E non lo senti che questo cuore già batte per tutti e due,
e il dolore che ho addosso non passa più.
Ma non sei più da solo,
ora siamo in due.
La ragazza con il cuore di latta (Irama)
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Lyra allungò una mano con estrema lentezza, e riuscì a sfiorare i capelli del ragazzo prima che esso si ritraesse con un movimento improvviso.
-Non voglio... Farti del male- mormorò lei, allargando un timido sorriso.
Toby restò immobile a guardarla, con la bocca socchiusa e la fronte aggrottata.
-Da quanto tempo sei qua dentro?- gli domandò Lyra, intrecciando le braccia sul petto ed abbassando nuovamente lo sguardo sul libro. Soltanto adesso si era reso conto che le bende sulla mano sinistra del castano si erano sciolte, portando alla luce cinque dita sanguinanti che parevano esser state rosicchiate fino all'osso. Nel notificare quel dettaglio Lyra spalancò gli occhi, ma non disse niente.
-Tanto tempo...- farfugliò Toby, continuando ad osservarla. Pareva non aver mai visto una ragazza in prima persona, e probabilmente era proprio così.
-E perché non... perché non vuoi uscire?- gli domandò ancora lei.
Quel quesito tuttavia non ricevette alcuna risposta; il ragazzo abbassò la testa, ancora una volta preda di un tic nervoso.
Lyra sospirò lentamente, e strinse le mandibole. Non sapeva come comportarsi con lui; quel povero ragazzo sembrava estremamente fragile sotto ogni punto di vista.
-Io... Ho bisogno di sapere cosa succede, Toby...- bisbigliò, divenendo improvvisamente molto seria. -L'uomo che viene a portarti queste cose è mio padre..Ed io devo capire che cosa sta succedendo-.
Non appena udì quelle parole, lo sguardo del ragazzo si accese di una luce completamente diversa. Sollevò di colpo la testa ed incrociò il suo sguardo.
-Ma allora tu...- balbettò, lottando contro un susseguirsi di tic che scossero ugualmente il suo corpo. -Tu sei... Lyra-.
Il cuore della ragazza mancò un battito; in quel momento ebbe la prova incontestabile che l'individuo seduto davanti a lei fosse suo fratello. Quel fratello che non aveva mai conosciuto, quel fratello che per tutti quegli anni aveva creduto morto.
Toby iniziò a repirare più forte, travolto da un'incontenibile eccitazione; si spostò lateralmente strisciando a terra, e recuperò un oggetto da un angolo buio per poi porgerlo con entusiasmo a lei.
Lyra lo afferrò con un po' di tutubanza; era una cornice. Dietro al vetro scheggiato e pieno di polvere, era conservata una foto di famiglia risalente a diversi anni prima.
L'immagine inquadrava una Lyra dodicenne, assieme a mamma e papà.
La ragazza restò ad osservarla con il fiato sospeso; ricordava bene il momento in cui era stata scattata.
Sentì una tristezza insopportabile schiacciarle il petto, mentre restituiva l'oggetto al ragazzo.
In tutti quegli anni aveva vissuto una vita piena e felice, cullata e protetta dall'amore della sua famiglia, mentre lui era stato richiuso in quel posto completamente da solo.
-Quindi tu sei... Mio fratello...- mormorò. E non appena finì quella frase, con immenso stupore, vide che Toby si stava avvicinado a lei.
Indietreggiò di un passo, colta da un'improvvisa insicurezza, ma il castano gattonando le si parò davanti.
Aveva gli occhi lucidi; difficile dire se a causa dell'emozione, o della forte luce che penetrando nella botola li infastidiva. I suoi capelli arruffati gli ricadevano disordinati sulla fronte.
Continuava a fissarla, sembrava quasi che si chiedesse se lei fosse reale oppure no.
-Lui mi ha... Parlato tanto di te- disse infine, tornando ad abbassare lo sguardo.
Lyra sentì i suoi occhi inumidirsi, mentre un brivido le attraversava la schiena. -Io credevo che tu... fossi morto...- mormorò, trattennedo a stento le lacrime. -A malapena mi ricordavo della tua esistenza...-.
Ma Toby sembrò non ascoltare neanche quella risposta. Iniziò a giocherellare con le sue dita fasciate e ferite, dalle quali fuoriusciva ancora del sangue scarlatto. -Non pensavo che saresti mai venuta a trovarmi...-.
La ragazza sentì il suo cuore spezzarsi in mille pezzi, in quel preciso istante. Adesso risuciva a percepire sulle sue spalle tutto il peso del dolore che quel povero ragazzo doveva aver patito; e sentiva un tremendo vuoto nello stomaco, come fosse stata svuotata dei suoi stessi organi.
Il senso di colpa divenne un macigno sul sup petto.
-Io... Non...-. Stava per dire qualcosa, ma sentì le parole morirle in gola quando incrociò ancora una volta lo sguardo di Toby. Lo trovò adesso spento, profondamente abbattuto, forse rassegnato.
-Ok, ascolta... Tu devi uscire da questo buco- gli disse, cercando di recuperare il controllo delle sue emozioni.
Ma proprio come era accaduto la volta precedente, il castano tornò a scuotere energicamente la testa.
-Non voglio...- mugolò.
Lyra emise un sospiro e tentò di poggiare una mano sulle sue, ma Toby prontamente si ritrasse. -Non voglio...- ripeté con maggiore decisione.
Lei annuì vagamente. -Va bene, non ti costringerò- disse, allargando un piccolo sorriso.
-Ma non intendo neanche abbandonarti qui-.
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Ticci Toby - Ripudiato
Fanfiction"-Cosa è, questo?-. -È un pennello, serve a dipingere. Vedi? Lo bagno nel colore, e poi...-. -E questo... Cosa è questo?-. -Questo si chiama abbraccio, Toby. Serve a dire a qualcuno che gli vuoi molto bene-". Lyra ha da poco compiuto diciott'ann...
