Epilogo

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Robert aprì gli occhi al canto di un uccello che si era posato su un ramo lì vicino. La finestra era aperta e mostrava un lembo verdeggiante di quello che un tempo era stato il suo terreno.

Il sole aveva appena fatto capolino dietro l'orizzonte che, subito, si preparava a farvi ritorno. Era pieno inverno e il profumo della neve fresca, appena riscaldata dai radi raggi mattutini riempiva la stanza. Il cielo aveva una leggera colorazione rosata che andava pian piano ad assumere i tipici colori della lunga notte scandinava.

Cercò Paine accanto a sé, ma non la trovò. Si mise in piedi e scese i gradini fino al piano sottostante. Da tre giorni occupavano una vecchia casa in periferia, un rimasuglio del villaggio abbandonato di Robert.

Per un istante, Robert temette che avesse sognato ogni cosa, che persino Paine fosse stato il frutto della sua immaginazione. Invece era là, in piedi, accanto alla finestra, che guardava il mondo con occhio vigile. Rimase impalato a fissarla, felice di averla al suo fianco.

«Ti sei alzato.», gli disse Paine.

«Mi hai sentito, e io che speravo di essere diventato più silenzioso.», ammise.

Paine si voltò e gli sorrise. C'era calma nella sua espressione, consapevolezza di aver vinto una lunga battaglia.

«Hai avuto altri attacchi?», chiese con poca preoccupazione.

«No.», disse debolmente. «Pare proprio che sia finita.»

La furia della dimensione degli spiriti si era placata, la frattura era stata risanata.

Robert la raggiunse alla finestra e le mise un braccio sulla spalla; Paine si abbandonò al suo corpo e si inebriò del suo calore. Entrambi ignoravano cosa sarebbe accaduto di lì in avanti, ciò di cui Paine era assolutamente sicura era che avrebbe continuato a lottare per l'eternità contro i peccatori che l'Universo le mostrava.

L'Angelo della MorteDove le storie prendono vita. Scoprilo ora