16

1K 48 36
                                        

Una nuova settimana stava per cominciare ed io e Caterina, come al solito, stavamo facendo colazione al nostro locale preferito prima di andare a lezione.
"Non posso credere che tu e Conte abbiate avuto un appuntamento qua al Vintage!".
Esclamò Caterina . Vidi alcune ragazze girarsi verso il nostro tavolo scrutandoci stizzosamente con la coda dell'occhio dopo aver sentito quella frase.
"Vuoi stare zitta e parlare piano? Non voglio che tutti sentano le tue bugie. Non ho avuto nessun appuntamento con il professore. Era un'intervista, idiota".
Caterina sorrise e bevve un altro sorso del suo caffè.
"E' vero. Scusami. Mi hai già raccontato tutto Sabato, ma ancora stento a credere al fatto che vi siate visti qua. Sembra tanto un appuntamento".
"Hai rotto. Se continui me ne vado".
Capendo di star esagerando, Caterina cambiò discorso ed iniziammo a commentare alcune scene dei film che vedemmo Sabato sera. Finito di bere le nostre bevande, andammo in facoltà per seguire la lezione.


 "Oggi pomeriggio studiamo insieme?"
Mi chiese Caterina giocando con una sua ciocca di capelli. La lezione era troppo noiosa e fui infinitamente grata alla mia amica per aver iniziato una conversazione.
"Ci sono verso le 18:00".
Caterina lasciò ricadere la ciocca di capelli e si girò verso me incuriosita.
"Che hai da fare prima? Tu non vai da Diana il fine settimana di solito? Oggi è Lunedì..".
Pensai ad una scusa al volo.
"Non ho dormito molto bene stanotte, vorrei recuperare qualche ora di sonno".
Non mi piaceva l'idea di mentire alla mia cara amica, ma non mi andava di dirle che oggi pomeriggio avrei rivisto il professore privatamente, dato che nella mail che mi mandò il giorno prima mi chiese se avessimo potuto continuare la nostra intervista proprio oggi pomeriggio sul presto.
"Va bene. Possiamo vederci per le 18:00. Mi fermo da te per cena".
"Come sei sfacciata, oh. Addirittura ti autoinviti. Va bene, puoi fermarti a cena. Però porti il dolce".
Sorridemmo entrambe e tornammo a seguire la lezione. Lei poggiò la testa sulla mia spalla. Non la respinsi. Non la respingevo mai ogni volta che mi mostrava affetto tramite quei piccoli gesti. Volevo dirle "ti voglio bene" in quell'esatto momento, ma le parole non riuscirono a venir fuori dalla mia bocca.


Terminata la lezione, scappai salutando velocemente Caterina per andare a nascondermi al "Vintage", in modo tale che lei non potesse scoprire il fatto che non stessi realmente tornando a casa mia.
Nemmeno quella volta riuscii a pranzare. Perciò mi sedetti al mio solito tavolo, aspettando l'orario in cui avrei rivisto il professore. L'appuntamento era nell'aula G3 che si trovava poco più avanti rispetto alla mia. 


 Quando arrivai di fronte l'aula vi entrai timidamente pensando di trovarlo già lì, ma lui non c'era ancora. Presi posto su una sedia in prima fila e per ingannare il tempo ricontrollai di avere tutto l'occorrente che mi serviva dentro lo zaino.
Dopo circa dieci minuti dall'orario prestabilito, lui entrò. Prese fiato e sospirò profondamente. "Ha il fiatone. Ha corso nella speranza di arrivare puntuale?", mi domandai.
"Mi scusi, signorina, ho finito tardi di pranzare. Ho fatto il più velocemente possibile per arrivare puntuale, ma non ce l'ho fatta".
Disse controllando l'orologio che portava al polso per poi chiudere la porta alle sue spalle.
"E' da molto che mi sta aspettando?"
"Dalle 15:00, ma non si preoccupi".
Lui tolse la giacca e, come ogni santissima volta, la sistemò sulla cattedra ordinatamente. Io mi costrinsi a distogliere lo sguardo dalla sua figura, perché, come direbbe Caterina in quei casi, lo stavo "consumando con gli occhi". Mi piaceva guardarlo. Mi piaceva sentire delle emozioni strane, diverse, nascere dentro me ogni volta che lo osservavo.
Mentre formulavo quei pensieri, lui si sedette sulla cattedra. "Così è troppo lontano, non posso entrare in contatto con lui se ci dividono circa sei metri", riflettei dispiaciuta.
"Dunque. Cominciamo?".
Mi chiese. Notai che il suo sguardo era diverso. Non era più uno sguardo indagatore, come quello che fissò su di me durante la prima parte dell'intervista, bensì uno sguardo normale e ne fui molto felice.
Iniziai a fargli quelle stupide domande e risultò inevitabile non ridere ad ognuna di esse ogni volta che gliene porgevo una nuova. La prima mezz'ora scorse tra risate, imbarazzo e sguardi amichevoli.
Mi faceva sentire bene.

 "Lei preferisce le bionde o le more?".
Come al solito, quando lui sentì la stupidità della domanda, sorrise.
"C'è una certa discriminazione nei confronti di chi ha i capelli rossi o neri, comunque".
Dissi per provare a ridurre l'imbarazzo, ma lui rispose comunque abbastanza convinto.
"Vada per le bionde".
Appuntai la risposta sul foglio. "Mannaggia a me che sono castana", pensai mentre scrivevo.
"Ok, questa domanda è davvero molto imbarazzante. Se vuole può avvalersi della facoltà di non rispondere: intraprenderebbe mai una relazione con una sua studentessa?".
"Wow".
Si limitò a dire.
Passarono circa trenta secondi, ma lui non proferì parola. Il suo sguardo mutò: divenne un po' più cupo.
"Professore, mi dà la confidenza di provare a capire a cosa sta pensando?".
Lui non disse nulla, ma mi guardò incuriosito, dandomi il permesso di parlare tramite il suo sguardo.
"Io riesco a distinguere sul suo volto imbarazzo in questo momento, ma anche delusione. A lei non piace avere questo tipo di attenzioni su di sé. Forse vorrebbe che gli studenti l'apprezzassero per la sua bravura, la sua preparazione, il suo essere sempre disponibile e gentile nei loro confronti. Mi dispiace averle posto queste domande infantili, soprattutto quest'ultima. Penso che una persona come lei meriti domande più intelligenti".
Lui si alzò dalla cattedra e si avvicinò a me, lentamente. Era stupito. Più si avvicinava, più mi mancava il respiro. Ma non si trattava di crisi di panico, era qualcos'altro. Più si avvicinava, e più questa strana emozione cresceva dentro me.
"Lei è davvero perspicace".
Mi disse con una voce bassa, roca. Poi si posizionò di fronte a me e poggiò le mani sul tavolo, precisamente sopra i miei appunti. Alzai lo sguardo ed incrociai il suo, ma fui costretta a distoglierlo subito dopo perché i suoi occhi caldi e profondi mi fecero uno strano effetto e mi provocarono un leggerissimo sussulto.
"Come fa a leggermi così bene? E' la terza volta che scava nella mia testa, signorina".
"Potrebbe chiamarmi Leona?".
Gli chiesi sfacciatamente. Volevo instaurare un rapporto più confidenziale con lui. Volevo approfondire il nostro rapporto. Quelle nuovissime sensazioni di curiosità che stavo provando mi permettevano di non incappare in stupide limitazioni, facendomi dire tutto quello che mi passava per la testa.
"Non mi è consentito dare del tu ai miei studenti".
"Le sto dando io il permesso".
"E in qualità di cosa lei mi sta dando il permesso?".
Mi sorrise, ma non era un sorriso amichevole, come quelli che mi rivolgeva prima. Era un sorriso ammiccante.
Se davvero sapevo leggergli nel pensiero, lui mi stava provocando, di nuovo. Ed era ancora più bello. Approfittai della situazione e misi una mano sulla sua, che era ancora appoggiata sul banco.
Inutile dirlo, quel contatto fu fin troppo piacevole. Ma ciò che mi diede una scossa ancora più forte fu il contatto con la fede fredda che portava al dito.
Poi emozioni, contatto e sguardi, vennero interrotti dal professore che tolse la sua mano da sotto la mia e si girò, dandomi le spalle.
"No, non intraprenderei mai una relazione con una studentessa. Non rientrerebbe nei miei principi mora-..".
"Professore, la prego, mi baci".
Gli ordinai interrompendolo ed alzandomi dalla sedia, ignorando la sua risposta.






E niente.. Finalmente ho trovato un po' di tempo da poter dedicare al capitolo.
Io sono ancora immersa nello studio, ma sentivo la necessità di aggiornare la mia storia il prima possibile! Nonostante il poco tempo che ho a disposizione, comunque sono abbastanza soddisfatta di quello che ne è venuto fuori.

E voi invece cosa ne pensate di questo capitolo?  

Fatemi sapere vi raccomando
♥ 


Start living again - Giuseppe ConteDove le storie prendono vita. Scoprilo ora