Ora ti voglio più che mai,
ora ti voglio qui per sempre.
Se solo tu mi sfiorerai,
ci stringeremo eternamente.
Eclissi del cuore (L'Aura)
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Il colloquio con gli agenti di polizia, che da due divennero quattro, fu lungo ed estenuante.
Lyra ne uscì psicologicamente distrutta; aveva dovuto raccontare tutto quello che sapeva, per filo e per segno, senza tralasciare alcun particolare. E si sentiva davvero sporca per questo.
Aveva appena condannato i suoi genitori a scontare una pena che, ne era certa, non sarebbe stata affatto leggera, spifferando alla polizia ogni terribile segreto della loro famiglia.
Non avrebbe mai voluto farlo.
Aveva parlato del tremendo stato in cui versava Toby il giorno in cui l'aveva trovato in quel buco, delle assurde giustificazioni che i suoi genitori le avevano fornito riguardo a quel bestiale maltrattamento, della violenta aggressione di papà che aveva spezzato la clavicola a quel povero ragazzo spingendolo contro alla scrivania della sua stanza.
Non appena fu uscita dalla porta del piccolo ufficio, non riuscì più a trattenersi e scoppiò in un pianto incontrollato, singhiozzando ed emettendo lamenti strozzati che echeggiavano sulle pareti spoglie di quel corridoio. Le previsioni dei loro genitori si erano rivelate errate: alla fine non era stato Toby a distruggere per sempre la loro famiglia, ma lei.
Poggiò le mani sul vetro freddo di una finetra e guardò in basso, dove la strada era percorsa da innumerevoli automobili in coda. Tentò di calmarsi, concentrandosi sul proprio respiro e tentando, progressivamente, di rallentarlo. Cercò di convincersi di aver fatto la cosa giusta, nonché l'unica cosa che avrebbe potuto fare in quella la situazione che si era venuta a creare. Mentire alla polizia l'avrebbe solo cacciata nei guai, proprio lei che con quella faccenda non aveva mai avuto niente a che fare.
-Signorina Rogers?-.
Una gentile voce femminile distolse Lyra dai suoi struggenti pensieri, e voltandosi indietro con le mani ancora premute sul vetro incrociò lo sguardo di un'infermiera. -Solitamente non concediamo visite così presto, ma suo fratello si è svegliato- la informò. -È ancora sotto sedazione ma chiede insistentemente di lei-.
Lo sguardo della ragazza si accese di una luce nuova, e in quell'attimo tutta la sofferenza scivolò via dal suo volto. Si asciugò frettolosamente le guance con la manica della sua maglietta e si sforzò di sorridere. -Può portarmi da lui?-.
......
Oltrepassando una porta laccata di bianco, Lyra si ritrovò all'interno di una camera privata, dotata di un letto singolo sul quale Toby stava disteso, apparentemente addormentato.
Ai piedi del letto vi era un piccolo armadio con ante azzurre ed una scrivania di plastica, sulla quale era poggiata una bottiglietta d'acqua ancora integra. Vi era poi un comodino, ed una poltroncina per gli ospiti riposta in un angolo accanto ad una grossa finestra con le tende tirate, in modo tale da impedire alla luce esterna di penetrare nella stanza.
Toby era disteso a pancia in su, con entrambe le mani adagiate verticalmente lungo i fianchi. Gli era stato infilato un pigiama bianco, ma il suo corpo era quasi completamente coperto da un lenzuolo dello stesso colore, aggrovigliato al suo petto e schiacciato sotto alle braccia. Il piedistallo di una flebo era stato riposto sul lato sinistro del letto, e da una sacca appositamente appesa gocciolava a ritmo regolare un liquido incolore, che percorrendo un tubicino raggiungeva l'ago conficcato nel braccio del ragazzo.
Il suo volto era disteso, le labbra socchiuse e le palebre serrate.
-L'intervento è andato bene, ma è molto debilitato- mormorò l'infermiera. -In ogni caso, siamo certi che presto starà molto meglio. Vi lascio un po' da soli- concluse, donando a Lyra un caldissimo sorriso prima di abbandonare la stanza.
La ragazza avanzò in direzione del letto a passo lento, senza staccare gli occhi dal volto immobile di suo fratello. Non riusciva a capire se fosse effettivamente addormentato o se giacesse immobile solo a causa dei sedativi che gli erano stati somministrati durante l'operazione.
-..Toby?- farfugliò.
Non appena lui udì la sua voce spalancò le palebre, ma non aveva abbastanza forze per fare ciò che avrebbe voluto, ovvero alzarsi ed abbracciarla incurante di tutto. Riuscì solo a girare la testa e muovere le dita della mano destra, in un debolissimo tentativo di allungare il braccio ed afferrarla.
-Va tutto bene, sei stato bravo- gli disse lei, piegandosi a terra affianco al letto e stringendo con forza la sua mano. -I dottori si prenderanno cura di te, vedrai-.
Le idiri di lui si muovevano in modo incontrollato, come se soltando adesso avesse recuperato abbastanza coscienza da rendersi conto di trovarsi in un luogo che non conosceva affatto. -Lyra...- mormorò, con un filo di voce.
-Sono qui, è tutto finito- gli disse, intrecciando teneramente le proprie dita con le sue. -Non devi avere paura-.
Lui chiuse il pugno, ed iniziò a stringere fino a farle dolere la mano. -Non andare più via...- farfugliò, quasi sussurrando.
Istintivamente Lyra si sporse in avanti, e facendo molta attenzione a non tirare il tubicino della flebo lo abbracciò. -Non sono nai andata via... Sono stata qui tutto il tempo- gli disse, dandogli un sonoro bacio sulla fronte come si fa per consolare un bambino impaurito. -Non ti lascerei mai-.
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Ticci Toby - Ripudiato
Fanfiction"-Cosa è, questo?-. -È un pennello, serve a dipingere. Vedi? Lo bagno nel colore, e poi...-. -E questo... Cosa è questo?-. -Questo si chiama abbraccio, Toby. Serve a dire a qualcuno che gli vuoi molto bene-". Lyra ha da poco compiuto diciott'ann...
