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"Non farmelo ripetere di nuovo, Diana. E' andata esattamente come ti ho già raccontato".
Diana storse il naso mentre continuava a sistemare i cerotti sul mio viso.
Constatando che effettivamente non avevo un filo di voce, come disse il dottore, mi sforzai parecchio per far uscire qualche suono e farmi capire.
Non appena il dottore andò via lasciando me e Diana da sole nel suo studio, raccontai cosa successe la notte precedente alla mia amica che mi ascoltò pazientemente, come era abituata a fare.
Diana non permetteva mai alle sue emozioni di trapelare, ma, quando iniziai a raccontarle della crisi, lasciò che venissero leggermente a galla, concedendo a qualche lacrima di rigarle il viso.
"Hai ragione, me lo hai già raccontato. Mi sento in colpa: avrei dovuto prepararti psicologicamente a tutto ciò".
"Non avresti potuto prevedere il futuro. Non avresti potuto sapere che mi avrebbe lasciata perché sarei stata d'intralcio per la sua carriera lavorativa".
Diana sospirò, poi prese la mia mano fra le sue ed iniziò ad accarezzarla.
"Non avrei potuto prevedere le motivazioni, ma sapevo che prima o poi ti avrebbe lasciata. Cerchiamo di essere oggettive, Leo: la vostra storia non avrebbe mai potuto avere un lieto fine".
Diana non dosò né il linguaggio né il tono che utilizzò per dirmi quel che pensava. Sapeva che poteva permettersi di dire ciò che voleva senza avere in corpo la preoccupazione di una mia possibile crisi perché, non appena mi risvegliai, mi imbottì di pillole calmanti.
"Lo so. Ma quella era una verità che volutamente avevo gettato in un'oscura e remota parte del mio cervello".
Sollevai la testa di qualche centimetro e, dopo aver constatato che riuscivo a muovermi senza avere nessun giramento di testa, mi tirai su, sedendomi sul letto.
Massaggiai le tempie premendo forte con le dita: ebbi la sensazione di aver dormito per mesi.
"Quando mi sono ritrovata sola, dopo che lui è andato via da casa mia, tutte le paure e le ansie che avevo allontanato dalla mia vita sono ricomparse contemporaneamente. E mi hanno massacrata".
Diana mi accarezzò la spalla.
"Meno male che non ti sei procurata nulla di grave, piccola mia".
Mi sorrise.
"Già. Mi dispiace averti fatto preoccupare così tanto, davvero. Quando le cazzo di crisi sono così violente, non c'è nulla che io possa fare per placarle".
Passai una mano sulla mia guancia. Il contatto con quei numerosi cerotti mi rassicurò, come se potessero nascondere non soltanto le ferite che mi ero procurata, ma anche la vergogna che provavo nei confronti di me stessa per aver segnato il mio viso con quei segni ingiustificati ed indesiderati.



Passati un paio di giorni e tolti i cerotti, fui contenta di notare che il dottore aveva ragione e che le ferite stavano già scomparendo definitivamente.
A parte il piccolo sollievo nel vedere che le ferite stavano rimarginandosi, non c'era nient'altro che potesse farmi stare bene.
Pensavo a Giuseppe ogni secondo della giornata e quella voragine che sentivo dentro al petto sembrava ingrandirsi sempre più.
Mi ritrovavo a fissare il vuoto per svariati minuti.
Non avevo voglia di far nulla.
Anche ciò che amavo fare, come leggere e scrivere articoli, in quei momenti, mi sembravano attività noiose e prive di senso.
Mi sentivo spenta.
Dormivo poco: passavo la notte a fissare il tetto, senza piangere, né lamentarmi; lasciavo l'abat-jour accesa per tutta la notte, come se la sua luce potesse proteggermi dalle crisi in agguato nell'oscurità, bramose di divorarmi nuovamente.
Avevo poco appetito, ma riuscivo comunque a costringermi a mangiare qualcosa sia sotto minaccia da parte di Diana, sia perché sapevo che non potevo permettermi di star male anche fisicamente.

Non meritavo di stare così male.

"Leo, sono passati giorni da quando Giuseppe ti ha lasciato. Non pretendo che tu stia già bene, ma non ti stai nemmeno sforzando di provare a star meglio".
"Sarebbe fatica sprecata".
Risposi senza pensarci.
Da quando ebbi quella potente crisi, tutte le mattine, assieme al mio adorato caffellatte, fui costretta a prendere diverse pillole, tra cui degli anti depressivi: era essenziale che le prendessi per assicurare una mia non ricaduta nei profondi abissi delle mie crisi, anche se ero molto contraria perché temevo di abituarmi al loro effetto.
Mi sedetti sul tavolo e, senza pensarci, mi misi a fissare un punto vuoto. In quel momento entrai in un altro mondo fatto di oscurità e silenzio.
Non feci in tempo ad ambientarmi a quel nuovo spazio, che Diana mi riportò alla realtà.
"Leona. Mi preoccupi quando fai così. Sei rimasta per più di dieci minuti immobile a fissare il mio.. divano?".
Mi chiese palesemente turbata.
Portai una mano sulla fronte ed inizia a massaggiarla.
"Non mi sembrava fosse passato così tanto tempo".
"Leona, guardami".
Sospirando spostai la mano dalla fronte e la congiunsi all'altra, mentre con gli occhi cercai il suo dolce sguardo.
"Tu stai male".
Si avvicinò a me accarezzandomi una guancia.
"Lo so".
"Sfogati con me. Puoi fidarti".
Scostai non bruscamente la mano di Diana dalla mia guancia.
Mi alzai dal tavolo, bevvi tutto d'un sorso ciò che rimaneva della mia colazione e posai la tazza dentro il lavandino, sapendo che sarebbe stata Diana in seguito a lavarla.
"Ho paura. Per ora sono calma perché mi sto drogando con tutte quelle pillole che mi fai prendere. Sono calma perché temo di non aver ancora realizzato per bene quanto è successo. Sono calma soprattutto perché.. sento ancora dentro me la sua presenza fisica. Ma ho paura che col passare del tempo non sarò in grado di reggere la situazione".
Tornai a sedermi di fronte a Diana che, da brava psicologa, stava ascoltando minuziosamente il mio racconto e scrutando ogni mio movimento per coglierne i significati più reconditi.
"Come hai intenzione di affrontare questa situazione?".
"Non lo so. L'unica certezza che ho è che non ho nessuna intenzione di voler più mettere piede in quell'Università, né tanto meno a casa mia, che mi ricorderebbe troppo.. Giuseppe".
Diana sospirò e bevve un sorso del suo caffè.
"Io avrei una proposta. Ma ho bisogno che tu mantenga la calma. Si tratta solo di una proposta, non l'unica soluzione. Se non ti va bene penseremo ad altro, quindi non farti prendere dal panico".
Annuii e le dissi qualche parola per tranquillizzarla. Notavo che Diana adesso cominciò a calibrare il peso e l'intonazione delle parole per evitare di dire qualcosa che potesse farmi agitare. Il suo sforzo di farmi mantenere la calma mi fece sentire importante e voluta bene.
"Puoi intanto trasferirti qua, nel mio studio, per qualche settimana. Così possiamo fare terapia ogni giorno. Io riceverò gli altri pazienti a casa mia, all'interno della quale sto già provvedendo a creare un mini studio".
"Fin qui mi sembra tutto fattibile".
Confermai io.
"Dopodiché, Leona, considerando che la tua famiglia adottiva ti manda dei soldi mensilmente e potrei darti una mano anche io, potresti partire. Per sempre".
La proposta mi colse così tanto alla sprovvista che per poco non imprecai ad alta voce.
"Leona. Ascoltami attentamente. Io sono qua per aiutarti e ti sosterrò finché non ti riterrò pronta per partire. Puoi scegliere qualsiasi meta. Scusami se userò toni più decisi: l'unica soluzione, secondo me, è quella di ricominciare a vivere come se lui non fosse mai esistito per te, Leo."
Una leggera agitazione balzò fuori, ma l'effetto delle pillole la contrastò immediatamente, permettendomi di discutere animatamente senza dover imbattere in crisi. Fu una sensazione nuova e piacevole.
"Come puoi farmi questa assurda proposta!?"
Diana continuò a fissarmi sforzandosi di non far trapelare emozioni dal viso, nonostante io fossi sotto shock.
"Non agitarti. Parliamone tranquillamente. Ti ho già detto che non è l'unica soluzione".
"Spiegati meglio allora..".
Diana appoggiò le spalle allo schienale della sedia, incrociando le braccia ed accavallando le gambe: era la tipica posa che assumeva durante la fine delle sedute, quando esprimeva il suo giudizio finale.
"Tutto qui ti ricorda di lui: l'Università, ciò che stai studiando, casa tua".
"Non significa nulla. Anche se mi trasferissi continuerei a pensare a lui e a star male".
"Vero. Ma lo dimenticheresti più in fretta".
"Diana, io non dimenticherò mai Giuseppe. Lo amerò per sempre".
Diana sorrise, ma non in segno di sfottò. Sapeva che stavo dicendo la verità.
"Lo so. Però, se decidessi di partire, ti daresti una chance per ricominciare a vivere".

Restai in silenzio per qualche minuto a riflettere.
Non volevo partire.
Per quanto stessi male, non volevo allontanarmi né da lei, né da Caterina.
Diana si sbagliava: partire non era la cosa giusta da fare.
E allora cosa avrei dovuto fare? Cambiare Università. Dunque, cambiare anche città. E casa.
Riflettendoci, forse Diana aveva ragione.
E se avessi cambiato Università, città e casa, avrei resistito alla tentazione di non tornare a Firenze per cercarlo e convincerlo a tornare da me?
No.
Riflettendoci ancora più attentamente, mi convinsi che allora Diana aveva decisamente ragione.


Alla fine cedetti, rassegnata.
"D'accordo. Dimenticherò tutto e ricomincerò una nuova lontana da qui..".
Non riuscii a credere alle mie parole, ma, dopo averle pronunciate, mi resi conto che effettivamente non avrei potuto fare altrimenti.




Dopo due settimane di intense e frustranti sedute con Diana, mi ritrovai con due valigie in mano, un biglietto di solo andata per Londra in tasca e l'amore che provavo per Giuseppe ancora ben custodito nel mio cuore.
Ero terrorizzata, ma Diana mi tranquillizzò dicendomi che tutto sarebbe andato bene e che avrei dovuto fidami di lei.
E così feci.
Senza piangere, lasciai la sua mano e partii per una nuova vita.

Giuseppe sarebbe diventato solo un bellissimo ricordo ed io sarei rinata più forte di prima.





..e finalmente siamo arrivati alla fine del lunghissimo racconto di Leona!
Dal prossimo capitolo, quindi, si torna alla vita del presente! ( se non ricordate bene l'inizio della storia, vi invito a rileggere solo i primi capitoli, oppure potete più semplicemente chiedere aiuto a me).
E' stato un racconto lunghiiiissimo, lo so.. ma ci tenevo a farvi conoscere ogni singolo ricordo di Giuseppe custodito nella mente della Leona del presente.. 
Scusate se vi ho fatto aspettare così tanto per il nuovo capitolo..
Un bacio a tutte <3


Start living again - Giuseppe ConteDove le storie prendono vita. Scoprilo ora