Dall'altra parte del mondo, lontano dai pensieri di Paine, sulla costa occidentale degli Stati Uniti, affacciata sulle collinette di Hollywood, era collocata una casa immersa nel verde e nel lusso sfrenato.
Era pomeriggio inoltrato quando Melinda Zagaglia rispose al telefono, che prepotentemente si era intrufolato nei rumori della festa di compleanno giunta ormai al termine. A compiere gli anni era il nipotino, Frank Junior. Gli invitati erano in giardino a godersi i golosi piatti che lei stessa aveva ordinato al ristorante e i bambini stavano assistendo ad uno spettacolo di magia. Le loro urla di giubilo sovrastavano il suono dell'apparecchio. Aveva sentito lo squillo del telefono fortuitamente, era tornata in casa per togliere la torta dal frigorifero e porvi sopra le candeline.
Staccò il cordless dalla sua base e rispose. "Pronto, chi parla?" Si tappò l'orecchio con un dito per isolare il rumore. La voce che le arrivò dall'atro capo del telefono era roca e assonnata, con il classico accento britannico. "Salve, vorrei parlare con il generale Frank Zagaglia, è in casa?"
Melinda aprì la bocca per rispondergli, ma suo figlio John la distrasse, facendo una smorfia buffa oltre il vetro della veranda. Gli indirizzò un'occhiata di rimprovero ma a stento trattenne il sorriso. "Aspetti in linea, vado a cercarlo." Premette il telefono contro il petto e uscì in giardino. Assestò uno scappellotto affettuoso a John e, individuato suo marito, gli fece cenno di avvicinarsi.
Frank era il re della festa, stava suonando l'armonica e i bambini del vicinato, abbandonato lo spettacolo di magia, gli stavano tutti intorno affascinati dallo strumento.
"Scusate bambini." Fece un inchino. "Torno subito." Infilò l'armonica nel taschino della camicia bianca e si fece largo tra gli invitati, scambiando, di tanti in tanto, delle strette di mano.
"C'è una persona al telefono che ti cerca" gli strillò sua moglie in un orecchio. Gli porse il telefono e tornò in cucina.
"Ehi papà! Sbrigati che tra poco spegniamo le candeline!"
Frank gli sorrise. "Faccio in un baleno."
La persona al telefono gli fece raggelare il sangue: "Non è una cosa veloce, Frank."
Il volto di Frank divenne il ritratto dell'orrore, la lingua gli scese nello stomaco. Entrò in cucina e, con un gesto brusco, invitò sua moglie a lasciarlo solo. Melinda gli passò accanto, interrogativa. Lui la spinse fuori e chiuse la portafinestra. "Che ti salta in mente? Chiamarmi a casa non è prudente, Jack!" disse agitato. Udì una risata, uno scoppio di squittii.
"Adoro le sfide."
Frank si sedette al tavolo, respirare era diventato impossibile.
"Sono richieste le tue abilità" annunciò Jack.
"Hai notizie di..."
"Nessuna. Dopo la morte di Diana non si sono verificati omicidi che possano essere riconducibili a loro. Puoi stare tranquillo, la tua pellaccia è al sicuro, per ora."
Tirò un sospiro di sollievo. "Credevo che mi avessi telefonato per annunciarmi una condanna a morte."
"Nulla del genere. Abbiamo bisogno del tuo genio militare."
Frank aveva servito il suo Paese per venti anni, conquistando decine di medaglie al valore, era entrato in contatto con i personaggi più illustri di quegli anni, comprese persone di cui il mondo ignorava l'esistenza. A quarantaquattro anni, dopo essere scampato alla morte, le persone per cui lavorava gli avevano concesso il pensionamento anticipato, con l'obbligo di rientrare in servizio qualora fosse stato necessario il suo aiuto. La bella villa in cui viveva era un regalo dell'Ordine di Raguel per i disturbi che eventualmente gli avrebbero causato. E ora era arrivato il momento di ringraziarli dello sfarzo in cui lo avevano immerso.
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L'Angelo della Morte
ParanormalL'Angelo della Morte è un'assassina che molti considerano immortale, vaga sulla Terra da secoli per mietere le anime di coloro che ritiene impuri. Ma è davvero così che stanno le cose? Mosca, 1987 Diana è ferita e si nasconde dai soldati che la ins...
