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Libro 1: 09) Collera cartacea

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Allora... Questa volta sono serio. O almeno cerco di esserlo. Perché faccio questa premessa? Beh... Perché stavo cercando un lavoro su internet. Già sento le grida di disperati che si cavano gli occhi al solo pensiero di me che faccio qualcosa di utile per il mio futuro. Certe volte, anche io so prendermi le mie responsabilità. E non lo faccio solo perché mia madre mi ha minacciato via telefono di gettare acido solforico sulla mia Xbox 360, che ho lasciato come un cretino a Taranto. No, lo faccio perché sono... Ma chi cazzo voglio prendere in giro? Come si può lasciare qualcosa di così prezioso nelle mani di quella pazza isterica che può liquefare la mia console alla minima cazzata? Queste domande esistenziali verranno discusse dopo la ricerca del lavoro.

"Subito.it"

Quella mattina ero in salotto con il mio computer mentre osservavo le varie offerte che i siti internet offrivano. Mary, come sempre, era fuori casa, Andrea dentro la sua camera e Linda parlava al cellulare con un'amica. O con un cliente. O con chicchessia. Mentre controllavo ogni singola pagina del sito, mi sono accorto di qualcosa di strano.

«Call center... Call center ovunque.»

Sono sincero, su cinquanta annunci per pagina, circa quarantasei erano per lavorare in qualche call center. Qualche volta spuntava qualche offerta per diventare agente immobiliare o pizzaiolo. Di certo non mi aspettavo di trovare qualcosa di molto ambizioso o che potesse essere il lavoro dei miei sogni. Ma è demotivante vedere che l'unica possibilità di guadagnare soldi in questo paese sia dietro una cornetta del telefono.

"Potrei farci un pensierino su questo...", pensai. La mia attenzione si soffermò su un'offerta di posto a tempo determinato a cinquecento euro al mese, sempre per un call center. Non era molto diverso dagli altri, ma almeno ti assicuravano uno stipendio sicuro e non variabile con le ore che facevi, come proponevano gli altri annunci. Chiamai per avere maggiori informazioni e mi diedero appuntamento per quel pomeriggio alle quattro. Giusto per avere un piccolo colloquio.

«Cerchi un lavoro?», mi chiese Linda che entrò dentro il salotto con la sua sobria tuta rosa, incuriosita dal mio navigare in rete.

«Si... Ma nulla di eccitante o di stimolante. Solo call center e qualche agenzia immobiliare.», dissi cercando di essere il più sciolto possibile. Non dovevo guardarla con occhi maliziosi o con pensieri maligni, soprattutto dopo aver scoperto che era una escort. Dovevo guardarla come amica, anzi come coinquilina. Facile a dirsi... Lo spirito è forte, ma la carne è debole.

«Sicuro che lo vuoi fare?»

Linda notò l'annuncio aperto sulla finestra del mio computer. Era quello che avevo chiamato per il colloquio qualche secondo prima che lei entrasse.

«Non proprio... Ma per ora non c'è niente di meglio.»

Ed era vero. Purtroppo il sito non offriva altro e non potevo creare un lavoro dal nulla. Lo so che Zuckerberg, Gates e Jobs l'hanno fatto... Ma loro non erano pigri come me.

«Se non hai voglia di farlo, non lo fare. Ti demoralizzeresti e rimarresti legato a quell'agenzia finché non ti cacceranno via. E ti ritroveresti punto e accapo con meno voglia di quando hai iniziato. Quando sei venuto a vedere la casa, mi dissi che volevi diventare uno scrittore. Perché non provi a pubblicare i tuoi libri? Non credi di più nel tuo sogno?»

Non aveva tutti i torti. Ma, ragionando bene, se avessi seguito il mio cuore o il mio istinto per trovare un lavoro, sarei stato bello che fritto. Per due validi motivi: il primo perché temo l'ira di Satana; il secondo perché gli scrittori fanno la fame più dei disoccupati.

«Si, ma scrivere non mi darà i soldi con cui mangiare. E poi il mondo dell'editoria è pieno di sciacalli. Le case editrici dicono nelle pubblicità di pubblicare le opere degli autori emergenti, quando invece ti chiedono minimo tremila euro. E io ho bisogno di finanziarmi. Ma se non ho i soldi non posso né pubblicare, né guadagnare e né mangiare.»

"Che bella l'Italia...", pensai quando terminai la mia frase. In un Paese dove va avanti solo chi è raccomandato o chi è bello o chi si fa la gente giusta, come possiamo avere sogni? A causa delle raccomandazioni dei padri, i nostri posti di lavoro vengono occupati dai figli incapaci. A causa di programmi molto "intellettuali" come "Uomini e Donne" o "Il grande fratello", il nostro pensiero si fissa sull'idea "se sono bello posso fare tutto, chi se ne frega dello studio". A causa delle tasse, il cibo delle nostre tavole è finito sulle tavole dei politici. Ma questo non potevo dirlo a Linda. Non potevo sfogare tutta la rabbia di un Paese in declino solo perché lei mi ha consigliato di fare ciò che mi piace. Era un gesto nobile il suo. Ha tentato di tirarmi su il morale. Avrei preferito che mi tirasse su un altro cosa... Ma non avrebbe portato onore farlo con una escort.

«Non è impossibile credere in un sogno e combattere per farlo divenire reale. Vedi qui, questo ragazzo è riuscito a creare la sua popolarità dal nulla, senza aiuti e solo con le sue forze. Ora è famosissimo e metà Italia lo adora!»

Linda mi diede in mano il libro del suddetto ragazzo. Lo teneva nella borsa della palestra e il suo viso si illuminò quando parlò di questo personaggio.

«Vediamo chi...», mi bloccai di colpo. Non potevo credere ai miei occhi e a ciò che stava succedendo in quel momento. Il ragazzo in questione non era uno qualunque. Era il simbolo della raccomandazione in Italia. Con vari sponsor e accordi, questo giovane era divenuto il mito di migliaia di ragazzine. Era colui che aveva come manager il "cantante" Francesco Facchinetti, come consulente la diabolica Selvaggia Luccarelli e come "madrina" Maria De Filippi. Il suo personaggio era stato creato apposta per piacere alle ragazzine tra gli undici e i diciotto anni e deve ringraziare gente molto più famosa di lui per la sua popolarità. Era partito su YouTube con un video che Frank Matano e Guglielmo Scilla condivisero e pubblicizzarono, dato che Facchinetti era anche il loro manager e, con il loro aiuto, questo ragazzo era diventato famoso. Così famoso che lo misero a condurre un programma su Canale 5 con Belen Rodriguez. Così famoso da essere il simbolo di Mediaset Premium. Così famoso da "scrivere" un libro fatto solo di post-it con frasi che erano di altri autori ben più famosi. Quel ragazzo era una raccomandazione vivente e io, da quando ha fatto uscire il libro, l'ho odiato con tutto me stesso. Non perché ero invidioso che lui avesse pubblicato e io no. Molti altri personaggi famosi pubblicano libri e non ci vedo nulla di male. Ma perché quel libro conteneva solo una frase fatta a pagina e la maggior parte delle frasi erano di altri autori. Lo faceva pagare dodici euro, quello scempio! E aveva anche il coraggio di chiamare "libro di narrativa" quella oscenità! Giusto dire che metà Italia lo adora, ma è giusto sottolineare che l'altra metà lo odia perché incarna un personaggio falso che non dice mai la verità a chi lo ammira. Anzi, cerca di trarre pubblicità proprio perché in molti lo odiano.

«Francesco... Sole...», balbettai tentando di frenare una rabbia indomabile che stava prendendo il sopravvento sul mio essere calmo e pacifico. Avevo una forte voglia di strappare in mille pezzi quel "libro" demoniaco che avevo tra le mani. Ma non lo feci. Con tutta la forza che ebbi in corpo, lasciai il libro a Linda e, senza dire una parola, uscii di casa sbattendo la porta con violenza, lasciando la ragazza bionda confusa. Ho raggiunto piazza Don Bosco a piedi, dove ho sfogato tutta la mia ira urlando a squarciagola per la piazza.

«Selvaggia, non mentire!», mi dispiace... Dovevo sfogarmi in qualche modo.

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