Sentiva il vento ululare contro la finestra.
Un forte sapore amaro le riempiva la bocca. Provò a deglutire, ma il gesto le provocò soltanto una fitta alla gola.
Qualcosa di pesante, un macigno, le ricopriva la fronte. Si accarezzò la guancia, madida di sudore, e toccò l'oggetto che la opprimeva. Era una benda, imbevuta con dell'acqua.
Era stata sua madre a mettergliela?
Il braccio rimase fuori dalle coperte, in una posizione scomoda, non aveva la forza per muoverlo. Persino la respirazione era diventata un supplizio.
Aprì gli occhi gonfi, quel tanto che le bastava per guardarsi intorno. Era notte fonda. Le tende e le imposte non erano state chiuse e la fioca luce che penetrava dalla finestra dava forma a strane ombre: una penna ingigantita, un pennello sporco, il cavalletto con il suo ultimo quadro.
Sospirò, un sospiro roco e sibilante, un treno merci in partenza. Aveva sognato tutto. Non si era mai mossa dal letto dopo il suo ritorno, non aveva preso la scatola dei disegni d'infanzia, poiché non esistevano, era frutto della sua immaginazione, e soprattutto: non era incappata in Alberto Gallo e non era responsabile del suo omicidio, perché non era mai avvenuto.
I documenti che Margot le aveva affidato erano impilati con ordine sulla scrivania, tra il barattolo di pennelli sporchi e una scatola di scarpe.
La sua vita non era cambiata.
Fissò il soffitto, dispiaciuta dell'ultimo pensiero. Aveva anelato tanto a un cambiamento. In tutti quegli anni si era trascinata avanti come meglio poteva, esclusivamente nella speranza che presto un uomo, conosciuto nell'infanzia, sarebbe tornato a prenderla.
Gli occhi le luccicarono, colmi di lacrime. Li richiuse e due gocce salate, appartenenti al mare della disperazione in cui era naufragata, le rigarono il viso.
Sentì la porta aprirsi per poi essere chiusa a chiave, e il lento avanzare di sua madre. Sentì il tintinnare di una tazza sul comodino. Una mano gentile la liberò del macigno umidiccio che le copriva la fronte.
"Grazie." La madre non le rispose, lei continuò: "Ho avuto un incubo la scorsa notte. Credo che sia stato causato dalla febbre alta. Non avrei dovuto andarmene in giro sotto la pioggia."
La madre si sedette sul letto, e con cautela le prese il braccio per rimetterlo al caldo.
Paine teneva gli occhi chiusi, temendo di scoppiare in lacrime di fronte a tanta gentilezza. "Non credo che sarò in grado di andare al lavoro. Avviseresti Margot della mia assenza?" Appena si fosse ristabilita, avrebbe lavorato immediatamente ai fascicoli che Margot le aveva consegnato. I fascicoli accanto alla scatola di scarpe azzurra. Un paio di scarpe per bambini che aveva indossato da piccola. Una scatola grande appena da contenere...
Aprì gli occhi di scatto e si voltò verso la scrivania. Non erano i fascicoli, ma i suoi disegni.
"No..." disse sottovoce e un accesso di tosse la fece piegare in avanti.
La persona seduta sul letto, Robert, la soccorse, porgendole la tazza di latte caldo. La costrinse a bere il liquido caldo, che lei rifiutava. "Come ti senti, va meglio?" le chiese.
Paine ritrovò immediato sollievo e annuì, non riusciva a formulare una frase per lo shock.
"Rimettiti a letto, devi riprenderti in fretta." Robert si alzò per affacciarsi alla finestra. Aveva mille pensieri in testa, al contrario di Paine. La febbre che affliggeva la sua protetta non aveva origine batterica né virale. In quel mentre il suo corpo stava affrontando un profondo cambiamento, durante il quale il suo cervello sarebbe stato sottoposto a duro sforzo per l'accumularsi di informazioni preziose e tecniche di combattimento che l'avrebbero resa più forte.
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L'Angelo della Morte
ParanormalL'Angelo della Morte è un'assassina che molti considerano immortale, vaga sulla Terra da secoli per mietere le anime di coloro che ritiene impuri. Ma è davvero così che stanno le cose? Mosca, 1987 Diana è ferita e si nasconde dai soldati che la ins...
