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Libro 2: 06) Rugbista da sogno

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Archiviata la questione "Romics", io ed Andrea siamo tornati alla nostra solita vita. Io che studio per prepararmi al meglio per l'università e lei che gioca a Bloodborne.. Come sempre lei era quella che se la passava meglio di tutti quanti. Giocare e, nel frattempo, guadagnare soldi.. Chi non vorrebbe un lavoro del genere? Ma, tralasciando questi dettagli, mancavano solo ventiquattro ore al primo giorno d'università. Non nascondo che ero un po' agitato e che non sapevo come relazionarmi con i nuovi professori e con i nuovi compagni, dato che sicuramente me la sarei dovuta vedere con gente proveniente da diverse parti d'Italia, quindi con dei fuorisede come me.

« Tranquillo.. L'università non è così difficile come tutti dicono. »

Ripeteva la rossa che, intanto, staccava la testa ad un mostro armato di lampada e di falce.

« La fai facile tu.. Sei un genio.. »

In effetti Andrea non poteva essere paragonata alle ragazze normali. Aveva un'intelligenza al di fuori dal comune che veniva "sprecata" di fronte ad una console. Mi dispiace dirlo ma, in certi casi, i videogiochi ti rubano il cervello. Ma sono molto rari i casi in cui programmatori, ingegneri o cervelloni sprechino la loro vita per creare o testare videogiochi. L'umanità gioverebbe di più se utilizzassero le loro conoscenze in altri ambiti come la medicina o la robotica.. Ma sono sicuro che qualcuno si lamenterebbe dicendo che devono lavorare di più sui videogiochi perchè la grafica di Halo deve essere ancora più simile alla realtà.. Ed intanto la gente muore di tumore.. Ma fa niente..

« Allora potresti chiedere a Mary.. Forse riesci a metterti allo stesso suo livello e capire come sia il mondo universitario. »

Quel nome colpì la mente di Leo come una secchiata di ghiaccio. Era da un bel po' di tempo, in effetti, che Mary non si faceva viva. Si stava sicuramente godendo le vacanze estive, dopo aver passato l'intero inverno sui libri. Ma, il ragionamento di Andrea, non era sbagliato. Mary, nonostante tutto il suo studio, non era un genio come Andrea, quindi mi avrebbe parlato dell'università in modo "più umano" di quella macchina fredda e calcolatrice che teneva in mano il joystick della PS4. Purtroppo, quando giocava, Andrea era talmente concentrata che non riusciva quasi a percepire il mondo attorno a lei. Però era normale.. Lei doveva concentrarsi così tanto a causa del lavoro e doveva valutare alla perfezione ogni caratteristica dei giochi. Il caso volle, però, che qualcuno entrò dalla porta d'ingresso, trascinando un'enorme valigia e sbattendo la porta in maniera abbastanza rumorosa. Linda era a casa e, quindi, l'unica a poter entrare in quel momento era Mary. Capitava a fagiolo e non vedevo l'ora di poterle chiedere qualcosa riguardante il mondo universitario. Soprattutto non vedevo l'ora anche di parlarle in generale.. All'ospedale avremmo scambiato poco più di due frasi e tutte riferenti alla sua condizione di salute. Quello era il momento giusto per conoscere la sua terza coinquilina. Ed era ora.. Dopo un libro intero, ancora non sapete nulla di lei..

« Oh.. Ciao.. »

Dissi vedendo un gigante che trascinava un trolley alto quasi quanto lui per l'atrio.

« Oh! Piacere. Tu devi essere il coinquilino di Mary, vero? Io sono Daniele. »

Il ragazzo, alto quasi due metri e con un'apertura di spalle che potrei avere solo nei miei sogni più reconditi, si presentò e mi strinse la mano con vigore. Ancora, però, non uscii dal mio stato di confusione nel vedere uno sconosciuto così muscoloso in casa mia. Lui, per fortuna, se ne accorse e cercò subito di rimediare.

« Sono il ragazzo di Mary e le ho portato la valigia. »

Dalla sua stanza, sbucò la piccola Mary, bella come sempre, che fece un accenno di saluto e che si rivolse a colui che si era presentato con il nome di Daniele.

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