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Libro 3: 23) Astuta minaccia

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Tentiamo di fare il punto della situazione: mia madre è in città, ho da studiare per l'esame di immunologia di settembre, devo trovare una nuova casa entro la fine del mese e non riesco a fare un nodo scorsoio abbastanza decente per potermi impiccare. Non sono messo troppo bene... L'unica nota positiva era il fatto che avevo ultimato il mio periodo di tirocinio per quell'anno e che dovevo riprendere a lavorare nell'ospedale da settembre, così da poter "ricaricare le batterie" per agosto. Altra nota dolente... Dovevo rimanere a Roma nel mio unico mese di vacanza anziché tornare a casa, dato che ero impegnato con la ricerca della nuova casa e dato che era sempre meglio rimanere nella calma Roma che tornare nella caotica Taranto. Non so voi, ma io considero la capitale il luogo migliore per poter studiare in tranquillità per l'estate. Niente famiglia che ti stressa ogni secondo, niente fratelli che ti disturbano pretendendo la scrivania della camera, la maggior parte degli abitanti se ne parte per le vacanze, lasciando Roma svuotata con i soli turisti stranieri, e niente amici d'infanzia che ti obbligano ad uscire tutti i giorni ed ad andare con loro al mare di Pulsano. Dico obbligano perché, in tutta la mia comitiva, io ero l'unico con la macchina o, perlomeno, l'unico autorizzato a portare la macchina di mia madre. Pensandoci bene, in tutta la mia vita non ho mai visto un mio amico di Taranto portare la macchina dei loro genitori in giro. Prendendo per esempio i miei quattro amici "secolari", ognuno di loro avevano una scusa più o meno valida: uno era troppo tirchio per poter sprecare soldi per la benzina, in più, non ricevendo uno stipendio, non avevamo nemmeno tutti questi soldi a settimana per dividere la benzina, dato che non avrebbe mai preso la macchina senza che tutti pagassero la loro quota; il secondo aveva ricevuto la patente da parecchi mesi, ma non gli permettevamo di prendere la macchina per timore della sua guida, dato che aveva compiuto quattro incidenti nei primi due mesi in cui guidava; il terzo era impossibilitato dal prendere la macchina a causa del suo fratello maggiore, che usciva tutte le sere con il suo gruppo e, avendo una sola macchina, lasciava il minore appiedato; la quarta, invece, era donna. Comprendo che l'ultimo punto possa apparire maschilista, ma non ha mai preso la patente perché usciva sempre con la moto del suo ragazzo, quindi non potevamo comprenderla nella conta della macchina. Ma, dopo aver spiegato tutto ciò, possiamo dire di essermi giocato l'intera estate, volutamente, per poter studiare in tranquillità.

«Niente mare... Niente falò sulle spiagge... Niente ragazze in bikini...»

Il piccolo Wolf rimase per un bel po' di tempo a piangere quando apprese la notizia. I falò a Taranto sono abbastanza famosi in città per vari motivi: musica, serate a tema, ragazze che perdono ogni inibizione, birra ed alcolici a non finire, carne arrostita e romantiche nottate passate con le tende in riva al mare. Ma, purtroppo per noi, Avevamo impegni più urgenti da ultimare in quel mese e non potevamo permetterci di essere distratti da codeste cose frivole. La nuova casa e lo studio dovevano avere la priorità e mia madre, in teoria, era tornata per potermi aiutare in qualche modo almeno per una settimana.

«Speriamo per una.»

Come se non bastasse, mi era tornata l'ispirazione per scrivere. Praticamente, finire il mio libro era diventato l'unica modalità di sfogo di quel periodo. Con mia madre a casa, non potevo uscire più di tanto con Mary ed Andrea e dovevo trovare qualcosa da fare durante le serate con mia madre. Non potevo manco usare la scusa di "andiamo a vedere Roma", dato che aveva praticamente visitato tutta la città nelle precedenti volte che si era recata nella capitale.

«Quelle due non ci aiutano manco...»

Disse il piccolo Wolf notando il fatto che le mie coinquiline non si offrissero mai come volontarie per aiutarmi a portare da qualche parte mia madre. Ci evitavano come la peste ed io non avevo così tante amicizie da poter includere nei nostri progetti. In effetti, l'unico posto in cui mi ero fatto un paio di amicizie era il coro che frequentavo grazie a Mary. Non c'ero più tornato dopo il fatto accaduto con Mirtilla e, sinceramente parlando, avevo un po' paura di tornare. Ma la domanda fondamentale era una sola: preferisco stare il venerdì sera da solo con mia madre o andare in chiesa a cantare per le prove del coro e, forse, uscire con loro per una pizza dopo le prove, cercando di affibbiare mia madre a qualche anima pia di quel gruppo? La risposta mi parve piuttosto ovvia...

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