36

673 47 16
                                        

Stamattina mi sento bene, riposata, più fresca.
La devastante e lunghissima terapia con Diana è stata un toccasana per la mia fragile mente, tant'è che stamattina mi sento raggiante e pronta ad affrontare la probabile furia della mia ormai ex amica Caterina.
Dopo aver scambiato dei messaggi, ci siamo date la possibilità di provare a riallacciare i rapporti, nonostante tutto. L'avevo avvisata che avremmo potuto vederci solo dopo aver terminato la terapia, così stamattina non appena mi sono svegliata l'ho contattata per dirle che finalmente sarei stata disponibile.
Mi ha risposto che non vedeva l'ora di vedermi.. così ci siamo date appuntamento al nostro solito posto, il "Vintage", che, detto da Caterina, è rimasto sempre lo stesso.
Indosso le scarpe e, dopo aver bevuto la mia mezza tazza di caffellatte, lascio casa di Diana ( che è al lavoro nel suo ufficio) e mi incammino verso il luogo d'incontro.
Camminando per le vie di una Firenze costantemente affollata e trafficata, mi ritrovo sorpresa di notare come ogni cosa non sia cambiata. Uno spontaneo sorriso spunta sul mio viso, immaginando la vecchia Leona di sette anni fa, sempre imbronciata e perennemente incazzata col mondo intero che camminava per quella strada, intenta a raggiungere la facoltà di Giurisprudenza.
La facoltà di Giurisprudenza..
Nemmeno quell'edificio è cambiato: non mostra i segni del tempo, anzi, sembra ben curato e moderno.
Sapendo di non correre nessun rischio ( ormai il professore non lavora più in questa Università), mi avvicino all'ingresso e noto con grande gioia che la signora che lavorava alla reception è stata sostituita: non mi era mai andata a genio quella tipa. O forse ero io che, emanando vibrazioni negative ed assumendo un atteggiamento sempre antipatico, mi ero guadagnata la sua indifferenza nei miei confronti.
Non tergiverso molto sulla struttura, e decido di tornare sui miei passi, dirigendomi verso il locale, verso il punto d'incontro in cui Caterina mi starà già aspettando.
Deglutisco e mi accorgo di essere tesa, agitata, ma allo stesso tempo curiosa e felice di incontrarla di nuovo.
A pochi passi dal locale, mi spingo sulle punte dei piedi per cercarla meglio.. ed eccola lì.
Come sempre puntuale.
Fisicamente non sembra cambiata di una virgola.
Noto con estrema dolcezza che porta i suoi sottili capelli neri, corti fin sopra le spalle, rigorosamente tinti per mettere in risalto i suoi splendidi occhi blu.
Quando mi vede, mi fa cenno con la testa di avvicinarmi, ed io obbedisco.
Cammino lentamente, quasi con fare incerto.. soprattutto perché noto che la piccola che tiene amorevolmente in braccio sta dormendo e non vorrei rischiare di svegliarla.
"Leo.. avvicinati. Nicoletta non si sveglierebbe nemmeno se dovesse passarci sulla testa un enorme aereo!".
Non riesco a trattenere le lacrime: mi rendo conto che persino la sua voce mi è mancata.
"Caterina.. tua figlia è stupenda".
Dico avvicinando la testa al batuffolo ricoperto in un elegante lenzuolo rosa, decorato con tanti tipi di animali che emanano cuoricini dagli occhi.
"Ma questa coperta è.. oscena".
Caterina sorride e poggia la testa sulla mia spalla.
"Lo so, ma c'è raffigurato un leone.. L'ho comprata appunto per questo motivo: non sapevo se ti avrei mai rivista, così ho realizzato che volevo che un pezzo di te stesse con mia figlia".
"Quindi io sarei diventata per te un leone che spara cuori dagli occhi?".
"E ti è andata anche bene. In negozio avevano anche un peluche di una leonessa che, se attivata, balla e canta".
Sorrido e.. sì, caspita, se mi è mancata.
Accarezzo la sua testa piccolina ancora dolcemente poggiata sulla spalla.
"Caterina..".
Le sussurro mentre, stando molto attenta a non fare male alla piccola, la avvolgo con le mie braccia e la stringo a me.
Come immaginavo, la sento piangere.
"Leo.. non ci posso credere.. sei tornata".
La stringo ancora più forte e il suo odore personale mi riporta a tanti anni fa, quando eravamo migliore amiche, quando lei era una delle poche certezze della mia vita.
Non voglio staccarmi da lei, e nemmeno lei sembra voglia liberarsi dal mio abbraccio, ma sentiamo la bimba svegliarsi ed iniziare a lamentarsi, così lascio Caterina e ci dedichiamo alla piccola.
"Hai ragione Nico, che maleducata che sono! Non ti nemmeno presentata a.. Leona".
Dice a sua figlia, come se potesse realmente comprenderla, mentre asciuga con il lenzuolo il viso umido dalle lacrime.
"Nico, lei è Leona..".
Dice mentre me la porge. La prendo in braccio con delicatezza e assoluta concentrazione, dato che non ho mai preso in braccio un neonato in vita mia.
"Ciao Nicoletta".
Sussurro alla bambina mentre le sfioro una paffuta e rosea guancia.
"Tua figlia è bellissima".
Ribadisco.
"Anche tu lo sei, Leo. E sembri così diversa".
Immediatamente mi torna in mente l'inclinazione di Caterina nel farmi sempre complimenti spontanei che, devo ammettere, mi fa piacere sentire.
"Sei riuscita ad abbracciarmi senza problemi, Leo. Ricordo che avevi difficoltà ad entrare in contatto con gli estranei..".
"No, ma che stai dicendo, Cate?".
Dico quasi balbettando, incredula di una tale affermazione così sciocca e priva di senso.
"Non sei mai diventata un'estranea per me, Cate".
"Scusami, pensavo-..".
"Pensavi male. Comunque è vero, è come hai detto tu stessa: sono diversa. Sono cambiata molto.. Se entriamo al Vintage e ci mettiamo comode, posso raccontarti un po' di cose".
"Certo. Dammi solo il tempo di lasciare Nicoletta a mia madre. Torno subito".

Start living again - Giuseppe ConteDove le storie prendono vita. Scoprilo ora