Arrivarono in chiesa puntuali per la disputa dei posti. Le donne anziane sedevano nelle prime file. Era con loro che Serena doveva combattere per conquistare il suo posticino.
Mancava ancora una mezzora all'inizio della funzione, e la maggior parte dei fedeli era intenta a chiacchierare del più e del meno. Invece le 'vecchie Arpie', come le chiamava Paine nelle sue fantasie, erano già in posizione o in procinto di prenderla.
"Se non riesco a sedermi nella prima fila...", iniziò a dirle Serena, minacciosa, "...puoi star certa che a casa ti aspetterà una bella punizione..."
Lo scalpiccio dei suoi tacchi fece girare i parrocchiani, gli uomini sposati non disdegnavano la vista. La scollatura vertiginosa poteva anche funzionare con loro ma non aveva alcuna presa sulle Arpie. Le vecchine si girarono per guardare negli occhi la loro nemica.
Iniziò la corsa. Serena allungò il passo trascinandosi la figlia per l'intera navata, le vecchine alzate strascicarono i piedi stanchi per accomodarsi e togliere alla Regina ogni posto. La seconda fila era occupata dalle donne troppo stanche per continuare a battibeccare con lei, si erano rassegnate da tempo alla battaglia.
"Dannazione ragazzina, vuoi muoverti più velocemente o devo piantarti qui?", disse Serena sottovoce. Con lunghe falcate, superò le Arpie più anziane e si aggiudicò il suo posto. Con il fiatone disse: "Hai visto, Paine? Ce l'abbiamo fatta nonostante il tuo ritardo! Ma la prossima settimana voglio che ti svegli prima, chiaro?" Sistemò la borsetta sulle ginocchia e prese uno specchietto per sistemare il trucco e i capelli fuori posto.
"Ma mamma, il treno era in ritardo..."
"Signorina, qui c'ero io!", ecco la solita Arpia che osava protestare con la Regina. Paine prevedeva una rissa accesa.
"Chi tardi arriva male alloggia, mia cara. Il Signore non tollera l'ozio. Se non si fosse messa a spettegolare – non sa che spettegolare degli altri è lo sport preferito del demonio? – avrebbe conservato il suo posto."
La vecchina stava per dire qualcosa, ma entrò il prete, padre Michele, e rinunciò. Il giovane prete fu subito attratto dalle gambe sudate di Serena e arrossì. Gli occhi ammalianti della donna lo colpirono nell'animo, ma non avrebbe tradito il suo credo per lei.
Paine preferì guardare altrove piuttosto che essere testimone della telenovela più sdolcinata e stupida della vita di sua madre. Alzò gli occhi verso il soffitto incontrando lo sfarzo di cui si fregiava la chiesa. Si chiese, ingenuamente, come potessero permettersi tutti quegli affreschi e abbellimenti d'oro, se ogni settimana chiedevano ai fedeli del denaro per sopravvivere. Ma i fedeli erano felici e poco importava se la chiesa era stata edificata sulle loro spalle.
Ma lei era felice? Non ricordava di aver mai sorriso come gli altri, di aver sentito Dio vicino al cuore, come diceva sua madre. A lei non appartenevano quelle sensazioni, era sola. Il motivo per cui preferiva distrarsi, guardare le persone piuttosto che ascoltare le messa, era rubare la felicità altrui, imitarla almeno.
I fedeli erano talmente presi dal prete, da non notare il suo sguardo, nemmeno Serena vedeva la distrazione di sua figlia. Era sempre passata inosservata e sospettava che sarebbe stata la variante della sua vita. Persino con i bambini aveva difficoltà ad instaurare rapporti di amicizia, era troppo matura per la sua età e i bambini preferivano allontanare la stramba Paine con quel nome così strambo. Paine la figlia della pazza.
La sua attenzione ricadde sull'ultima fila. C'era un uomo che emanava un'aura diversa dagli altri. Non sembrava interessato alle parole di padre Michele, era concentrato, si guardava intorno con circospezione, come se fuggisse da qualcuno.
Paine strinse gli occhi per metterlo a fuoco...giacca bianca, capelli lunghi e biondi. Non poteva vedergli i pantaloni ma era certa che fossero dei jeans. Era l'uomo che aveva visto in metropolitana, l'uomo sparito misteriosamente. Come poteva essere arrivato lì se non aveva preso il loro stesso treno? Era impossibile che avesse raggiunto l'edificio con la macchina, con il traffico domenicale, causato dalla settimanale chiusura di alcune vie, sarebbe arrivato alla fine della funzione.
Come se avesse percepito lo sguardo della bambina su di lui, lo sconosciuto si voltò di scatto per guardarla.
Non erano molto vicini ma Paine poté ammirare appieno i suoi lineamenti dolci e degli incredibili occhi verde acqua che gli illuminavano il viso. Gli sorrise timidamente. L'uomo, al contrario, aveva uno sguardo di pietra.
Imbarazzata, distolse lo sguardo.
Iniziarono i canti. Si alzarono tutti in piedi e intonarono la solita litania che Paine fingeva di cantare muovendo le labbra.
Infine il prete annunciò che potevano scambiarsi il segno della pace, la consueta stretta di mano con perfetti sconosciuti che, una volta fuori, non si degnavano nemmeno di uno sguardo.
Lei lo scambiò solo con sua madre. La Regina strinse la mano alle Arpie che la circondavano, compresa quella con cui aveva avuto il battibecco.
'Perché lo fai mamma? Non capisci che queste persone, fuori di qui, non ti aiuterebbero nemmeno se stessi per morire?', pensò tristemente.
Anche la stretta di mano che Serena le aveva dato era classificata tra quelle degli ipocriti. Ma lei la stringeva soltanto perché così le veniva chiesto, e: 'da brava bambina – come dicevano le sue maestre e la madre – fai tutto quello che ti viene ordinato dai grandi'.
In quella chiesa però c'era una persona a cui avrebbe stretto volentieri la mano: l'uomo dagli occhi verdi. Lui non era come gli altri, non poteva esserlo.
Meccanicamente, si voltò per sbirciarlo un'altra volta. Ma lui non c'era, aveva preferito svignarsela piuttosto che partecipare a quel rito. Delusa, si voltò in avanti e attese il successivo rituale.
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L'Angelo della Morte
FantastiqueL'Angelo della Morte è un'assassina che molti considerano immortale, vaga sulla Terra da secoli per mietere le anime di coloro che ritiene impuri. Ma è davvero così che stanno le cose? Mosca, 1987 Diana è ferita e si nasconde dai soldati che la ins...
