Capitolo 9: i nodi si sciolgono

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Primus tornò nel suo appartamento due ore dopo. Aveva discusso di quanto accaduto con Pietro e avevano deciso di proporre un controllo a tappeto su tutti i dipendenti.

Era stanco, desiderava solo qualche ora di riposo prima di recarsi alla riunione. Aveva molte ore di sonno arretrato da recuperare. Passò accanto alla scrivania per recuperare il diario e non si accorse neppure che si trovava in una posizione diversa da come l'aveva lasciato. Lo ripose in cassaforte e barcollò verso la camera.

Appena si sfilò la giacca, il telefono prese a squillare con prepotenza. Avrebbe ignorato volentieri il suono se si fosse trattato di una chiamata interna, ma a squillare era il telefono collegato al mondo esterno.

Andò verso la scrivania con un moto di preoccupazione e fissò la cornetta per qualche secondo prima di alzarla. «Pronto?», chiese con voce sibilante.

«Parlo con il signor Victor Hogart?» gli chiese una vocina incerta.

Primus, per la sorpresa, si passò il telefono da un orecchio all'altro. Non era più abituato al suono del proprio nome. «In persona.»

L'uomo dall'altro capo del telefono si rilassò. «Ah, signor Hogart, sono Gianluca Rossi.»

Primus ricordava quel nome, era il direttore della sua banca. «Signor Rossi, a cosa devo la sua chiamata?»

L'uomo emise un sospiro di rammarico. «Vede, abbiamo da poco appreso della morte della beneficiaria dei suoi assegni, la signora Serena Leone...»

Primus si irrigidì, la sua mente non registrò il resto della frase. Serena Leone, la donna che l'aveva tenuto sotto scacco per quasi trent'anni, era morta.

«Signor Hogart, è ancora lì?» chiese il direttore.

«Sì, scusi, ma non ero stato messo al corrente dell'accaduto» rivelò.

«L'avevo immaginato, siccome non mi è pervenuta alcuna notifica da parte sua. L'ultimo assegno da lei erogato, non è stato ritirato e questo ci ha portati a svolgere delle indagini, come lei stesso ci aveva chiesto nel caso si fossero manifestate delle anomalie.»

Primus versava a Serena un assegno mensile di tremila euro in cambio del suo silenzio. Non voleva che la donna divulgasse la notizia della gravidanza e, soprattutto, rifiutava di essere padre di una persona comune, che non avesse ereditato alcuna caratteristica che la rendesse superiore agli altri. Ricordava ancora il giorno in cui la conobbe.

Era giunto a Roma da poco più di due anni e sprecava le sue giornate nelle catacombe, a sezionare e catalogare cadaveri. Usciva raramente con i colleghi, e fu in una di quelle occasioni che incontrò Serena. Era una donna dalla bellezza prorompente e se ne invaghì. Anche Serena, attratta più dai soldi che dal suo aspetto, lo notò e tra i due nacque una relazione, che si interruppe il giorno in cui Primus scoprì che la donna aveva smesso di prendere la pillola al solo scopo di incastrarlo in un matrimonio d'interesse e di mettere le mani sul suo patrimonio.

L'allontanò, ma era troppo tardi. La donna era riuscita nel suo intento e aspettava un bambino. Inizialmente non aveva voluto saperne della gravidanza, ma Serena minacciava di ricattarlo in un periodo importante per la propria carriera. Infatti, Primus era alle prese con il monitoraggio di Diana e gli si prospettava la possibilità di divenire Presidente. Accettò dunque di pagare un assegno di mantenimento per lei e per il nascituro.

Da allora non aveva avuto alcun contatto con la donna.

Aveva chiesto al direttore della banca di informarlo in caso di ogni anomalia, ma non credeva che il motivo del contatto sarebbe stato la morte della donna.

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