Mi trovo ad affrontare un'ardua decisione: o lascio i lunghissimi capelli castani sciolti, sopportando il pungente caldo e rischiando di sudare fin troppo, oppure li lego in una coda alta, superando il blocco mentale che mi costringe a non venir meno alle stupide e ben salde fissazioni anormali.
"Fanculo".
Mi maledico mentre getto la testa verso il basso ed inizio a lavorare sui miei capelli.
"Fanculo".
Mi maledico una seconda volta fissandomi allo specchio. Deglutisco e costringo le mie mani a restare basse lungo i fianchi per fermarle dall'impulso di sciogliere la coda appena fatta.
"No, seriamente. Fanculo".
Grido alle mie mani, ancora vogliose di slegare la coda.
"Leona, stai bene?".
Mi chiede Diana dalla cucina preoccupata nel sentirmi urlare da sola. La ignoro e do un'ultima e velocissima occhiata al mio riflesso sullo specchio, poi prendo la borsa da sopra la scrivania, ed esco dalla mia camera con aria trionfante: sono felice di essere riuscita a legare i capelli.
"Sì, scusa. Stavo combattendo contro le mie mani affinché non disfacessero questa".
Indico la coda con un dito a Diana che è intenta a guardare la televisione. Lei mi rivolge un fugace sguardo, per poi tornare a concentrarsi nuovamente sulla tv.
"Audace!".
Esclama ironicamente Diana.
"La tua colazione è pronta. Hai all'incirca quindici minuti per bere il caffellatte ed andare a prendere Caterina, se non vorrai arrivare tardi".
Prendo la tazza dal tavolo e, approfittando dei pochi minuti a disposizione, mi siedo accanto alla mia amica, che continua a fissare la tv. Devo ringraziarla per tutto, come sempre.
"Grazie per la colazione, Diana. E grazie anche per la tua preoccupazione, ma anche se dovessi arrivare in ritardo, non mi importerebbe molto. Anzi, forse sarebbe meglio arrivare di proposito in ritardo: ti immagini che noia seguire tutta la conferenza?".
Sorridiamo entrambe spontaneamente. Adoro questi momenti felici, spensierati.
Espiro rumorosamente, mentre cerco di incanalare tutta l'energia positiva ed allegra che posso, nella speranza di poterne usufruire più tardi, quando rivedrò Giuseppe.
"Questo è il ragionamento che farebbe una persona normale. La Leona che conosco io deve necessariamente essere sempre in anticipo".
Sorridiamo di nuovo, mentre sorseggio il caffellatte tiepido.
"Ma la Leona di adesso è cambiata, è più forte. E sono molto orgogliosa di te".
Poso la tazza semivuota per terra e controllo l'orario dal cellulare: posso trattenermi più o meno altri cinque minuti.
"Diana, sbaglio o ti stai comportando in modo strano nei miei confronti? Perché tutte queste lusinghe?".
"Leo. Devo dirti una cosa".
Diana spegne la televisione e si gira verso me, fissandomi con uno sguardo indecifrabile. Sospira.
"Più tardi, se riuscirai ad incontrarlo ed a parlare con lui.. devi sapere che..".
Si blocca e resta in silenzio per svariati secondi che sembrano un'infinità.
"Dio, Diana, parla. Ti ricordo che ho un orario da rispettare perché Caterina mi aspetta. E poi, smettila di tenermi sulle spine. Parla".
"Ok. Per farla breve.. Ho conosciuto Giuseppe personalmente sette anni fa. Gli ho raccontato di tutti i tuoi problemi".
Diana riprende fiato, dato che ha detto quelle parole senza respirare. Il suo sguardo è supplichevole e penso che speri che non mi arrabbi con lei per non avermelo detto prima che decidessi di incontralo.
Ma non sono affatto arrabbiata, e nemmeno sento delle emozioni negative crescere dentro me. Effettivamente, fino a qualche anno fa, ogni minimo problema creava dentro me paranoie e stupide ansie inutili, ma se oggi sono diversa, devo tutto a Diana.
"Capisco il motivo della tua preoccupazione. Diana, è tutto ok. Non devi sentirti in colpa per avergliene parlato e per non avermi detto nulla. Sono passati così tanti anni.. Anzi, ti ringrazio per avermi avvisato".
"Avevo paura che ti arrabbiassi con me per aver tradito la tua fiducia. Leo, fidati di me, sono stata costretta a dirglielo. E, devi ammetterlo: meritava di sapere tutto ciò che riguarda, o che ha riguardato la tua vita".
Prendo qualche secondo per pensare alla risposta da dare. A quei tempi, anche quando decisi di scappare, non mi sono mai posta il problema di rivelargli tutto. A pensarci meglio, forse, Diana mi ha fatto un favore. Non so cosa mi riserverà il futuro, ma adesso non devo nemmeno più preoccuparmi di dovergli spiegare tutto. E poi, chi meglio di Diana potrebbe mai spiegare i miei problemi? Forse nemmeno io riuscirei a farlo bene come lo farebbe lei.
"Hai ragione, Diana. Giuseppe meritava di conoscermi per quella che ero davvero. Grazie per averlo fatto".
Dopo qualche secondo di silenzio, Diana si rende conto di quello che le ho appena detto e spalanca gli occhi.
"Tu sai dire la parola "grazie"? Caspita! Sei davvero cambiata, Leo!".
Le sorrido annuendo.
"E' meglio che mi sbrighi, o sarò davvero in ritardo".
"Giusto. Hai preso tutto quello che ti serve?".
"Sì, ho tutto con me".
"Bene".
Mi alzo dal divano, prendo la borsa e, dopo aver abbracciato Diana, esco di casa.
Continuo a chiedermi costantemente cosa stia facendo, perché abbia deciso di fare tutto ciò, se ho preso la decisione giusta. E, puntualmente, come risposta, un accenno di preoccupazione mista ad ansia sboccia nel mio petto, rendendo la respirazione un tantino pesante.
Non è nulla.
Devo solo stare calma e lasciarmi travolgere dal coraggio che di certo non mi manca, e dalla tranquillità: sto solamente incontrando un vecchio amico, tutto qua.
Oltre che per me stessa, ho deciso di affrontare questa sfida anche per Diana: sono cosciente del fatto che la mia amica e psicologa sia molto sorpresa nel vedere la sua paziente preferita, cioè io stessa, così diversa, cambiata, maturata nei suoi numerosi problemi; sa che ho faticato tanto per raggiungere questi obbiettivi, anche se entrambe siamo consapevoli del fatto che devo continuare a lavorare duramente se voglio arrivare a distruggere ogni piccolo problema.
Questa nuova consapevolezza e forza di volontà mi sta aiutando a convincermi che il sogno di diventare una persona normale è vicino.
Sono quasi arrivata a destinazione, cioè a casa di Caterina, mentre mando un messaggio vocale a Lorenzo in cui lo avviso del fatto che non potrò rispondere frequentemente ai suoi messaggi: non che questo sia un problema, anzi, non ci sentiamo spesso per messaggi giornalmente essendo che da quando ci siamo separati fisicamente, entrambi stiamo continuando a vivere la nostra vita piena di impegni e con poco tempo a disposizione da passare di fronte ad un cellulare.
Ovviamente Lorenzo non sa nulla di quello che farò oggi.
Dovrei forse sentirmi in colpa? No, non mi sento in colpa. Non sto facendo nulla di male. Lui sa che oggi trascorrerò la giornata in compagnia di Caterina, chiacchierando e passeggiando per i negozi.
Mando un messaggio a Caterina e le chiedo di scendere. Controllo l'orologio e sono in perfetto orario. Espirando orgogliosamente, noto come la puntualità riesca a mettermi di buon umore.
Vedo Caterina sbucare dal portone di casa sua con un magnifico sorriso stampato in faccia.
"Buongiorno Leonessa!".
"Buongiorno, idiota! Non chiamarmi più in quel modo. Che brutto soprannome".
Caterina si avvicina e mi porge un bacio sulla guancia.
"Bella coda di cavallo".
"Grazie, Cate. Oggi non avrei potuto sopportare un'altra giornata di torrido caldo con questi capelli così lunghi sciolti".
"Sono contenta per te. Anche questo vestitino giallo semplice ti dona molto. Però.. Se posso essere sincera..".
"Mi fa sembrare più piccola, vero?".
"Sì!".
Ridacchia Caterina.
Non resisto e sorrido anche io.
"E' di Diana. Tutto ciò che ho portato da Londra non mi andava a genio per questa occasione. Perciò Diana si è offerta di prestarmi qualcosa di suo dato che comunque fisicamente siamo molto simili, lasciandomi frugare nel suo armadio . Ero indecisa tra questo vestitino oppure un altro con disegnato su un unicorno. Non mi sembrava il caso".
Scherzo, provocando nuovamente le risate di Caterina.
"Iniziamo a metterci in cammino?".
Annuisco e prendo a braccetto la mia amica mentre le rivolgo un sincero sorriso.
"Allora, dunque, ci siamo".
"Ci siamo, Cate".
"Come ti senti?".
Sospiro e guardo il cielo per qualche istante. Poi rivolgo nuovamente il mio sguardo a Caterina.
"Devo essere sincera: prima di uscire di casa ero più in ansia rispetto ad adesso. Forse, più ci avviciniamo, più mi tranquillizzo".
"Strano".
Conclude Caterina facendo spallucce.
Parlando del più e del meno, facendo previsioni su ciò che accadrà nel corso della giornata, e regalandoci distratti sorrisi, non mi accorgo del signore che, andando di fretta, sbatte contro la mia spalla e mi fa perdere l'equilibrio, facendomi cadere.
Caterina scoppia immediatamente a ridere, che idiota.
Fatico a tararmi su e vedo la mano del signore che, visibilmente dispiaciuto per avermi fatto cadere, prova ad aiutarmi.
"Le chiedo umilmente perdono. Si è fatta male?".
"Non è nulla. Ho solo qualche graffio sul ginocchio, niente di grave! Vada pure, noto che è sta andando di fretta".
Rispondo al signore mentre uso la sua mano per tirarmi su, aggrappandomi ad essa.
Dopo avermi chiesto scusa almeno altre cinque volte, lo sconosciuto mi dà le spalle e va via.
"Leo.. Sono davvero senza parole: hai lasciato che quel signore ti toccasse. E' sembrato tutto così naturale ai miei occhi".
Caterina mi guarda incredula aspettando una mia spiegazione.
"Perché mi guardi così? Te l'ho già detto che ho imparato a sopportare il contatto con gli sconosciuti".
"Ma è sembrato davvero tutto troppo normale, come se non avessi mai avuto nessun problema".
"Già. Grazie davvero per le parole. E' stato un bel traguardo da raggiungere".
Sorrido fiera di me stessa.
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Start living again - Giuseppe Conte
Fanfiction"L'unica soluzione è quella di ricominciare a vivere come se lui non fosse mai esistito per te, Leo." "Come faccio a dimenticare l'unica persona che mi abbia mai amato? E che io abbia mai amato!?" Diana continuò a fissarmi sforzandosi di non far tra...
