Prologo 02

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Diana era sfinita, si sarebbe abbandonata volentieri tra le braccia di Morfeo se questo le avesse offerto una via di fuga, anche momentanea, a quella situazione. Le gambe non rispondevano ai suoi comandi, e l'aria gelida del terrazzo non era un invito ad abbandonare la cabina stretta, una tana metallica che le donava un senso di protezione.

Si mise carponi e fece leva sulle ginocchia. Non servì, cadde prona metà fuori dall'ascensore, metà dentro. Le porte metalliche, incontrando l'ostacolo del suo corpo, si aprivano e si richiudevano. I capelli biondi le ricadevano, umidi, sul viso, picchiettando, come se la incitassero ad alzarsi.

"Ce la posso fare.", disse con un filo di voce.

Emise un rantolo disperato. Con il braccio sano si trascinò fuori dalla cabina. Al suo passaggio creava, tra i cumuli di neve, una stradina provvisoria. Strinse il labbro inferiore tra i denti fino a farlo sanguinare.

Sentì i suoi inseguitori correre per le scale. Doveva sbrigarsi, era lontana dal suo obiettivo. Il cuore le fece un balzo in gola. Voltò la testa in direzione del rumore con gli occhi sgranati. Non c'era speranza, non ce l'avrebbe fatta.

"Diana!" La voce di Jack! Truce e crudele, la stessa voce che quella sera le aveva sussurrato paroline dolci, le fece accapponare la pelle.

La rabbia prese il sopravvento. "Maledetto.", urlò.

Fece uso dell'ultimo briciolo di energia che le era rimasto e si mise in ginocchio, e con una spinta delle braccia si diede slancio per rimettersi in piedi.

Un rivolo di sangue le uscì dal braccio dolorante e le inzaccherò la sottana bianca.

Raggiunse il parapetto e valutò l'altezza. Erano cinque piani. Dubitava che avrebbe fallito.

Sorrise.

Passò una gamba attorno al muretto e si sedette. Respirò l'aria a grandi boccate per compiere un ultimo sforzo e portare la gamba sinistra oltre il ciglio.

"Diana, resta ferma dove sei." Jack puntò la pistola in avanti credendo di trovarla armata, invece la scena che si ritrovò davanti lo spiazzò. La salivazione gli si azzerò all'istante. Abbassò l'arma e fece segno ai presenti di fare lo stesso. Diana era in piedi sul muro di cemento che circondava il terrazzo, lo guardava intensamente e stava sorridendo. La sottana sventolava come una bandiera impazzita.

"Ciao, Jack.", gli disse serafica. Accanto a lui scorse l'uomo che avrebbe dovuto uccidere, il colonnello Frank Zagaglia. "Salve, Frank."

L'uomo arricciò le labbra in un ringhio cagnesco. "Ti ho fregato ben bene, lurida troia!", mosse un passo in avanti con la pistola puntata. "Ti ucciderò con le mie mani. Bel paradosso! La vittima che fa fuori il suo persecutore. Ti piace l'idea?"

"NO!", tuonò Jack, "Abbassa la pistola. Nessuno la ucciderà."

Frank finse di non udirlo e Jack gli rammentò: "Non sono questi gli ordini. Ricorda che non sei nessuno su questa Terra, non hai potere, non hai diritto di prendere decisioni."

"Va bene." Arretrò di un passo ma non abbassò l'arma.

"Diana, amore mio...", era spaventato, se quella pazza si fosse suicidata lui non avrebbe avuto la promozione tanto ambita. "Scendi dal parapetto. Non è successo nulla di grave, il patto con l'Ordine è ancora valido. Fidati di me."

Diana scosse la testa e sorrise mostrando tutti e trentadue i denti. Il sorriso di un morto.

Jack deglutì. "Non ti faremo niente. Vogliamo solo parlare."

"Ho ucciso dodici persone, dubito che vogliate solo parlare."

"Invece è così.", la rassicurò, "Il patto che hai stipulato con l'Ordine ha subito soltanto un lieve mutamento, presto riprenderemo a..."

Diana lo interruppe: "A questo punto l'avevo capito." La sua voce era diventata un sussurro appena percepibile.

"Noi non vogliamo fermarti, sono passati secoli dalla repressione del milleduecento, ormai noi appoggiamo il tuo operato...", si corresse, "Il vostro operato." Mosse un piccolo passo in avanti e contemporaneamente Diana si mosse all'indietro. Jack si fermò. "Sei stata tu a decidere di smettere, ti sei pentita delle atrocità delle tue azioni e hai chiesto il nostro intervento..."

"Mi hai convinta tu...", ribatté, "Se penso che ho tradito Lui, solo per un omuncolo qualsiasi come te..."

"Smettila con questi discorsi. Sei stata circuita dal Demonio. Noi ti proteggeremo da lui. L'Angelo della Morte deve fermarsi una volta per tutte..."

Diana non gli lasciò terminare la frase: "Ancora quel nome?! Siete patetici." Alzò un dito e lo puntò su Frank. "Ascoltami: tu credi di essere salvo, di essere sfuggito al tuo destino." Scosse il dito da destra a sinistra. "Ma non è così. Non sarai mai al sicuro."

Frank si stizzì: "TACI, TACI! SEI FINITA!"

Diana proseguì: "Nessuno potrà mai uccidere l'Angelo della Morte. Ci sarà sempre qualcuno pronto a prendere il mio posto." Guardò con sguardo compassionevole l'uomo che aveva amato fino al giorno precedente e aggiunse: "Che tu sia maledetto per sempre, Jack."

A sua volta, Jack, la guardò dubbioso, sicuro che stesse fingendo, che presto sarebbe arrivato qualcuno ad aiutarla; sarebbe fuggita, ma l'avrebbero rintracciata immediatamente grazie al chip che le avevano impiantato sotto pelle.

Ma non arrivò nessuno, Diana si lasciò andare all'indietro e precipitò nel vuoto.

"NO!", urlò Jack. Corse verso di lei e tentò di afferrarla, ma tra le dita si ritrovò solo un lembo della sottoveste che si strappò. Guardò il viso di Diana, fermo in un sorriso vittorioso, il corpo che, accelerato dalla forza di gravità percorreva a ritroso i cinque piani, e infine l'impatto con il duro asfalto. Rimase a contemplare per qualche secondo il cadavere contorto della donna, perché di questo poteva essere certo: era morta. Si accorse di avere ancora un'espressione di stupore dipinta sul volto. Deglutì. Prima di voltarsi verso i soldati, assunse un'aria seria. Non gli importava della morte di Diana, a ronzargli in testa, in modo allarmante, erano le ultime parole pronunciate da lei: "Ci sarà sempre qualcuno pronto a prendere il mio posto.".

Frank si sporse per guardare lo spettacolo. "Per un attimo ho creduto che le spuntassero le ali e volasse via." Rise di gioia. "Siamo sicuri che sia morta? Non vorrei ritrovarmela in casa stasera."

Jack tornò alla realtà. "Hai sentito con le tue stesse orecchie la deposizione rilasciata da Diana: l'Angelo della Morte non è immortale. Non credo che sia sopravvissuta, ma in ogni caso terremo il suo corpo in osservazione, nel caso dovesse averci mentito." Fece una pausa. "Mi preoccupano le sue ultime parole..."

Frank gli diede una pacca sulla spalla, mostrandogli tutta la sua compassione. "Farneticava, voleva solo metterci paura. L'incubo è finito. A preoccuparti devono essere solo le reazioni del Consiglio, non credo che riuscirai a diventare presidente. Volevano che la riportassi intera e invece torni alla base con un mucchietto d'ossa e feccia."

Le parole di Frank gli risuonarono come una condanna, avrebbe voluto aprirgli la testa in due, a causa di quell'uomo la tanto ambita promozione era sfumata. Gli occhi gli si iniettarono di sangue. Scosse la testa per scacciare il pensiero, doveva controllare gli attacchi di rabbia. Doveva pensare ad un modo per mantenere intatto il suo grado nell'organizzazione, non avrebbe sopportato un misero lavoro da impiegato. "Ora ricominceranno le ricerche."

Frank si sedette. "Una donna bionda dagli occhi azzurri...come faremo a trovare quella giusta?"

"Non ci resta che attendere. Robert ricomincerà le ricerche molto presto, e noi saremo lì, pronti a catturarlo." 

L'Angelo della MorteDove le storie prendono vita. Scoprilo ora