2018-2021
La prima volta che l'aveva vista era stato all'ingresso della discoteca in cui lavorava come buttafuori.
Lo avevano assunto in piena regola da due mesi e si trovava bene. Finalmente guadagnava abbastanza da potersi permettere qualche sfizio e da non dover sempre chiedere l'elemosina a Luigi. Non aveva un vero e proprio gruppo di amici, ma c'era un altro buttafuori, Diego, di madre brasiliana e padre italiano, col quale andava d'accordo. E poi c'era Licia, la barista piena di piercing e la testa fitta di treccine che le ricadevano sulla schiena fino all'orlo dei jeans a vita bassa che amava sfoggiare. Erano usciti insieme un paio di volte. Licia aveva bevuto uno shot di vodka dietro l'altro ma, chissà come, era riuscita a rimanere lucida e ad accompagnarlo a casa in auto sano e salvo - sì, aveva insistito per guidare lei. Si erano appartati in un campo nei paraggi del borgo e ci avevano dato dentro, ma poi Licia non gli aveva più domandato di uscire e Mosi non era abbastanza sicuro di sé da riprovarci. E poi, in effetti, non gli piaceva neanche più di tanto. Aveva un carattere forte e intimidatorio, le piaceva urlare, imprecare e bestemmiare, beveva e mangiava senza limiti, non le piaceva che la gente la fissasse troppo a lungo ed era anche abbastanza maleducata. Un vulcano che bisognava lasciare dormiente.
C'erano state altre ragazze, avventure di una notte in bagni pubblici, letti estranei e vicoli che puzzavano di urina decorati da preservativi usati di gente venuta prima di loro. Con nessuna di quelle ragazze aveva stabilito un legame che andasse oltre il mero coinvolgimento fisico. A nessuna di loro era rimasto tanto a cuore da far sì che lo chiamassero il giorno dopo, o che gli dessero anche solo il loro numero.
E poi era arrivata Alice.
Aveva capito subito che era diversa. Non gli era mai capitato prima di sentirsi attratto in maniera così violenta da una donna bianca. E Alice era davvero bianca, fulgida come la luna, con la pelle lattea come la panna che era solito mettere sopra il gelato, quei capelli biondi che sapevano di sole e quegli occhi azzurri come ghiaccio. Quando gli era passata accanto per entrare nel club, le luci stroboscopiche l'avevano illuminata per un istante e Mosi si era sentito risucchiare gli organi e venire meno il respiro.
Eppure, nonostante lo shock, non l'aveva approcciata in alcun modo, anche perché stava lavorando e lui era molto professionale e non intendeva permettere ai superiori di lagnarsi del suo comportamento.
Ma poi, quando era uscita con un amico per fumarsi una sigaretta, era cambiato tutto.
Mosi era rimasto a fissarla mentre il tipo ci provava spudoratamente con lei, le toccava i fianchi, le annusava il collo, si strusciava su di lei come un cane in calore. E lei fumava indifferente la sua sigaretta, tenendola tra le dita smaltate di rosa. Intorno al dito indice portava un anello col simbolo dell'infinito, che catturava e rifletteva la luce dei lampioni.
Poi aveva messo una mano sul petto del ragazzo e l'aveva spinto via.
<<Dio, sei così noioso!>> aveva sbuffato, in una nuvoletta di fumo.
Lui aveva aggrottato la fronte e a Mosi era parso incredibilmente stupido e ottuso. Avrebbe voluto intervenire ma sentiva che quella ragazza sapeva il fatto suo. Doveva essersi trovata varie volte a respingere corteggiatori indesiderati.
<<La dai a tutti a scuola e proprio con me fai la difficile?>> aveva sibilato il ragazzo. Era alto e ben piazzato, attraente ma simile a tanti altri bianchi della sua età.
Un'altra ragazza si sarebbe oltraggiata; lei invece si limitò a fare spallucce: <<Non sono tutti delle teste di cazzo come te.>>
Lui si era gonfiato come un pavone. <<Stronza. Scordati che ti paghi ancora da bere e trovati un altro passaggio fino a casa.>>
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Mistero in riva al lago
Mystery / ThrillerUna scrittrice senza ispirazione. Una coppia scomparsa. Un mistero che tutti sembrano voler lasciare irrisolto. Micol è in vacanza al lago di Caldonazzo quando scopre che, solo due mesi prima, una coppia di fidanzati è scomparsa nel nulla insieme al...
