scappano dall'anima.
Luci d'America (Ligabue)
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Non appena Lyra si rese conto di ciò che aveva fatto, sentì il suo corpo cedere e la statuetta scivolare via dalla sua mano per poi impattare violentemente con il pavimento. Un frastuono rimbalzò sulle pareti, e la ragazza sentì una voragine aprirsi nel suo petto; il senso di colpa le spezzò il fiato, era incredula e terrorizzata per ciò che aveva appena fatto.
Stava per chinarsi a terra per soccorrere suo padre, che emettendo lamenti aveva avvolto entrambe le mani sulla testa, ma il suo sguardo cadde quasi per istinto sugli occhi terrorizzati di Toby.
Aveva le pupille dilatate e le palpebre spalancate; si stava alzando in piedi, facendo perno sul braccio sinistro del tutto incurate dell'evidente frattura della sua clavicola. Sotto quella pelle bianca adesso colorata da un ematoma interno in fase di espansione, l'osso spezzato e non più nella corretta posizione creava un evidente rigonfiamento, che per poco non la fece svenire solo a guardarlo.
Papà stava bene, aveva solo preso una botta; non poteva pensare a lui, adesso.
Lyra si gettò su suo fratello, afferrandolo per la maglietta e tirandolo a sé, nello stesso momento in cui la loro madre, urlante, varcò la soglia.
-Cosa avete fatto!- gridò con la voce strozzata, precipitandosi in soccorso di suo marito che ancora giaceva a terra. Era paonazza, tremante, spaesata.
In quel frangente si era creata la situazione ideale; Lyra trascinò via Toby ed avanzò decisa verso l'uscita, guardandosi continuamente indietro per assicurarsi che nessuno dei loro genitori avrebbe tentato di seguirli.
-..Aspetta..- mormorò il ragazzo, che non le stava impedendo di trascinarlo via, ma neanche stava collaborando in quella fuga imprpvvisata.
-È tutto ok- esclamò lei, seppur il tono tremante ed allarmato della sua voce suggerisse l'esatto contrario. -Seguimi, andrà tutto bene-.
Quelle poche, semplici e poco credibili parole furono tuttavia sufficienti a convincere Toby. Iniziò a camminare di sua spontanea volontà, tenendo gli occhi fissi sulla schiena di Lyra per evitare di guardarsi intorno e venire travolto, ancora una volta, dalla paura dell'ignoto.
La ragazza, procedendo a passo svelto senza mai mollare la presa sulla sua mano, lo condusse fino alla porta d'ingresso, che spalancò con decisione.
I raggi del sole di quel tardo pomeriggio iniziarono subito ad aggredire gli occhi di Toby, che si fecero ben presto rossi ed iniziarono a lacrimare copiosamente; non riusciva a vedere quasi niente, mentre seguendo Lyra percorreva il vialetto antistante l'abitazione.
-Coraggio- gli disse lei, iniziando a tirarlo più forte. -Andrà tutto bene, fidati di me- ripeté.
Il castano era confuso, disorientato e terrorizzato, ma soppresse il desiderio di fermarsi e tornare indietro, tanto era grande la fiducia che riponeva nella sua amata sorella minore. Si asciugò le lacrime con la manica della felpa, nel momento in cui giusero sul bordo della strada. Lyra rallentò il passo ed avvolse un braccio dietro alla sua schiena, iniziando ad avanzare lungo il marciapiede.
Doveva trovare aiuto, ed anche alla svelta: non era in grado di valutare la gravità della frattura di suo fratello, ed il fatto che lui non potesse percepire dolore non le dava nessun tipo di indizio a riguardo. Lui la guardò per una lunga manciata di secondi, senza dire niente ma continuando a sbattere ripetutamente le palpebre; il terrore che provava era chiaramente leggibile nei suoi occhi, ma stava tenendo duro.
Era davvero molto fiera di lui.
-Papà non ti farà più del male... Mai più- gli disse, sorridendo e sfiorando con dolcezza una sua guancia. -È tutto finito...-.
Proprio in quel momento, come fosse mandata dal cielo in loro soccorso, un'auto bianca stava percorrendo la strada deserta in loro direzione; Lyra iniziò ad agitare le braccia, chiedendo a chiunque fosse al volante di arrestare la corsa. E così fu, perché pochi attimi dopo la vettura si affiancò al marciapiede.
-Aiuto! La prego!-.
Spuntò dal finestrino abbassato il viso gentile di una signora, che la ragazza riconobbe quasi subito: era una delle amiche di sua madre, frequentatrice assidua della parrocchia.
Anche lei la riconobbe a sua volta, anche se con alcuni secondi di ritardo. -Lyra! Che cosa succede?-.
-Ha bisogno di un ospedale, ti prego aiutami!- rispose lei, lasciando intendere chiaramente che si stesse riferendo al ragazzo che teneva sotto braccio.
La donna comprese la gravità della situazione e si astenne dal fare domande. Li fece salire a bordo, e in preda all'ansia grattò la frizione un paio di volte prima di riuscire ad ingranare la marcia. -Non ho con me il cellulare per chiamare i soccorsi, ma l'ospedale non è tanto lontano!- esclamò, con entrambe le mani aggrappate al volante.
Toby era adesso adagiato sui sedili posteriori, con la testa affondata tra i capelli della sorella. A differenza di tutti gli altri, non era affatto preoccupato per la sua situazione; tutto ciò che desiderava era che Lyra non se ne andasse, che restasse ancora al suo fianco. E respirava il suo odore come fosse ossigeno, ricercava il contatto con la sua spalla come fosse l'unico appiglio che aveva sul precipizio del mondo.
La vettura iniziò la sua marcia lungo la statale, con il leggero stridere degli pneomatici sull'asfalto bollente.
-Resisti, Toby. Andrà bene, vedrai-.
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Ticci Toby - Ripudiato
Hayran Kurgu"-Cosa è, questo?-. -È un pennello, serve a dipingere. Vedi? Lo bagno nel colore, e poi...-. -E questo... Cosa è questo?-. -Questo si chiama abbraccio, Toby. Serve a dire a qualcuno che gli vuoi molto bene-". Lyra ha da poco compiuto diciott'ann...
