Leona viene svegliata dal cellulare. Spegne quell'allarme fastidioso e strofina gli occhi con le mani. Dopo circa qualche minuto impiegato a riprendere conoscenza, si alza dal letto ed inizia a preparare la sua solita colazione. Mentre è impegnata a preparare il caffellatte nella cucina della sua psicologa, controlla tra le notifiche del cellulare se Caterina le ha risposto.
Nulla.
Sospira e getta il cellulare sul tavolo, sul quale trova un post it: "Non torno per pranzo, ci vediamo di pomeriggio. Alle 15:00 riprendiamo la terapia. Diana".
Finito di bere il caffellatte, si rende conto di essere molto impaziente di ricevere una risposta al messaggio di ieri sera. Dunque controlla se Caterina ha visualizzato il messaggio, ma nota che addirittura la ragazza non effettua l'accesso su WhatsApp da giorni e si rincuora del fatto che non la stesse ignorando volutamente (forse era troppo impegnata per spendere tempo al cellulare).
Dopo aver finito di aver letto tutti gli altri messaggi e di rispondere a tutte le altre conversazioni (rimane un po' delusa nello scoprire che nemmeno oggi riuscirà a sentire telefonicamente Lorenzo perché, detto da lui, non ha un attimo di tempo), prende il computer e controlla il suo prossimo lavoro da svolgere inviatole dal suo capo tramite mail: una recensione di un libro uscito qualche giorno fa da un autore che ebbe l'occasione di conoscere personalmente. Nella mail vi è il link per scaricare il testo. Leona scrocchia le dita ed inizia a lavorare.
Alle 15:00 in punto, come aveva stabilito Diana, le ragazze tornano alle loro postazioni, pronte per affrontare dei nuovi ricordi.
"Puoi smetterla di muoverti in continuazione? Capisco che sei agitata, ma mi metti ansia. E penso che stai disturbando anche il ragazzo seduto accanto a te".
Caterina mi rimproverò cercando di non alzare troppo la voce. Non mi guardò nemmeno, continuava a fissare il professore Conte durate quella nuova lezione di diritto privato.
"Certo, non sei tu quella che, al termine della lezione, deve chiedere al professore se vuole essere intervistato. E soprattutto non dovrai essere tu quella che dovrà fargli domande imbarazzanti".
Le risposi avvicinandomi al suo orecchio cercando di mantenere la voce molto bassa. Quando il professore Conte spiegava, regnava un silenzio assoluto in aula: venivamo tutti catturati dal suo elegante ed esaustivo modo di parlare e spiegare. Perciò chiacchierare risultava molto difficile. Dovevamo parlare davvero molto piano per non disturbare.
"Ma se mi hai detto che hai aggiunto almeno venti domande più intelligenti ed interessanti da fargli, di cosa ti preoccupi? Ma tra l'altro, come ti ho già detto, non è un'intervista a nome tuo!".
"Shhhhhhh".
Fece il ragazzo seduto accanto a me, già parecchio infastidito dal mio non riuscire a stare ferma e ci guardò male, molto male.
"Scusaci".
Gli risposi sorridendogli forzatamente. Poi mi rivolsi di nuovo a Caterina.
"Sta zitta, idiota. Sono lo stesso tesa, ok? E' la prima volta che faccio una cosa del genere".
"Idiota ci sarai tu. Potessi avere io un'occasione del genere con lui non sarei preoccupata, anzi, al contrario, sarei determinata".
Le risposi con una faccia da "come dici tu", e tornammo a seguire la lezione. Riuscii a stare ferma ed a non disturbare la mia amica e il ragazzo seduto accanto a me.
Finita la lezione, Caterina uscì dall'aula e mi disse che mi avrebbe aspettato fuori dato che io dovevo proporre al professore l'intervista.
Ogni volta che le sue lezioni terminavano, il professore impiegava su per giù cinque minuti per sistemare tutto prima di andare via e lasciare l'aula. I ragazzi solitamente approfittavano di quei preziosi minuti per fargli personalmente delle domande.
Quel Venerdì ne stavo approfittando anche io.
Prima di andare da lui, aspettai che molti altri studenti uscissero. Si formò un piccola coda di ragazzi di fronte alla cattedra che avevano delle domande da fargli. Mi posizionai dietro l'ultimo della fila e venni immediatamente seguita da altre due ragazze.
La fila scorreva velocemente. Il professore liquidava i ragazzi con qualche parola per poi passare al prossimo. A mano a mano che la fila scorreva, sentivo crescere quella stupida e insopportabile agitazione. "Devo stare calma. Devo stare calma. Nessuna ansia. Nessun panico". Ripetei nella mia mente. "Sii determinata, proprio come lo sarebbe Caterina", continuai a tranquillizzarmi. Tolsi lo zaino dalle spalle e lo poggiai per terra, presi la bottiglietta d'acqua e ne bevvi un sorso nella speranza che potesse aiutarmi a star meglio.
Poi fu il mio turno. Deglutii, misi lo zaino in spalla e mi avvicinai a lui, che era intento a sistemare i suoi appunti della lezione di oggi nella valigetta.
"Salve".
Mi salutò rivolgendomi un fugace sguardo. "Non mi ha riconosciuta", pensai.
"Salve, professore. Scusi se la disturbo. Partecipo alla realizzazione mensile del giornale dell'Università e mi è stato chiesto di intervistar-".
"Lei è la ragazza a cui ho compilato i documenti per la registrazione? Ehm.. La signorina Leona?".
Mi interruppe mentre sollevò lo sguardo per scrutarmi meglio. Sorrisi imbarazzata mentre una ciocca di capelli mi finii davanti l'occhio destro. La spostai ed annuii.
"La ragazza dal nome strano.. Sono io, già".
A sua volta anche lui mi sorrise e, vedendo che l'aula si era svuotata e avendo finito di sistemare ogni sua cosa, si incamminò verso l'uscita, chiedendomi di seguirlo per permettere agli studenti della lezione successiva di accomodarsi. "Probabilmente le ragazze dietro di me in fila devono essersi rotte le palle di aspettare e sono andate via". Dedussi mentre lo seguivo fuori dall'aula.
"Parlava di un'intervista?".
"Esatto. Solo qualche domanda.. Non le ruberò molto tempo".
"Ma adesso?"
"In qualsiasi momento, professore".
Vidi Caterina spiarci da lontano. Mi fece il segno "ok" con entrambe le mani. Le dovette sembrare strano vedermi dialogare con un estraneo così tranquillamente. Ero molto sorpresa anche io, comunque, sentendomi stranamente così calma.
"Mi dispiace, ma adesso devo proprio scappare. Se le va bene possiamo fare oggi pomeriggio. Mi assicura che un'ora basterà? Ho una riunione e non potrò fare tardi. Potremmo incontrarci alle.. 16:00?".
"Sarebbe perfetto".
"Mi informerò per un'aula libera, dunque. A più tardi".
Mi salutò con un mezzo sorriso ed andò via. Caterina si avvicinò a me con un'andatura frettolosa, impaziente di sapere cosa ci fossimo detti.
"Allora?".
Mi chiese quasi fremendo.
"Da vicino è ancora più carino.."
Dissi ingenuamente senza riflettere. Caterina scoppiò a ridere.
Dopo aver fissato l'appuntamento col professore, decisi di non tornare a casa e fermarmi lì in zona per pranzare ed aspettare l'orario stabilito. Caterina andò a casa dopo aver insistito pesantemente di voler restare anche durante l'intervista: glielo vietai categoricamente.
Non trovando nessun nuovo locale carino in cui pranzare e spendere il resto delle ore che mi separavano dall'incontro col professore, decisi di entrare e fermarmi al "Vintage".
La proprietaria del locale, la signora Anna, mi salutò e mi venne incontro. Vi era decisamente meno gente ad ora di pranzo rispetto che al mattino, infatti il locale era quasi vuoto, ad eccezione di una coppia di ragazzi che stava studiando ed una famiglia che stava pranzando.
"Cara, di solito ti aspetto la mattina per il tuo ormai abituale caffellatte.".
"Già, ma devo tornare in facoltà tra qualche ora perciò ho deciso di fermarmi qua".
"Capisco. Posso portarti il menù del pranzo? Accomodati pure dove preferisci".
"Oh, no, la ringrazio. Mi porti solo un succo alla pesca, grazie".
"Bene".
La signora Anna si congedò, ma non prima di farmi segno di accomodarmi.
Andai a sedermi al mio solito tavolo. Purtroppo quel mio adorato ed insostituibile tavolo non era sempre libero, perciò provavo una strana ed inquietante sensazione di piacere quando potevo usufruirne io. "Sono proprio pazza..", pensai non appena mi sedetti al tavolo.
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Start living again - Giuseppe Conte
Fanfiction"L'unica soluzione è quella di ricominciare a vivere come se lui non fosse mai esistito per te, Leo." "Come faccio a dimenticare l'unica persona che mi abbia mai amato? E che io abbia mai amato!?" Diana continuò a fissarmi sforzandosi di non far tra...
