10. Ricordati di me

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Ricordati di me,
questa sera che non hai da fare,
e tutta la città
è allagata da questo temporale.

Ricordati di me (A. Venditti)
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Nel corso di quel pomeriggio, una fitta coltre di nubi si era ammassata nel cielo, e verso le diciannove aveva iniziato a piovere.
Rapide e sottili, le goccioline che cadevano dall'alto si infrangevano sull'erba del giardino e sul bordo della finestra, dalla quale Lyra guardava fuori con aria persa.
-Finalmente un po' di pioggia!- esclamò sua madre, intenta a recuperare una pentola dallo scaffale. -Ce n'era proprio bisogno... -.
La ragazza si voltò verso di lei, ed intrecciò le braccia sul petto mettendosi a sedere. Osservò i movimenti della madre restando in silenzio, avvolta nei suoi pensieri, finché la donna non si accorse di avere i suoi occhi puntati addosso.
-Tutto bene, Lyra? Mi sembri un po'...triste- mormorò, posando il panno che aveva in mano sul fornello spento.
La ragazza fece spallucce e strinse le labbra. -No, sto bene...-.
-Puoi dirmi tutto, tesoro, lo sai... Vero?- insistette sua madre, puntando i palmi sui fianchi. Emise un sospiro ed agrottò la fronte. -È per... La faccenda di cui abbiamo parlato ieri?-.
Lyra annuì con un movimento del capo appena accennato, e volse ancora lo sguardo al vetro della finestra adesso pieno di gocce di pioggia.
La mamma sorrise. -Okay, sai cosa? Ti mostro le foto, se vuoi-. Abbandonò la stanza a passo svelto, e si recò nel salotto dove recuperò, dopo aver frugato per diversi minuti dentro ad un mobile, un vecchio album fotografico.
Tornò in cucina con l'oggetto stretto tra le mani e lo poggiò delicatamente sul tavolo, davanti a Lyra. Lei lo guardo in silenzio; non ricordava che le fosse mai stato mostrato.
-Qui ci sono... Tutti i nostri ricordi più vecchi- esclamò la donna, che non riuscì ad impedire alla sua voce di tremare lievemente. Per lei quell'album era pieno di ricordi dolorosi, che non aveva alcuna intenzione di riportare alla mente.
-Guardalo da sola, però- disse, lasciando una carezza sulla testa della diciottenne. -Io preferisco evitare-.
Lyra annuì ancora, e posò le dita sulla superficie liscia della copertina per poi poggiare un polpastrello sull'angolo e sollevarla.
Nella prima pagina che si trovò davanti, la cui carta era stata ingiallita forse dall'umidità o dal passare del tempo, vi era inserita una fotografia molto vecchia che ritraeva mamma e papà. Al tempo di quello scatto erano molto giovani, forse ventenni; si abbracciavano, con un paesaggio di campagna sullo sfondo.
Lyra sorrise quasi automaticamente, e sfiorò i loro volti sorridenti. Era sempre stata affascinata dalle fotografie; ancor meglio delle sue pitture, le istantanee catturavano un microscopico frammento di tempo e lo rendevano eterno.
Dei pezzi di carta che sfidano il tempo.
Voltò poi pagina, e trovò altre fotografie molto simili alla prima; anche se in queste i suoi genitori parevano essere meno giovani. Riconobbe il volto tirato di sua nonna materna, morta già da molti anni; reggeva tra le mani una grossa torta, sulla quale erano state adagiate un numero imprecisato di candeline.
Lyra sorrise ancora, intenta a voltare pagina. Questa volta, però, il suo sguardo si incupì: l'istantanea che si trovò davanti, ritraeva un bambino molto piccolo.
Assottigliò lo sguardo e lo fece scorrere su quei lineamenti delicati e rotondi, fino a fermarsi su una piccola scritta posta sul bordo inferiore.
"Tobias, primo compimese", scritta alla quale corrispindeva una data più precisa, impressa con caratteri ancora più piccoli.
Restò con il fiato sospeso per qualche attimo, tornando a contemplare il viso paffuto dell'infante; i conti tornavano, Toby nel presente doveva avere esattamente vent'anni. Lyra sospirò e con un gesto deciso voltò pagina.
Le si pararono avanti diverse altre foto simile a quella, che inquadrano il bambino da angolazioni diverse; non si fermò ad osservarle con tanta attenzione, ma continuò a sfogliare l'album finché non incappò nella foto di una bambina appena nata.
"Lyra, ospedale".
Era un piccolo mucchietto di tenera carne, stretto tra le mani di sua madre. La donna sorrideva guardando l'obbiettivo, sembrava davvero molto felice.
Continuò a sfogliare l'album dei ricordi piuttosto distrattamente, e poco dopo si trovò di fronte una particolare fotografia che attirò in modo particolare la sua attenzione.
"Tobias, quinto compleanno".
Adesso si potevano riconoscere i tratti facciali di Toby, che aveva impressi a fuoco nella mente. Il ragazzino era in piedi davanti ad un tavolo, con le mani distese lungo i fianchi; il suo volto era davvero molto triste, nonostante fosse il suo compleanno. Aveva una fascia che passando tra i capelli gli copriva una porzione della testa, ed alcuni evidenti ematomi su entrambe le braccia.
Lyra si soffermò ad osservare con estrema attenzione quei particolari, tanto da attirare l'attenzione della madre.
-In quella foto aveva cinque anni- disse la donna, con grande amarezza. -È stata scattata poco prima della.... Sì, insomma... della sua morte-.
La ragazza annuì vagamente, senza staccare gli occhi dal foglio. -Perché aveva... Tutti questi lividi?- domandò, facendo scorrere un dito sul volto triste impresso in quel pezzo di carta.
-Era malato, Lyra, te l'ho detto- si limitò a rispondere sua madre, afferrando l'album e tirandolo via con violenza. -Lo rimetto al suo posto... Forse è meglio così-.
Lyra strinse con forza entrambi i pugni, ma non disse nulla.

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