"Come sempre, il tuo lavoro è impeccabile. Il tuo modo di scrivere e di formulare pensieri critici è superlativo. Non vorrei farti montare troppo la testa, ma penso che dobbiamo a te il riconoscimento della nostra crescita così repentina. Ti mando il prossimo argomento per la prossima settimana. Spero di riaverti il più presto possibile tra noi.
Anne".
"Wooow. Devi essere molto fiera di te stessa!".
Esclama Diana non appena finisce di leggere la mail che il mio datore di lavoro mi ha mandato dopo aver letto il mio ultimo articolo.
"Modestamente, lo sono".
Le rispondo sicura di me. Diana risponde sbuffando.
"Sai cosa vuol dire questo? Un aumento meritatissimo dello stipendio".
"Ah, sì? Anche io meriterei un aumento perché ti sopporto da una vita, e invece, nulla".
Dice Diana scherzando, mentre io spengo il computer portatile e lo sistemo ordinatamente dentro l'apposita cartella.
"Mi sopporti? Ti ho migliorato la vita".
Diana si gira per guardarmi storto per poi servirmi la colazione.
"Ecco a te il tuo caffellatte".
"Grazie, Diana".
Dopo circa un minuto di silenzio, Diana rompe il ghiaccio.
"Vado a lavoro. Ci vediamo direttamente stasera, va bene?".
Esito prima di salutarla. La guardo e lei ricambia lo sguardo, confusa.
"Devi dirmi qualcosa?".
"Sì".
"Beh, dilla ora o arriverò tardi e non posso permettermelo: alcuni pazienti sono fissati con la puntualità".
Mi dice mentre gesticola con le mani, invitandomi a parlare.
"Diana.. io penso.. di tornare a Londra dopodomani".
Diana sospira, poi raccoglie da terra la sua cartella con all'interno tutto l'occorrente che le servirà a lavoro. Inaspettatamente, mi dà un bacio sulla fronte.
"Pensa bene a quello che ti ho proposto la scorsa volta. So che ti mancano Lorenzo, Yuumi, la tua vita. Ma si tratterebbe di un piccolo sforzo che ti farebbe stare bene per il resto della tua vita".
Si avvicina alla porta d'ingresso e la apre.
"Pensaci ancora un po'. Stasera ne riparliamo. Se avrai deciso di partire, non ti insisterò".
Diana va via e chiude la porta alle sue spalle, salutandomi con un sorriso finale.
Confesso che non ho riflettuto come vorrei sulla sua proposta. Ho dato per scontato il fatto che avrei rifiutato.
E' tutto un gran casino.
La mia mente è un gran casino.
Stamattina dovrei uscire di nuovo con Caterina, ma è meglio se per adesso mi dedico a me stessa e prendo una decisione una volta per tutte, perciò le manderò un messaggio chiedendole se possiamo spostare la nostra uscita a domani.
Mentre tento di concentrarmi per trovare il biglietto più conveniente per tornare a Londra il fine settimana tra le varie opzioni, penso a Diana. Penso al suo consiglio.
Distacco gli occhi dal monitor del computer e li chiudo.
Se fosse facile comprendere la mia mente, direi che sono semplicemente confusa. Che non so cosa fare.
Ma la verità è che ho paura.
A distanza di sette anni sento ancora dentro me il dolore e la solitudine che ho dovuto sopportare. Ho persino imparato a chiedermi scusa per il male fisico che, rabbrividisco al solo pensiero, mi sono procurata da sola.
Ho riflettuto sulle diverse possibilità e, soprattutto, sulle conseguenze che potrebbe portare la scelta che farei: se Diana avesse ragione, se avessi bisogno di incontrarlo per dimenticarlo definitivamente, se non accettassi di vederlo, sarei in grado di vivere il resto della mia vita cosciente del fatto che quei ricordi potrebbero venir fuori da un momento all'altro? E se invece non avesse ragione? Cosa succederebbe se incontrarlo non porterà a nulla? E se invece incontrarlo significasse riaprire quella dolorosa ferita?
Scaccio immediatamente via questa possibilità: non posso rischiare, anche se sono sicura dei sentimenti che provo per Lorenzo per poter ricascare nella trappola di Giuseppe.
Sospiro lentamente, speranzosa di uscire da questo tunnel annebbiato da domande senza risposta.
"Devo schiarire le idee".
Adesso mi ritrovo a parlare da sola: oltre che confusa e paranoica, sono anche matta. Bingo.
Vado verso il frigorifero e cerco la mia bottiglia personale per bere un sorso d'acqua. Non ho sete, ma aiuta a distrarmi per qualche secondo.
Ma quei secondi durano troppo poco. Mi ritrovo la mente di nuovo assediata da domande su domande.
"Cazzo!".
Esclamo forse troppo forte. Sono esausta dal mio stesso cervello.
"Ho bisogno di fumare".
Decido di fare una passeggiata.
Mentre fumo tutto il mondo mi sembra meno frenetico: sembra andare a rallentatore, proprio come se andasse a tempo col fumo che espiro lentamente dalla mia bocca.
Al diavolo la mia decisione di smettere di fumare! Ne avevo bisogno. Come se fosse l'unica cosa che potesse liberare la mia mente da ogni pensiero.
E ci sta riuscendo.
Dio, sembra quasi più efficace di Diana 'sta sigaretta. Vorrei che invece di consumarsi si allungasse magicamente per non finire mai.
Percepisco il timido calore primaverile bruciarmi leggermente le guance e chiudo gli occhi, godendomi la tranquillità e la pace dei sensi che sto provando, seduta al tavolo di un bar all'aperto.
Seguo con lo sguardo il viavai di sconosciuti, le macchine in lontananza bloccate nel traffico, i camerieri che servono ai tavoli senza sosta, sorridendo ad ogni cliente.
È difficile da dover ammettere, ma mi rendo conto che Firenze mi è mancata.
La città da cui sono scappata.
La città legata a tanti bruttissimi ricordi sfumati dal tempo.
La città che ho odiato dal profondo del mio cuore.
Eppure sono tornata qua, sono cresciuta e sono più forte che mai. E devo ogni successo alla mia psicologa, Diana. E allora, ancora una volta, seguirò il suo consiglio.
Dopo aver pagato il conto ed aver finito di fumare, mi alzo dalla sedia del bar e mi incammino verso casa di Diana.
"Hai fatto il biglietto per Londra?".
Chiede Diana non appena mette piede in casa, senza nemmeno salutarmi..
Cammina verso me e mi fissa, aspettando una risposta. Io sono beatamente sdraiata sul divano intenta a leggere un libro e faccio finta di ignorarla.
"Leo? Mi rispondi?".
"Che stress che sei, oh".
Chiudo il libro e lo poso accanto a me.
"No, non l'ho fatto".
"Non sei riuscita ad acquistarlo?".
"Già. La vocina dentro me che sussurrava "non andartene, segui il consiglio di Diana", ha vinto".
Mi alzo e sorrido a Diana che, dolcemente, ricambia il sorriso.
"Mi hai sempre tirato fuori da situazioni terribili, ascolterò il tuo consiglio anche questa volta".
"Leo.. ti ringrazio per la fiducia. Non avere paura. È passato troppo tempo. Stai per sposarti ed ami il tuo fidanzato. Metterai semplicemente un punto definitivo al tuo passato. Ne hai bisogno. Il tuo corpo, la tua mente lo richiedono".
Ricambio lo sguardo intenerito di Diana con uno sguardo quasi impaurito.
"Mi fido di te".
Il giorno seguente mi tocca avvisare Lorenzo della scelta che ho preso, ovvero quella di rimanere un altro po' in Italia (senza dirgli il vero motivo per il quale sto restando). Dispiaciuto, ma, allo stesso tempo felice per me e per il tempo che trascorrerò con le mie amiche, mi augura una buona permanenza.
Avviso anche il mio datore di lavoro che senza troppi giri di parole mi fa capire che mi sta facendo un grosso favore e dovrei evitare di approfittare della sua gentilezza.
Ho dovuto sopportare una predica sul mio inadeguato comportamento lunga minimo dieci minuti, ma alla fine ci siamo salutate serenamente.
È Domenica mattina e fuori fa caldo. Avrei voluto fare una passeggiata e trovare ispirazione per il prossimo articolo da scrivere, ma preferisco stare a casa al fresco. Anche se restare a casa significa dover aiutare Diana con le faccende di casa.
Diana mi chiede se posso iniziare a spolverare i mobili della sala dove lavora e così, dopo aver disfatto la valigia che per adesso non mi serve più, inizio a pulire.
Le ore scorrono senza che me ne renda conto, infatti, quando controllo l'orologio è già quasi ora di pranzo. Durante le pulizie di casa Diana non ha proferito parola, se non quando doveva dirmi cosa fare.
Il suo comportamento mi insospettisce e l'intuito mi suggerisce che sta nascondendo qualcosa.
"Ok. Stai forse evitando di parlare di qualcosa?".
Le chiedo mentre con cautela rimetto al proprio posto un quadro dopo averlo spolverato per bene.
"No. Sono solo stanca. Ieri è stata una giornata particolarmente pesante ed oggi sono distratta da dei problemi di un mio paziente".
"Oh, scusami. Pensavo stessi evitando di volermi parlare di Giuseppe, tutto qua".
Con un movimento brusco ed involontario del gomito, Diana per poco non fa cadere un piccolo vaso posizionato sul tavolo.
"Sei sicura di star bene? Sei estremamente distratta per i tuoi standard".
"Sì, anzi..maledizione! Avevo persino dimenticato di avere novità al riguardo".
"Riguardo Giuseppe? E dimmele".
Il cuore inizia a battermi più velocemente. Deve essere paura. La paura di aver deciso di volerlo incontrare di nuovo.
"Perché non provi a contattarlo e a chiedergl-".
"Non se ne parla".
Deglutisco. Adesso il mio cuore sta battendo all'impazzata.
È possibile che abbia tutta questa paura di incontrarlo?
"Voglio prima vederlo da dovute distanze per capire se ce la posso fare. Poi deciderò se parlargli oppure no. Non posso avventarmi in una situazione così delicata senza sapere come reagirò: lo sai, il mio corpo e la mia mente non sono normali, devo essere sempre cauta".
"Hai ragione".
Dopo qualche minuto di silenzio e sospiri lunghi, Diana si posiziona di fronte a me, attirando la mia attenzione.
"Sai.. riguardo le novità che ho su Giuseppe.. Questo fine settimana sarà qua".
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Start living again - Giuseppe Conte
Fanfiction"L'unica soluzione è quella di ricominciare a vivere come se lui non fosse mai esistito per te, Leo." "Come faccio a dimenticare l'unica persona che mi abbia mai amato? E che io abbia mai amato!?" Diana continuò a fissarmi sforzandosi di non far tra...
