Capitolo 13: L'infanzia di Robert (parte terza)

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  Robert era tonato al suo giaciglio di legno, il calore del fuoco era scomparso. Tentò di riaprire gli occhi ma erano appiccicati e pesanti. Li stropicciò provocandosi una dolorosa fitta. Erano gonfi e sporchi di sangue rappreso.

Non si udivano più gli schiamazzi della festa, l'unico suono che dominava la valle era quello del vento. Come sottofondo vi era il rantolo indebolito di Joseph.

Allungò la mano nel fitto buio alla ricerca del fratello. Non era accanto a lui e nell'oscurità totale non capiva dove si trovasse, doveva procedere a tentoni. Ogni singolo muscolo gli doleva, camminare era improponibile.

A quattro zampe, cercando di scacciare la paura che nell'ombra si nascondesse Peter, si diresse verso il respiro pesante di Joseph. Le dita cozzarono contro un oggetto tondeggiante, ricoperto di polvere. Era una scarpa, troppo grande per appartenere al fratello. "Chi c'è?" chiese impaurito.

Come risposta ottenne solo un accesso di tosse, proveniva dal proprietario della scarpa.

"Ciao Robert."

Dimentico dei dolori fisici, scattò in piedi e protese le mani in avanti. "Chi sei?"

La voce sussurrò: "Hai chiesto tu di me."

Il vento sbatteva contro il fienile e le assi scricchiolavano sotto la pressione, sembrava che il tetto potesse crollare sulle loro teste.

Un lampo illuminò brevemente l'interno e l'immagine che Robert vide gli si stampò nel cervello. Una donna dai lunghi capelli, pallida come un cadavere, gli stava sorridendo. Indossava lo stesso mantello dell'uomo misterioso e i capelli scuri della donna sembravano divenire un tutt'uno con esso. Tra le sue braccia c'era Joseph.

"Che vuoi fare a mio fratello?" chiese una volta che l'oscurità tornò ad abbracciarli.

"Nulla, non è ciò che mi hai chiesto" disse, gentile.

"Che vuol dire?"

"Avvicinati, Robert. Segui la mia voce." Protese una mano così candida che, nonostante l'oscurità, egli riuscì a vedere.

Con riluttanza sfiorò appena le dita della donna.

"Tuo fratello sta morendo."

Robert emise un gemito. Sentire l'amara verità fu come ricevere una pugnalata.

"Ma, se vuoi, posso realizzare la tua richiesta."

Robert alzò la testa e incontrò gli occhi di lei, due stelle nere in un mare bianco. "Come?"

"Se tu verrai con me" rispose all'istante. "Mi occuperò io dei tuoi genitori. Li metterò in condizione di non nuocere più a Joseph, che crescerà in questa terra. Nessuno gli torcerà più un capello."

Gli sembrava impossibile che un estranea sigillasse con lui un patto simile; non aveva alcuna fiducia negli adulti, ma il breve momento in cui aveva visto lo sconosciuto tra gli alberi aveva creato tra loro un legame indissolubile. Sentiva che quella donna era l'unico essere al mondo su cui potesse contare. Strinse le labbra. "E non lo rivedrei?"

La donna gli sorrise. "Un giorno, quando sarai cresciuto. Passeranno molti anni prima che tu possa rivederlo, e forse non ti riconoscerà."

Robert cadde nel panico.

"Io non so..."

"Decidi in fretta..." lo interruppe. "Tuo fratello non respira più."

Con orrore Robert si accorse che il rantolo continuo di Joseph era sparito. "Sì!" rispose subitaneo. "Accetto. Farei qualsiasi cosa per salvarlo."

"Molto bene." La donna poggiò le labbra, fredde come il ghiaccio, su quelle di Robert. Con la mano gli tenne ferma la testa. Fu un tocco fugace e delicato, ma Robert sentì che gli era stato tolto qualcosa d'importante. Il freddo bacio della nera signora terminò.

Il mondo agli occhi di Robert divenne più chiaro, riuscì a vedere le forme che prima gli erano state precluse dal buio, udiva i suoni distintamente, percepiva presenze che altri ignoravano.

La donna si voltò verso Joseph e poggiò le labbra anche sulle sue. Fu un tocco differente, caldo, incandescente. Il petto del bambino tornò ad alzarsi, come se l'incameramento dell'aria non si fosse mai interrotto.

"Puoi rimanere con lui per stanotte."

Robert annuì, non trovò alcuna parola, né di ringraziamento per il dono che aveva fatto a Joseph, né di rimpianto per ciò che sarebbe seguito.

"Crescerai" disse mentre si alzava e adagiava Joseph al suolo. "Ma dopo qualche tempo, il tuo sviluppo subirà un arresto."

Robert non capiva le sua parole; non immaginava di essere intrappolato in un limbo, sospeso nel tempo.

"Non posso rivelarti nulla di ciò che seguirà, scoprirai tutto una volta che saremo giunti a destinazione."

"Come farai con i miei genitori?"

La donna sorrise. Avrebbe liberato Joseph nell'unico modo che conosceva.

Si diresse alla porta e, sotto lo sguardo incredulo del ragazzo, l'aprì. Eppure il chiavistello c'era, ne era sicuro.

"Robert, sei tu?" sussurrò Joseph.

"Sì..."

"Cos'è successo? Non ricordo nulla" rivelò con voce assonnata.

"Non importa." Si stese al suo fianco.

"Mi sento meglio."

"Sono felice." Ma i suoi occhi raccontavano altro, quella era l'ultima sera che avrebbe trascorso insieme a suo fratello. "Domani parto" le lacrime presero a sgorgare.

"Dove vai? Posso venire con te?"

"No, non puoi."

"Avevi promesso di non abbandonarmi" piagnucolò.

"Devi restare qui e portare avanti il lavoro nei campi."

"Non voglio restare con loro" si strinse a Robert.

"Ascoltami...andrò a cercare i nostri fratelli." La menzogna fu l'unico modo per calmarlo.

Il pianto di Joseph si placò. "Davvero?"

"Sì, li porterò qui e vivremo felici. Diventerò forte e insieme cacceremo i nostri genitori."

Joseph gli sorrise.

"Se non dovessi tornare per molto...non dovrai preoccuparti. Continua a vivere, crea una famiglia felice, tratta bene i tuoi figli."

Parlarono per molto; Joseph pendeva dalle labbra del fratello, dalla promessa che, insieme a tutti i loro fratelli, avrebbero finalmente scacciato le ombre della loro vita; Robert inghiottiva le lacrime e fingeva di sorridere, solo dopo che Joseph si fu addormentato scoppiò in un pianto disperato che l'accompagnò nel sonno.



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