Capitolo 5

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  La vecchia Sofia stava risalendo il sentiero che circondava il piccolo villaggio dove viveva. Era arroccato su uno sperone di roccia che lo rendeva strategico per l'avvistamento di navi nemiche. Ogni mattina, appena il sole riscaldava a sufficienza la temperatura dei primi giorni gelidi di dicembre, si recava alla piccola chiesetta della comunità, situata in un punto più alto e distante rispetto al villaggio. Aiutava, nonostante la veneranda età, il sagrestano nelle pulizie che precedevano i rituali del Natale.

  Si arrampicò lungo la stradina sterrata che separava il villaggio dalla chiesetta. Ad un lato di essa c'era una parete rocciosa con qualche accenno di vegetazione, le piantine avevano trovato modo di colorare la nuda roccia con il loro fogliame, ma non in quel periodo dell'anno. Le radici e i rametti rinsecchiti parevano invitare gli avventori ad allontanarsi, gettarsi il più lontano possibile da quella parete, per lasciare loro la possibilità di crescere in tranquillità, rimpossessarsi della terra rubata. Dall'altro lato c'era una scarpata che affacciava sugli scogli. I viandanti erano protetti da un basso muretto di cinta, ma nessuno osava avvicinarsi così tanto al precipizio. Quello era il cammino ideale per i peccatori che volevano ritrovare la retta via, dovevano affrontare ogni paura prima di incontrare il Signore. Era proprio seguendo questo concetto che il sagrestano aveva scelto quell'ubicazione per la chiesa. Se si voleva la salvezza: bisognava lottare.

  Sofia rammentava perfettamente il giorno della fine dei lavori, era una ragazza ventenne, nel pieno della forza e con tre figli da sfamare. Mai avrebbe immaginato di diventare la donna più anziana del villaggio, forse dell'intera Francia. Aveva visto morire quattro dei suoi nove figli e ogni giorno pregava affinché Dio avesse pietà di quelli rimastile.

  Assorta nei suoi pensieri, scorse in lontananza una figura avvolta in un manto rosso, che, tra le mani, reggeva degli stracci scuri. Arrestò il passo e si resse al lungo bastone, suo compagno di traversate, per lasciar passare lo sconosciuto. Il cuore impolverato e stanco le batteva forte, mai le era capitato di incontrare uno straniero ed era eccitata, ma allo stesso tempo spaventata. Si chiese cosa poteva volere uno straniero da Padre Martino. Non sembrava un emissario della Chiesa, non vestito a quel modo.

  L'uomo parlava da solo, pareva che recitasse uno strano mantra. Erano parole confuse, pronunciate sottovoce e affannate.

  Sofia lo guardava meravigliata, doveva essere un folle, perché non riusciva a comprendere appieno le parole che le giungevano alle orecchie. Non si trattava della parlata italiana, tipica degli emissari ecclesiastici, era un uomo che arrivava dal lontano Nord. Ma le parole non provenivano tutte dalla sua bocca, distingueva perfettamente due voci. Si stropicciò gli occhi per lo stupore. C'era una seconda persona con lei, forse nascosta dalla vegetazione.

  Quando l'individuo fu abbastanza vicino, sentì nitidamente la sua voce; era una donna vestita con abiti maschili, che le concedevano maggiore mobilità e agilità. Ma cosa poteva volere quella donna da Padre Martino? Forse era una fuggiasca, una criminale in cerca di asilo.

  Udì la seconda voce, una voce maschile, una voce che voleva ammonire la bella nordica, che alzò la testa e si accorse di Sofia. Si fissarono per qualche secondo.

  Sofia strinse il bastone e si addossò al muro, fu avvolta dalla vegetazione che tanto temeva, circondata da tentacoli famelici e appuntiti che tuttavia rappresentavano il suo unico rifugio dagli occhi della venere bionda. Tremava dalla testa ai piedi per il freddo e la paura, ma era pronta a difendersi, brandì il bastone come un'arma e se lo strinse al petto.

  Il passo lento della donna si fece veloce, minaccioso.

  Era evidente per Sofia che fosse accaduto qualcosa di terribile e lei era una testimone scomoda.

L'Angelo della MorteDove le storie prendono vita. Scoprilo ora