E voglio che un giorno risplenda
la mia incertezza,
le mie abitudini fragili,
figlie di battiti, infiniti attimi,
brevi voragini.
Sabbia (Ultimo)
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Il mattino seguente Lyra attese con impazienza di veder rientare suo padre; era uscito più tardi del solito, per andare da Toby.
Non appena ebbe via libera, tuttavia, infilò distrattamente nello zaino un paio di tele bianche ed il suo prezioso set di tempere, ed uscì dalla stanza.
-Io esco!- annunciò andando dritta verso l'uscita.
Sua madre si affacciò dalla porta del salone, poggiando le mani sullo stipite. -Non fai colazione?-.
-No, mamma, preferisco andare prima che inizi a fare troppo caldo- rispose la ragazza, con una simulata sicurezza di sé. -Sto dipingendo una cosa e... Voglio finirla-.
La donna annuì ed allargò un piccolo sorriso; doveva essersi pentita della sua reazione esagerata di due giorni prima, e stava cercando di recuperare un rapporto pacifico.
Lyra ricambiò brevemente il sorriso per poi uscire; inspirò l'aria calda di quella mattina chiudendo gli occhi per un paio di secondi, prima di incamminarsi. Purtroppo non era riuscita a rubare nulla dalla cucina questa volta, ma aveva comunque portato con se un paio di merendine prese dalla dispensa la sera prima.
Il campanile della chiesa fece dieci rintocchi segnalando l'ora, mentre la ragazza con la testa china e le mani in tasca si dirigeva nella direzione opposta.
Aveva già percorso quella via un numero di volte sufficiente a poterlo fare ad occhi chiusi, pensò tra sé e sé.
Ancora una volta attraversò il campo di grano sfiorandone le spighe con i palmi delle mani, per poi addentrarsi nel vecchio rudere e sollevare la botola sotto la quale si nascondeva il povero Toby.
-Sono io!- annunciò entusiasta, per poi scendere lentamente le scale.
A differenza di tutte le altre volte, lo trovò in piedi; e con sorpresa le si avvicinò non appena lei ebbe messo i piedi sul fondo.
-Ti aspettavo...- mormorò, per poi essere costretto subito dopo a muovere lateralmente la testa, a causa di un paio di tic.
Lyra sorrise lievemente; quella breve frase le scaldò il cuore. -E io sono venuta, come promesso- rispose.
Si guardò intorno per poi posare lo sguardo su quel paio di occhi castani, adesso fissi su di lei. -Papà non si è accorto di niente, vero?- domandò, con una preoccupazione evidente che non riuscì a celare.
Il castano, però, la rassicurò subito dopo scuotendo energicamente la testa.
Lyra sfilò via lo zaino dalla schiena e lo ripose a terra, poi piegando le ginocchia iniziò a frugarvi dentro. Estrasse una tela ed il set delle tempere, ove conservava anche un paio di pennelli. -Voglio provare a fare una cosa...- annunciò, piegando ancora una volta le labbra in un sorriso. -Ti va se... Ti faccio un ritratto?-.
Toby si mise a sedere a terra proprio davanti a lei, facendo tintinnare la catena legata al suo polso. Intrecciò le gambe tra loro ed inarcò la schiena, poggiando i gomiti sulle ginocchia.
-Cosa... Cosa devo fare?- balbettò, osservando con curiosità la sorella mentre si sistemava la tela bianca sulle gambe.
-Assolutamente niente- ridacchiò lei, divertita da quella domanda. -Devi solo... Stare fermo per un po' nella stessa posizione, così posso disegnarti-.
Il ragazzo non rispose nulla ma comprese la richiesta, perché si mise in una posizione più comoda e cessò di muoversi. E mentre Lyra mischiava i colori per crearne di nuovi, ed iniziava ad imbrattare poco alla volta lo sfondo bianco della tela, lui la osservava senza dire una parola.
Era affascinato dal modo in cui la ragazza sembrava poter parlare con i colori che utilizzava; certo, lui non era in grado di giudicare se fosse o meno brava a farlo, ma era stregato dalla naturalezza con la quale muoveva il pennello.
Lyra iniziò ad abbozzare le proporzioni del corpo e dei piccoli dettagli ambientali, in modo da rimanere il più fedele possibile alla realtà. E mentre lavorava sul ritratto, che tra l'altro era il primo che avesse mai provato a fare, lanciava continuamente rapidi sguardi a Toby per poi riprodurre con il colore ciò che vedeva.
-Di solito... Che fai, quando sei qui da solo?- domandò, senza smettere di armeggiare con il pennello.
Il ragazzo le rispose senza muoversi di un millimetro; probabilmente aveva preso fin troppo alla lettera quella richiesta. -Leggo-.
Lei sollevò le sopracciglia. -Oh, i libri che ti porta papà?- disse, distogliendo lo sguardo dalla tela per rivolgerlo a lui. -Posso vederli?-.
Toby allungò una mano senza spostarsi, e recuperò dal suo angolo preferito due volumi piuttosto sottili per poi porgerli alla sorella. Lei li girò un paio di volte tra le mani, e nel posare lo sguardo su quelle due copertine colorate tipiche dei libri per preadolescenti le parve di avere un deja-voi.
Le osservò con maggiore attenzione, aggrottando la fronte; e dopo una manciata di secondi, capì per quale motivo aveva avuto quella sensazione: erano stati suoi.
Sul retro di entrambi i libri, era specificato che fossero adatti a lettori di età compresa tra gli otto e i dodici anni; lei doveva averli letti all'età di dieci. Papà aveva riposto tutti i libri della sua infanzia e preadolescenza nello sgabuzzino, assieme a giocattoli e peluche, già diversi anni prima.
Doveva averli recuperati da lì.
-Ti porto qualcosa di più... Bello, se vuoi- mormorò, poggiando entrambi i volumi a terra accanto a se. -Questi non sono neanche libri veri e propri...-.
Tornò ad afferrare il pennello e lo intinse nel colore, sotto lo sguardo immobile del fratello.
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Ticci Toby - Ripudiato
Fanfiction"-Cosa è, questo?-. -È un pennello, serve a dipingere. Vedi? Lo bagno nel colore, e poi...-. -E questo... Cosa è questo?-. -Questo si chiama abbraccio, Toby. Serve a dire a qualcuno che gli vuoi molto bene-". Lyra ha da poco compiuto diciott'ann...
